Stranieri per sempre

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Della mia Grande Avventura americana non avevo messo in conto un sacco di cose, ma quella che più mi era sfuggita era il fatto che d’un tratto sarei diventata straniera. Essere stranieri non è di per sé complesso: basta riuscire a integrarsi senza fare confronti con il posto da cui vieni; avere la mente, le orecchie e gli occhi sempre aperti per imparare. Basta trasformarsi per qualche anno in spugne, abbassare la guardia e farsi penetrare da una cultura nuova. Capisco che possa sembrare difficile, e in parte forse lo è. Ma è anche un arricchimento personale, un’esperienza secondo me strepitosa.
Un problema di cui ci si accorge quasi subito è che, a volte, si è stranieri per sempre. C’è una netta differenza
tra chi vive in un altro Paese per un po’ di anni, con la certezza di tornare a casa, e chi invece parte sapendo di
non tornare più.
La differenza è che i primi sanno che non saranno stranieri per sempre, e non si sforzano più di tanto per
inserirsi nella nuova realtà con la speranza, un giorno, di sentirsene parte.

Marina Viola, Storia del mio bambino perfetto, Rizzoli

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