L’invidia

by

Balthus La montagna

“Ti capita mai” chiese Rowland a Chris “che i personaggi del libro prendano il sopravvento e comincino a vivere una vita propria?”.
“Non so cosa intendi”.
“Voglio dire, una volta che li hai creati, non ti succede come di sognarli? sì, di sognarli, che ti si presentano davanti e ti dicono: ‘Ehi, io questo non l’ho detto!'”.
“No” rispose Chris.
“I tuoi personaggi non vivono una vita propria?”.
“No, vivono solo quella che gli do io”.
“E non prendono il sopravvento? Con me sì”.
“Ho pieno controllo su di loro” disse Chris. “Non ho mai pensato che potessero avere un’altra esistenza, diversa da quella che gli do io sulla pagina. Forse i lettori, appropriandosene, li immagineranno più liberamente, ma io no. Nel mio libro uno non attraversa neanche la strada se non l’ho deciso io”.
“Che strano. A molti scrittori creativi accade proprio l’opposto. È normale. E devo dire che è anche la mia esperienza con i personaggi che creo”.
“Sarà che sono solo un principiante” disse Chris.
A Rowland venne voglia di accoltellarlo per la modestia e la calma che mostrava. Girò i tacchi e se ne andò. Per due giorni lo lasciò stare, parlandogli solo brevemente durante i pasti. Però lui non mangiava. Non stava bene.

Muriel Spark, Invidia, Adelphi, traduzione di Enrico Terrinoni

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