Archive for giugno 2015

Non mi merito i sì

27 giugno 2015

sylvia plath

Stamattina tre poesie rifiutate: da “Paris Review”, “New Yorker” e “Christian Science Monitor”. Con dei commenti, commenti gentili. La cosa importante è spedirle velocemente in giro. Appena penso: ah, queste me le prendono di sicuro, bang. Lunedì 8 giugno ho spedito a Knopf la mia raccolta di poesie The Devil of the Stairs. Come sono impopolare. Ne manderò un po’ a “Nation”. Bene, quest’anno ce l’ho fatta su “Sewanee”, “Partisan”, “Hudson”. E altre due per il “New Yorker”. Al “C.S. Monitor” il mio ultimo saggio, quello su Withens, è piaciuto. Nei prossimi devo metterci la Gente. Gente e fatti. Prossimo invio di poesie a Harcourt, Brace. La storia di Philip Booth con tutti i no delle case editrici. Poi il premio Lamont. Magari posso giocare anche io a questo gioco. […]
Devo scrivere un altro paio di racconti in modo da non essere triste, esageratamente triste, quando quelli già scritti mi tornano indietro dal “New Yorker”, dall’“Atlantic” eccetera. Quante migliaia di scrittori hanno più successo di me. Se non scrivo malgrado questo, malgrado i no, non mi merito i sì.

Sylvia Plath, Diari, mercoledì 10 giugno 1959

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Trovare un’ispirazione

22 giugno 2015

barbara pym

Forse ho bisogno di qualche esperienza sconvolgente per trovare un’ispirazione o perlomeno per darmi qualche emozione da ricordare poi con calma. Ma come procurarmela? Stare seduta qui e aspettare o andare fuori a cercarla? Credo che l’aspetterò qui seduta.

Barbara Pym

Miracolo

19 giugno 2015

Massimo Bontempelli

Sentivo in quel buio la presenza delle mie statue. Il buio era pieno di statue. Passò qualche secondo ancora. E il buio si gonfiò di moti regolari, uguali. Stentavo ad afferrarli. Poi li compresi: le mie statue respiravano, come il mare; e tutto il buio raccoglieva quei respiri in un palpito piano, che arrivava come a spiaggia fino a me, e mi premeva ora sul cuore, opprimeva, fin che i sensi si offuscavano. Mi sono risentito, che il silenzio era intero e libero intorno a me. Un raggio lucido entrava da una fessura dell’imposta, feriva traverso la stanza. Mi sollevai ad aprire l’imposta, era venuto il sole.

Massimo Bontempelli, Miracoli, Mondadori

La sciatteria non è ammessa

17 giugno 2015

frank-mccourt

Il corso per scrivani si tiene nella caserma di Lenggries. Noialtri sediamo alle scrivanie e gli istruttori vanno e vengono. Lo scrivano, ci dicono, è il soldato più importante di un reparto. Gli ufficiali muoiono o salgono di grado e così i sottufficiali, ma un reparto senza il suo scrivano ha la sorte segnata. Lo scrivano è quello che in battaglia sa quando gli effettivi sono ridotti, sa chi è morto, chi è ferito, chi è disperso e prende il comando quando a quello stronzo dell’addetto agli approvvigionamenti gli fanno saltare le cervella. Lo scrivano, truppa, vi porta la posta quando l’addetto alla posta si piglia una pallottola in culo, è lui che vi mantiene in contatto con i parenti a casa.
Dopo aver imparato quanto siamo importanti impariamo a dattilografare. Dobbiamo battere a macchina il modello di un rapporto di presenze giornaliere con cinque copie carbone e se si fa anche un solo errore, un segnetto in più, una battuta di troppo, una lettera al posto di un’altra, bisogna ribattere tutto.
Niente cancellature, cazzo. Questo è l’Esercito degli Stati Uniti e da noi le cancellature non sono permesse. Una cancellatura su un rapporto è un invito alla sciatteria su tutto il fronte. Truppa, qua difendiamo la posizione da quei rossi del cazzo. La sciatteria non è ammessa. Perfezione, truppa, perfezione. E adesso scrivete, cazzo.
Il ticchettio crepitante di trenta macchine da scrivere fa sembrare la stanza una zona di combattimento squarciata dai lamenti dei soldati dattilografi che sbagliano tasto per cui gli tocca strappare il rapporto dalla macchina e ricominciare da capo. Ci diamo i pugni in testa e li agitiamo al cielo dicendo agli istruttori che avevamo quasi finito, non è che per favore, gentilmente, possiamo cancellare questo segnetto del cazzo?
Niente cancellature, soldato, e modera il linguaggio che c’ho in tasca la foto di mia madre.

Frank McCourt, Che paese, l’America, Adelphi, traduzione di Claudia Valeria Letizia

Le vendite, le vendite dei libri

9 giugno 2015

[…] Luca Ussia, direttore editoriale Rizzoli, commenta così il complesso momento che sta attraversando l’editoria: “Nell’ultimo anno il mercato è calato del 3%. Colpa della crisi che ha rosicchiato anche lo zoccolo duro dei lettori più tenaci e della legge Levi. Oggi il destino dei libri si decide nelle prime tre settimane, se entro queste non accade nulla, la promozione si chiude piuttosto rapidamente. I long-seller non esistono più”. E proprio la promozione nelle librerie, visto che i numeri non sono più quelli di una volta, può creare degli sconvolgimenti rilevanti in classifica. L’idolo delle teen Lodovica Comello col suo Tutto il resto non conta ha venduto mille copie del suo libro in ognuna delle sei presentazioni italiane. Numeri che molti autori faticano a ottenere dopo un anno sugli scaffali, recensioni plaudenti e ospitate da Fazio (che nel mondo dei libri valgono qualche migliaia di copie in più di venduto, tant’è che per andare a Che tempo che fa a promuovere i libri c’è la fila).A conferma di ciò, lo youtuber Favij, 19 anni e un milione e mezzo di fan che lo seguono sui suoi canali, è entrato in classifica scavalcando autori come Recalcati con le sue 7.000 copie vendute in meno di tre settimane. Al momento è dodicesimo nella classifica generale e anche in questo caso, la maggior parte delle copie sono state vendute alle presentazioni. “Per questo genere di autori noi ormai organizziamo dei tour come se stessimo vendendo dischi, solo che il feticcio da portare a casa anziché il cd è il libro”, spiega Beppe Cottafavi.
Marco Garavaglia, responsabile editoriale di Cairo editore, fotografa così la situazione: “I cambiamenti nell’editoria sono epocali. IL 30% in meno di fatturato negli ultimi cinque anni è un segnale inequivocabile. I numeri di una volta sono impensabili e in tutti i segmenti. Quando seguivo Fabio Volo in Mondadori vendeva 800.000 copie, il suo ultimo libro ha venduto la metà. Che è sempre tantissimo, ma il 50% in meno. Anche i libri dei comici non tirano più, quando mi occupavo di Mondadori Varie uno come Flavio Oreglio vendeva negli anni 4 milioni di libri, ora è sparito. Oggi, per noi di Cairo, una certezza in fatto di vendite è Paolo Fox che non avverte crisi, 140.000 copie vendute ogni anno. E al Salone del libro il nostro autore che ha venduto di più è Tetsugen col suo Zen 2. Oroscopo e spiritualità insomma”.

tratto da Selvaggia Lucarelli, Il Fatto Quotidiano, 30 maggio 2015

Cercavano l’oro

5 giugno 2015

Patrick Leigh Fermor

Il sentiero si tuffò in una valletta dove un torrente scaturito dal cuore della montagna precipitava di pozza in pozza e poi percorreva la forra in tutta la sua lunghezza fra un intrico di bassi cespugli.
Un gruppo di zingari, con la loro caratteristica capacità di trasformare in discarica persino un angolo di foresta, si era sistemato nella valle con tende, cani e cavalli in pastoie; ma questa volta il sudiciume era riscattato dalla smodata selvatichezza del loro aspetto. Seduti sui calcagni come gli indiani, di fianco al torrente, sulle prime sembrava che stessero lavando le stoviglie; la cosa era così poco in carattere che guardai meglio. Erano impegnati a immergere larghe ciotole di legno nella corrente convogliata in piccoli canaletti improvvisati con delle assi; impastavano e setacciavano il fango e la ghiaia, strizzavano ed esaminavano certe pelli di pecora gocciolanti che avevano accortamente steso sotto le loro precarie chiuse; ed erano tutti intenti come gheppi a scrutare la loro opera. Mi tornarono in mente certi discorsi di Herr Robert v. Winckler e capii che cosa stavano facendo. Risposero al mio saluto con uno sguardo di momentanea costernazione, ma lasciarono che mi sedessi a osservarli.
Stavano cercando l’oro.

Patrick Leigh Fermor, Fra i boschi e l’acqua, Adelphi, traduzione di Adriana Bottini e Jacopo M. Colucci

Lo scrittore è un servo

3 giugno 2015

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La fase che l’appassiona di più del suo lavoro? La ricerca storica, l’ideazione, la scrittura?
Direi l’istante magico in cui trovo la tessera mancante per il mosaico, che, come in un gioco per bambini, fa accendere una luce quando la colloco al posto giusto. Una specie di lampo. Succede per esempio quando una mia fantasia trova conferma nella storia o quando un personaggio finalmente diventa vivo. A volte ho dovuto attendere per anni questo lampo. È un’illusione, infatti, che lo scrittore possieda una lampada con la quale illumina l’oscurità; piuttosto è come un servo che deve aspettare a piè fermo nel buio fin quando il lampo non arriva.

Hilary Mantel, intervistata da Isabella Bossi Fedrigotti, La Lettura del Corriere della Sera, 24 maggio 2015