Talento o chiacchiere

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E d’un tratto mi ritrovai lì su quel quadrato a ballonzolare nell’angolo, i guantoni stretti al mento come per pregare, gli occhi chiusi, i riflettori sopra la testa, e davanti e tutt’intorno al ring quelle file di sedie e quei corridoi pieni zeppi di gente che beveva birra e parlava e osservava in silenzio e rideva e si concentrava e nell’aria descriveva figure con lo sguardo eccitato. Tutta quella gente venuta lì per vedere noi, per vedere me, per vedere questa ballerina di cui tanto si era parlato, questo principe del quadrato che come un vero padrone si faceva vedere poco e montava leggende. Erano venuti lì per vedere se davvero valeva la pena raccontare e credere alle storie o ancora una volta e come sempre la realtà avrebbe distrutto la novella, come un padre picchia un ragazzino che dice una bugia, un ragazzino che mente per vivere una vita diversa dallo schifo che ha intorno. Erano lì per vedere una sfida tra il sogno e la realtà, tra il mondo e ciò che vorremmo che fosse. O forse volevano solo vedere una volta per tutte se vince il talento o la fatica, e se in fin dei conti il talento esiste davvero o è solo figlio delle chiacchiere.

Pietro Grossi, Pugni, Sellerio

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