A casa di Madame Rosa

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Era dunque domenica e Madame Rosa aveva passato la mattinata a piangere; c’erano dei giorni che piangeva in continuazione senza motivo. Non bisognava disturbarla quando piangeva, perché erano i suoi momenti migliori. Ah, sì, mi ricordo anche che il piccolo Viet proprio quella mattina le aveva buscate perché si nascondeva sotto il letto quando suonavano alla porta, in tre anni che era senza nessuno aveva già cambiato famiglia una ventina di volte e ne aveva veramente abbastanza. Non so che cosa ne sia di lui ma un giorno lo andrò a trovare. D’altronde i campanelli da noi non piacevano a nessuno, perché avevamo sempre paura di un’ispezione dell’Assistenza Sociale. Madame Rosa aveva tutti i documenti falsi che voleva, si era organizzata con un suo amico ebreo che si occupava soltanto di queste cose da quando era ritornato vivo. Non mi ricordo più se ve l’ho detto, ma era anche protetta da un commissario di polizia che aveva allevato mentre sua madre diceva di fare la pettinatrice di provincia. Ma invidiosi ce n’è sempre e Madame Rosa aveva paura che la denunciassero.

Romain Gary, La vita davanti a sé, Neri Pozza, traduzione di Giovanni Bogliolo

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