Prendere il largo su un iceberg

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Solitudine e topi e il vento, e poi quel vecchio capo di lana contro la guancia, che odorava di lui. Aveva appoggiato la testa sulla sua spalla quella volta, quando lui sapeva sì e no come si chiamava. Rise a quel ricordo.
– Che c’è?
– Niente. È solo una bellissima sensazione. Freddo compreso.
– Vado a mettere la padella a scaldare sulla stufa. Servirà a intiepidire un po’ la stanza. Una volta c’era uno scaldino da qualche parte. Un oggetto molto utile. Ma immagino sia finito in soffitta.
– Non t’azzardare a salire lassù.
– No, no. La padella dovrebbe bastare.
– Preferisco che ti infili sotto le coperte finché mi sarò scaldata. È la cosa migliore che puoi fare per me –. Le finestre tintinnavano e l’aria fredda sollevava un po’ le tende, e la stanza era inondata dalla luce di un pomeriggio nevoso.
E lui l’assecondò. – Eccoci qui, – disse. Sembra che abbiamo preso il largo su un iceberg. Noi due da soli.

Marilynne Robinson, Lila, Einaudi, traduzione di Eva Kampmann
Incisione: Fiori d’inverno, Roberto Tonelli, 2000

 

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