Quelle che preferisco, sono le storie che parlano di squallore

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– Posso domandarle qual era il suo impiego prima di entrare nell’esercito? – mi chiese Esmé.
Dissi che non avevo mai avuto un impiego, che avevo finito l’università solo da un anno ma che mi piaceva considerarmi uno scrittore di racconti di professione.
Lei annuì delicatamente. – Pubblicato? – chiese.
Era una domanda vecchia ma sempre delicata, alla quale non ero in grado di rispondere con un semplice sì o no. Cominciai a spiegare che in America la grande maggioranza dei direttori di riviste sono una massa di… […]
Sarei estremamente lusingata se lei scrivesse una novella esclusivamente per me, un giorno o l’altro. Sono una lettrice avidissima.
Le dissi che certamente l’avrei fatto, se potevo. Dissi che non ero uno scrittore terribilmente prolifico.
– Ma non c’è bisogno che sia prolifica! Basta che non sia infantile e sciocca –. Rifletté. – Quelle che preferisco, sono le storie che parlano di squallore.
– Che parlano di che? – dissi, sporgendomi in avanti.
– Squallore. Lo squallore mi interessa enormemente. […]
Esmé aveva di nuovo incrociato le caviglie. – È ben sicuro che non si dimenticherà di scrivere quel racconto per me? – chiese. – Non c’è bisogno che sia esclusivamente per me. Può…
Dissi che era assolutamente impossibile che me ne dimenticassi. Le dissi che non avevo mai scritto un racconto per qualcuno, ma che questo sembrava proprio il momento giusto per decidersi a farlo.
Lei annuì. – Lo scriva in modo squallido e commovente, – suggerì. Ha qualche conoscenza lei dello squallore?

J.D. Salinger, Per Esmé: con amore e squallore, Einaudi, traduzione di Carlo Fruttero

***

“May I inquire how you were employed before entering the Army?” Esmé asked me.
I said I hadn’t been employed at all, that I’d only been out of college a year but that I like to think of myself as a professional short-story writer.
She nodded politely. “Published?” she asked.
It was a familiar but always touchy question, and one that I didn’t answer just one, two, three. I started to explain how most editors in America were a bunch— […]
“I’d be extremely flattered if you’d write a story exclusively for me sometime. I’m an avid reader.”
I told her I certainly would, if I could. I said that I wasn’t terribly prolific.
“It doesn’t have to be terribly prolific! Just so that it isn’t childish and silly.” She reflected. “I prefer stories about squalor.”
“About what?” I said, leaning forward.
“Squalor. I’m extremely interested in squalor.” […]
Esmé was standing with crossed ankles again. “You’re quite sure you won’t forget to write that story for me?” she asked. “It doesn’t have to be exclusively for me. It can—”
I said there was absolutely no chance that I’d forget. I told her that I’d never written a story for anybody, but that it seemed like exactly the right time to get down to it.
She nodded. “Make it extremely squalid and moving,” she suggested. “Are you at all acquainted with squalor?”

J.D. Salinger, For Esmé

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