Prima mi date un bacio ciascuno?

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Lei era sul letto degli ospiti, supina, con il braccio ancora ripiegato davanti al viso come una persona molto sofferente. Una donna sottile, come intrappolata in un pensiero o un atteggiamento ineluttabile, immobile come se non stesse neppure respirando. Appena varcata la soglia, i ragazzi si bloccarono. C’erano le sottili lame di luce ai bordi delle tende abbassate e dall’altro capo della stanza riuscivano a sentire l’odore dei fiori morti nel vaso sull’alta cassettiera.
Sì? disse lei. Non si girò, non si mosse. La sua voce era quasi un sospiro.
Mamma?
Sì?
Stai bene?
Potete venire qui, rispose.
Si avvicinarono al letto. Lei tolse il braccio dalla faccia e li guardò, prima un ragazzino, poi l’altro. In quella luce fioca, i loro capelli bagnati sembravano molto scuri e gli occhi blu erano quasi neri. Si fermarono accanto al letto, guardandola.
Ti senti un po’ meglio? chiese Ike.
Te la senti di alzarti? chiese Bobby.
La donna aveva gli occhi lucidi, come se avesse la febbre. Siete pronti per la scuola? disse.
Sì.
Che ore sono?
Guardarono l’orologio sulla specchiera. Le otto e un quarto, rispose Ike.
È meglio se andate. Non fate tardi. Fece un piccolo sorriso e allungò una mano verso di loro. Prima mi date un bacio ciascuno?
Si chinarono in avanti e le diedero un bacio sulla guancia, uno dopo l’altro, un bacio frettoloso, imbarazzato, da ragazzini. La guancia era fresca e odorava di lei. La donna strinse le loro mani e le tenne per un momento sulle sue guance fresche, mentre guardava i loro volti, i capelli scuri e bagnati. I due riuscivano a stento a guardarla negli occhi. Restarono in attesa, chini sul letto. Finalmente lei lasciò le mani dei figli, che si alzarono. È meglio se andate, disse.
Ciao, mamma, disse Ike.
Spero tu stia meglio, disse Bobby.
Uscirono dalla stanza e chiusero la porta. Fuori casa, nella chiara luce del sole, attraversarono di nuovo il vialetto e Railroad Street, percorsero un sentiero tra i fossi pieni di erbacce, oltre i binari del treno e nel vecchio parco, diretti a scuola. Quando giunsero al campo giochi, si separarono per raggiungere i rispettivi amici e rimasero a parlare con i coetanei delle altre classi finché suonò la prima campanella, che li chiamava in aula.

Kent Haruf, Canto della pianura, NN Editore, traduzione di Fabio Cremonesi

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