Esplosioni

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Non posso dire che mamma avesse torto sulle mie capacità di badare a me stessa. Non ci misi molto a riconoscere in Bea Edwards la bomba a orologeria che era. Dopo appena tre settimane dal nostro arrivo capii che ciò che poteva farla esplodere era imprevedibile. Toccava a me apparecchiare la tavola la sera. A volte Ted rientrava ben oltre l’ora di cena, quando uno dei suoi compagni di bevute lo riaccompagnava a casa e lo spingeva su per la rampa di compensato fino alla porta. Era capace di farlo anche da solo se non aveva alzato troppo il gomito.
Una sera avrei fatto meglio a non chiedere se sarebbe tornato per cena. «Devo apparecchiare anche per Ted?» domandai a Bea mentre disponevo i piatti in tavola.
«Come faccio a saperlo?» rispose bruscamente.
Ma questo era niente. Questa risposta insofferente era la normalità per Bea. Fu più tardi, mentre lavavamo i piatti e io le passai anche il piatto pulito, inutilizzato, di Ted, che Bea esplose. Le sue mani insaponate emersero bruscamente dall’acqua calda. Si strappò gli occhiali appannati dalla faccia, li scagliò a terra, dove andarono a sbattere contro la griglia del frigorifero, e sbraitò: «Ho così poco da fare qui? così poco? così poco?» I suoi occhi pallidi schizzarono fuori dalle orbite, gonfi di lacrime, nel bel mezzo della macchia rossa che era diventata la sua faccia. «Ora devo anche lavare i piatti puliti! Devo lavare pure i piatti che non sono stati usati! È così chefate le cose a casa vostra? Eh?» Cominciò ad arraffare dagli armadietti piatti e piattini puliti, tazze e scodelle pulite, e ad ammucchiarli a casaccio accanto al lavandino. Si fermò solo dopo che aveva sgombrato ogni singolo ripiano della cucina. Indietreggiai, le mani intrecciate davanti a me. Le scrutai il viso, che si gonfiava e si faceva sempre più rosso, le vene che pulsavano sulle tempie. “Sarebbe potuta letteralmente esplodere” pensai. E invece si afflosciò come uno strofinaccio zuppo, e con un singhiozzo strozzato sibilò: «Lavali». Uscì dalla cucina, la porta oscillante dietro di lei. E così feci.

Frances Greenslade, Il nostro riparo, Keller editore

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