Fare la donna delle pulizie è come leggere un libro

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Amo le case, le cose che mi raccontano, e questo è uno dei motivi per cui non mi dispiace fare la donna delle pulizie. È proprio come leggere un libro.
Da un po’ lavoro per Arlene, al Central Reality. Perlopiù pulisco case vuote, ma anche le case vuote hanno le loro storie, i loro indizi. Una lettera d’amore nascosta in fondo a un armadio, bottiglie vuote di whisky dietro l’asciugatrice, liste della spesa… “Per piacere compra una scatola di Tide, un pacco di linguine e una confezione da sei di Coors. Scusami per quello che ti ho detto ieri sera”.
Ultimamente mi è capitato di pulire case dove qualcuno è morto da poco. Pulisco e do una mano a fare una cernita tra le cose che prenderanno e quelle che andranno a finire da Goodwill. Arlene chiede sempre se ci sono vestiti o libri per la Home for the Jewish Parents, la casa di riposo dvoe è ricoverata Sadie, sua madre. Questo lavoro è deprimente. Qualche volta tutti vogliono tutto, e si contendono anche stupidaggini tipo un paio di bretelle logore o una tazza da caffè. Altre volte nessuno vuole niente, quindi io prendo e imballo tutto. In entrambe le situazioni la cosa triste è che ci vuole pochissimo tempo. Pensateci. Se voi moriste… io potrei fare piazza pulita di tutte le vostre cose in non più di due ore.

Lucia Berlin, “Lutto”, La donna che scriveva racconti, Bollati Boringhieri, traduzione di Federica Aceto

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