Archive for marzo 2016

Non puoi passare tutta la vita a far contenti i tuoi genitori

30 marzo 2016

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«Ho visto la pubblicità di un corso per corrispondenza per la toelettatura dei cani… credo che fosse sul “Ladies’ Home Journal”. Ti interesserebbe?».
«Be’, non mi dispiacerebbe. A me i cani piacciono. Ma non credo che papà e mamma approverebbero».
«James, non puoi passare tutta la vita a far contenti i tuoi genitori. E far contenta tua madre è impossibile, o sbaglio? Dopotutto ti ha licenziato».
«Sì,» ho risposto «questo è vero».

Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile, Adelphi, traduzione di Giuseppina Oneto

Chi è più sfortunato di me al mondo?

28 marzo 2016

Mercoledì. In questo preciso istante è accaduta la cosa più tremenda. Spezzato un’unghia proprio alla radice. In assoluto, la cosa più orribile che mi sia mai accaduta in tutta la vita. Telefonato a Miss Rose di venire a sistemarla, ma era fuori per tutto il giorno. Chi è più sfortunato di me al mondo? Ora dovrò andarmene in giro così per tutto il giorno e tutta la sera, ma che ci si può fare? Maledetta Miss Rose.

Dorothy Parker, Dal diario di una signora di New York, astoria, traduzione di Chiara Libero

Famiglie contemporanee

18 marzo 2016

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Ed ora ecco questa casa di mattoni, in stile coloniale, con due robuste colonne sul davanti che facevano sentire Benny al sicuro, come se la sua famiglia fosse protetta, due piani, tre stanze da letto, due bagni e mezzo, una cucina luminosa, un soggiorno ombreggiato, un locale bar nel seminterrato, un giardino sul retro con spazio sufficiente per una piscina, una magnifica terrazza e una rete per il volano durante l’estate. (Si era parlato di costruire un gazebo, ma non fino a quando avesse visto a quanto ammontava il suo premio annuale). Un garage, con dentro due Lexus sfarzose. Una rimessa con uno di quei tosaerba che puoi usare standoci sopra. Non che lui avesse mai tosato l’erba. C’era un tizio che lo faceva. Non sapeva chi fosse; sua moglie si occupava di tutte quelle cose. Rachelle si prendeva cura di lui, questo è vero, Richard lo ricordò a sé stesso. Le aveva affidato questo compito da tanto tempo. Ma lui aveva bisogno di mangiare. I suoi figli avevano bisogno di mangiare.
«Abbiamo fame» disse a Rachelle.
«C’era un sacco di cibo a tavola stasera» disse lei.
«I ragazzi stanno ancora crescendo. Hanno bisogno di più delle sole verdure» disse lui. «E io sto improvvisamente diventando calvo se non l’hai notato».
«Non c’è alcuna prova scientifica che colleghi la perdita dei capelli al maggiore consumo di verdure».
Richard lanciò in alto le mani, gesticolando verso il cielo, e poi verso la testa, e poi giù di nuovo.
«È vero» disse lei. «L’ho cercato su Internet».
Tirò un’altra boccata dal suo spinello e allora si rese conto che era fatto, e più affamato che mai, e che non c’era una sola dannata cosa in casa che valesse la pena di mangiare. Si chiese se lei se ne sarebbe accorta se lui fosse andato a fare una passeggiata fino al più vicino fast food, un McDonald’s a circa un chilometro di distanza. Forse avrebbe potuto far entrare di nascosto delle patatine fritte per i ragazzi. Ma lei probabilmente ne avrebbe sentito l’odore. Non ce l’avrebbe mai fatta ad andare oltre il pianterreno.

Jami Attenberg, I Middlestein, Giuntina, traduzione di Rosanella Volponi

Le madri danno e cedono

17 marzo 2016

“Le persone che vivono sole diventano egoiste” pensai. Anche Bea era egoista, pur non essendo esattamente sola. Forse perché né Bea né Rita avevano figli. Le madri danno e cedono, perfino quando non ricevono niente in cambio. Perlomeno così dovrebbe essere.

Frances Greenslade, Il nostro riparo, Keller

Gatti e donne delle pulizie

15 marzo 2016

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Ai piedi delle colline, le signore aspettano nelle loro Toyota che le cameriere scendano dall’autobus. Trovo sempre un passaggio fino alla sommità di Snake Road con Mamie e la sua signora che dice: «Santo cielo, ma come siamo carine con questa parrucca satinata, Mamie, e invece guarda me, in tenuta da imbianchina». Io e Mamie fumiamo.
La voce delle signore si alza sempre di due ottave quando parlano con le donne delle pulizie o con i gatti.
(Donne delle pulizie: a proposito di gatti… mai farci amicizia, non lasciateli giocare con le scope e gli stracci. Le signore si ingelosiscono. Mai, comunque, buttar giù i gatti dalle sedie. Fate sempre amicizia con i cani, invece: appena arrivate, passate cinque o anche dieci minuti a fare i grattini a Cherokee o a Smiley. Ricordate di abbassare il coperchio del water. Sbavano e spelano dappertutto).

Lucia Berlin, “Manuale per donne delle pulizie”, La donna che scriveva racconti, Bollati Boringhieri, traduzione di Federica Aceto

Tutto quell’amore inutile

11 marzo 2016

Eravamo così felici, così felici per niente, amavamo così sterminatamente tutto e tutti da essere sacri solo per quell’amore dilapidato, solo per le nostre gambette nude sotto al saio, quella vanità da passerella che portavamo in giro, le nostre gambette pelose sotto alla gonna santa. Tutta quella sterminata felicità, tutto quell’amore inutile.

Emanuele Tonon, Fervore, Mondadori

Camere da letto separate

8 marzo 2016

Si sono spostati in camere da letto separate adesso.
Quella notte lei sogna di stringerlo fra le braccia. Lui sogna di essere a cena con Ben Jonson.

Lydia Davis, “Quasi finita. Camere da letto separate”, Creature nel giardino, Bur

Moravia a Bompiani a proposito di Dacia

8 marzo 2016

[Roma,] 13 marzo 1958

Caro Bompiani,

ti scrivo per chiederti un favore. Il mio amico Fosco Maraini che tu certamente conosci ha una figliola di 21 anni a nome Dacia, la quale ha, secondo me, un notevole talento letterario. «Nuovi Argomenti» le ha pubblicato una prima novella e adesso le pubblicheranno un altro racconto assai lungo e, secondo me, assai bello. Tuttavia la letteratura, soprattutto alla sua età e all’inizio della carriera, non rende; il padre vorrebbe che ella si impiegasse in qualche modo, anche per dare una regolarità alla sua vita. E anche perché i Maraini non hanno beni di fortuna. Il padre vorrebbe che quest’impiego lei lo trovasse prima della sua partenza per il Pakistan dove egli si reca tra un mese e dove resterà per circa sei mesi per fare un film, a quanto pare.
La ragazza, d’altra parte, desidererebbe un impiego che la tenesse occupata soltanto la mattina; perché nel pomeriggio ella vorrebbe dedicarsi alla letteratura che è la grande ambizione della sua vita. Ella ha il diploma di stenodattilografia e ha studiato fino alla terza liceale compresa. Inoltre sa l’inglese e il francese.
Vengo al favore che ti chiederei. Non potrebbe ella essere assunta alla sede di Roma della Bompiani in qualità di segretaria a mezza giornata? Cosa importante: ella si accontenterebbe di un salario minimo perché le preme sopratutto fare la pratica d’ufficio. Insomma si tratta sopratutto di accontentare il padre e di permetterle di farsi la mano in un lavoro d’ufficio.
La signorina Maraini nonché suo padre sua madre (che è Topazia Alliata, forse la conosci) conoscono molto bene la signora Borletti Noble la quale eventualmente verrà da te per parlarti della ragazza e per garantirne la serietà di propositi. Essa mi dice che tu conosci questa signora Borletti Noble o almeno il signor Noble.
Ti prego di rispondermi al più presto perché Fosco Maraini sta per partire. Dimmi che cosa ne pensi. Ti scriverò a parte per quanto concerne il mio lavoro. Il tuo aff.mo.
Alberto Moravia

Tratta da: Valentino Bompiani, Caro Bompiani Lettere con l’editore, Bompiani

Da Lila a Gilead

6 marzo 2016

 

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Lila sapeva come sarebbe andata davvero. Un giorno lei e il bambino sarebbero stati a guardare mentre calavano John Ames nella fossa, Mrs Ames da una parte e il padre, John Ames, dall’altra, insieme alla madre e al piccolo John Ames e alle sue sorelle, un piccolo giardino di Ames, tutti interrati là in attesa della resurrezione. Sapeva che era assurdo, ma se li immaginava sempre che spuntavano un giorno di giugno, proprio in mezzo alle rose, senza spezzare un gambo né ammaccare un petalo. Si stringevano la mano, si davano pacche sulle spalle, troppo presi dalla circostanza per notare i suoi fiori. Tranne Mrs Ames, che si abbassava per coglierne uno e mostrarlo alla bambina: Questa è una rosa. Guarda com’è fresca, senti come profuma. La teneva lontana dalla mano della bambina perché nel mondo che avevano lasciato c’erano le spine. Quel giorno sarebbe potuto arrivare tra mille anni. Ma presto, prima che raggiungesse l’età dello sviluppo, il bambino, in piedi al suo fianco, le avrebbe chiesto dove sarebbero stati sepolti loro, lui e lei, perché i posti erano tutti occupati, e Lila avrebbe risposto: Fa niente. Vagheremo un po’. Fino ad arrivare in nessun luogo, e ci troveremo bene. Ho degli amici là.
Avrebbe mantenuto tutte le promesse fatte, il bambino avrebbe imparato Santo, santo, santo e il Salmo 100. Avrebbe pregato prima di mangiare, a colazione, pranzo e cena, finché lei avesse avuto voce in capitolo. Ogni giorno di ogni anno che avrebbe vissuto a Gilead avrebbe ricordato ciò che era accaduto proprio quel giorno, ripassandolo mentalmente così da poter dire, prima o poi: Una volta, quando ancora non camminavi, lui ti portò a pesca. Teneva la canna e il cestino in una mano e te nell’incavo del braccio e si incamminò lungo la strada nel sole del mattino, a lunghi passi come un uomo più giovane, parlandoti, ridendo. Un’ora dopo tornò, posò il cestino vuoto sul tavolo e disse: – Abbiamo piantato la canna e abbiamo guardato le libellule. Poi ci siamo stancati un po’ –. E che sguardo le aveva rivolto, dal dolore che gli dava la felicità. Come se le dicesse: Quando sarà abbastanza grande da capire, raccontagli del giorno in cui siamo andati a pesca. Allora lei gli disse: – Dovresti mettere tutto per iscritto –.

Marilynne Robinson, Lila, Einaudi, traduzione di Eva Kampmann

Momenti cruciali

5 marzo 2016

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Ché se fosse così facile, capire che i momenti cruciali ci s’inchiodano addosso: se fosse così semplice farlo da soli, senza dover aspettare gli anni e i mesi a venire, fino a una parvenza di brillìo appena prima di capirlo e poi dimenticarlo per sempre, fino a dimenticarsi anche di sé: allora non servirebbe neppure questo Dio raccogliticcio che immaginiamo sul bordo dell’infinito, quasi fosse un inquilino del piano di sopra cui s’è smurato il soffitto.

Giordano Meacci, Il cinghiale che uccisi Liberty Valance, minimum fax