Famiglie contemporanee

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Ed ora ecco questa casa di mattoni, in stile coloniale, con due robuste colonne sul davanti che facevano sentire Benny al sicuro, come se la sua famiglia fosse protetta, due piani, tre stanze da letto, due bagni e mezzo, una cucina luminosa, un soggiorno ombreggiato, un locale bar nel seminterrato, un giardino sul retro con spazio sufficiente per una piscina, una magnifica terrazza e una rete per il volano durante l’estate. (Si era parlato di costruire un gazebo, ma non fino a quando avesse visto a quanto ammontava il suo premio annuale). Un garage, con dentro due Lexus sfarzose. Una rimessa con uno di quei tosaerba che puoi usare standoci sopra. Non che lui avesse mai tosato l’erba. C’era un tizio che lo faceva. Non sapeva chi fosse; sua moglie si occupava di tutte quelle cose. Rachelle si prendeva cura di lui, questo è vero, Richard lo ricordò a sé stesso. Le aveva affidato questo compito da tanto tempo. Ma lui aveva bisogno di mangiare. I suoi figli avevano bisogno di mangiare.
«Abbiamo fame» disse a Rachelle.
«C’era un sacco di cibo a tavola stasera» disse lei.
«I ragazzi stanno ancora crescendo. Hanno bisogno di più delle sole verdure» disse lui. «E io sto improvvisamente diventando calvo se non l’hai notato».
«Non c’è alcuna prova scientifica che colleghi la perdita dei capelli al maggiore consumo di verdure».
Richard lanciò in alto le mani, gesticolando verso il cielo, e poi verso la testa, e poi giù di nuovo.
«È vero» disse lei. «L’ho cercato su Internet».
Tirò un’altra boccata dal suo spinello e allora si rese conto che era fatto, e più affamato che mai, e che non c’era una sola dannata cosa in casa che valesse la pena di mangiare. Si chiese se lei se ne sarebbe accorta se lui fosse andato a fare una passeggiata fino al più vicino fast food, un McDonald’s a circa un chilometro di distanza. Forse avrebbe potuto far entrare di nascosto delle patatine fritte per i ragazzi. Ma lei probabilmente ne avrebbe sentito l’odore. Non ce l’avrebbe mai fatta ad andare oltre il pianterreno.

Jami Attenberg, I Middlestein, Giuntina, traduzione di Rosanella Volponi

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