Archive for aprile 2016

Abbi pazienza e fidati di me, parola di F. Scott Fitzgerald

25 aprile 2016
“What I’m trying to say is just I’ll have to ask you to have patience about the book and trust me that at last, or at least for the 1st time in years, I’m doing the best I can. I’ve gotten in dozen of bad habits that I’m trying to get rid of
1. Laziness
2. Referring everything to Zelda — a terrible habit, nothing ought to be referred to anybody until it’s finished
3. Word consciusness — self doubt
 
etc etc etc etc etc
 
F. Scott Fitzgerald, lettera a Maxwell Perkins, 10 aprile 1924

La lingua manga di Banana

22 aprile 2016

yoshimoto-nara-round-eyes-2009-butterboom.jpg

Prima che i Tanabe mi prendessero con loro dormivo sempre in cucina. Non riuscivo mai a prendere sonno, e una volta che vagavo per le stanze all’alba alla ricerca di un angolino confortevole, scoprii che il posto migliore per dormire era ai piedi del frigo.
Mi chiamo Mikage Sakurai. I miei genitori sono morti, tutti e due giovani. Perciò sono stata allevata dai nonni. Il nonno è morto quando ho cominciato le medie. Da allora io e la nonna abbiamo vissuto da sole.
Pochi giorni fa all’improvviso è morta la nonna. Sono rimasta di stucco.

Yoshimoto Banana, Kitchen, Feltrinelli, traduzione di Giorgio Amitrano

 

Luciano Funetta tra i dodici finalisti del premio Strega

14 aprile 2016

serpenti.jpg

Rivera guardò verso di noi. Stavamo in un angolo e ci dondolavamo su un piede solo. Allora chiuse gli occhi e pensò all’oscillazione di un corpo, un corpo che penzola nel vuoto e nella foschia, al centro della piazza di un villaggio senza nome. Gli spettatori di quell’impiccagione si sono tutti rintanati in casa a pregare. Nella piazza resta soltanto il corpo del vecchio, intoccabile e sacro, purificato dai suoi peccati. Il vecchio, pensò Rivera, era il padre di tutti gli abitanti del villaggio e per questo è stato giustiziato, perché i figli restassero soli all’improvviso. Rinchiusi nelle loro case e finalmente liberi, i figli pregano e osservano il silenzio, un istante prima di realizzare che la minaccia del futuro incombe su di loro.

Luciano Funetta, Dalle rovine, Tunué

La giovinezza è preziosa e irritrattabile

9 aprile 2016

“Il successo dipenderà dai giovani della tua generazione”, disse. “Sei stato fortunato a esserti perso il boom economico e tutte le sue deleterie ed esagerate ambizioni. Tu hai conosciuto solo cosa vuol dire essere poveri, nient’altro. Ora hai probabilmente imparato che”, disse, “non c’è potere più forte del denaro – incommensurabilmente più forte, per essere romantici, dell’amore o della morte – e tu, in questo mondo marcio, non sarai mai ricco e il potere non lo avrai mai. Il successo dipende dalla tua generazione, perché se c’è qualcuno che ha il diritto di chiedere vendetta o giustizia questi sono i giovani. E ce ne sono venti milioni”, disse, “venti milioni di persone della tua età che si girano i pollici in ristoranti, agenzie di collocamento, stanze ammobiliate, pullman o, peggio ancora, a casa, ad ascoltare la radio e leggere e rileggere i giornali. La giovinezza è preziosa e irritrattabile. E nessun uomo, qualsiasi sia il suo coraggio, può restare con le mani in mano e vivere giorno dopo giorno una vita che non ha nulla di intenso e giusto. Ci sono venti milioni di giovani. Hai idea di quanti sono? Pensaci!”

John Cheever, “Di passaggio”, The Atlantic Monthly, marzo 1936 (in Tredici racconti, Fandango Libri)

Sogno di poterti vedere

2 aprile 2016

Lo sai cosa sogno, ogni tanto? (Pausa) Cosa sogno ogni tanto, Willie. (Pausa) Che fai il giro e vieni ad abitare da questa parte, dove io ti potrei vedere.

Samuel Beckett, Giorni felici, Einaudi, traduzione di Carlo Fruttero

La linea editoriale

2 aprile 2016

pavese-3

Spero che quanto tu verrai a Milano e a Torino poterai un po’ di mordente per incanalare questa faccenda sulla linea giusta, che vuole essere una linea culturale seria e non una improvvisazione giornalistica e che deve rappresentare una fusione tra le esigenze di cultura umanistica e le esigenze di una cultura che potremmo chiamare tecnica. La prima potrebbe essere rappresentata dalla vecchia tradizione della Casa editrice, la seconda dalla tendenza Politecnico-vittoriniana. Finiamola una buona volta di chiuderci in gruppi, gruppetti e sfruttiamo questo strumento rappresentato dalla Case editrice Einaudi che dovrebbe pescare nell’humus più fertile di tutte le tendenze vive della cultura italiana nei suoi diversi centri per fonderli con un’unica larga direttiva che possa veramente rispondere alle esigenze di tutti.

Giulio Einaudi a Cesare Pavese, 11 maggio 1946

Dictionaries (William H. Gass) — Biblioklept

2 aprile 2016

Dictionaries are supposed to influence usage. Usage is what dictionaries record. “This is what we have meant,” they say; “continue in the same vein so that communication will be accurate, reliable, and fluent.” Then the next dictionary will record that fidelity, and issue the same command, which will complete the cycle. Among users, however, there […]

via Dictionaries (William H. Gass) — Biblioklept