Archive for agosto 2016

Tutte le mattine felici e infelici

31 agosto 2016

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Tutte le mattine felici si assomigliano, esattamente come tutte le mattine infelici, ed è questo, in fondo, a renderle così profondamente infelici: la sensazione che quest’infelicità sia già accaduta prima, che gli sforzi per evitarla al massimo la rafforzino e probabilmente non facciano che esacerbarla, che l’universo, per qualche inconcepibile, inutile e ingiusta ragione, cospiri contro l’innocente sequenza di vestiti, colazione, denti e ciuffi sparati, zaini, scarpe, giacche, saluti.

Jonathan Safran Foer, Eccomi, Guanda, traduzione di Irene Abigail Piccinini

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Avere la casa di qualcun altro tutta per sé

30 agosto 2016

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«Fai come vuoi» disse Beatrice e tirò la sua piccola valigia bianca da sotto il letto, spazzò via la polvere e piegò vestiti che non le avevo mai visto prima in una pila ordinata sul divano. Beatrice si metteva sempre e solo due completi: pantaloni elasticizzati blu e un cardigan avorio o pantaloni elasticizzati grigi e un cardigan verde. Ma quel giorno scoprii che aveva un armadio pieno di altre cose: tailleur-pantaloni dai colori pastello, camicette di crêpe con fiocchi sul colletto, e foulard a motivo cachemire. Mentre faceva la valigia parlava tra sé e sé. Aveva preso quest’abitudine subito dopo la partenza di Jenny, diceva cose di poco conto tipo: «Meglio fare il lavaggio a secco» o «dove ho messo l’ombrello?» Era una cosa che mi irritava, ma del resto tutto ciò che la riguardava mi irritava, mi
irritavano perfino i condimenti che teneva in frigo e non usava mai. Sapori antiquati, salsine alla menta e salsa HP – prima o poi dovevano per forza andare a male, per esempio dopo tre anni. Chiuse la valigia e la piazzò vicino alla porta due giorni prima della partenza.
Avrei dovuto trovare qualcosa di gentile da dirle. Avrei dovuto essere più generosa, ma ero felice di vederla partire.
Avere la casa di qualcun altro tutta per sé non è la stessa cosa che avere la propria casa tutta per sé. Eppure, una soffocante nuvola di rabbia e tacite accuse mi avvolse nel  momento in cui lei fu ai piedi delle scale. Mi feci una cioccolata calda e guardai Get Smart con i piedi appoggiati sul tavolino. Mi fumai una sigaretta, una di quelle di Jenny. Non c’era alcol in casa. Per un attimo pensai che sarebbe stato carino comprarne un po’ ma poi lasciai perdere perché avrebbe implicato parlare con delle persone.

Frances Greenslade, Il nostro riparo, Keller editore

Ho in testa una biblioteca di racconti

28 agosto 2016

“Quella pietra racchiude una storia; storia che fa paura” interloquì una voce chioccia, pochi passi lungi da noi.
Ci volgemmo meravigliati; un vecchio tedesco, dal volto paffuto ne stava dappresso: era il guardiano del cemetero.
“Amico, noi andiamo in cerca di storie; non si potrebbe sapere codesta vostra?” dimandò mio padre.
“E perché no? Ma è lunga, lunghissima; dove narrarla? L’aria è rigida, la notte si avvicina, e non oso invitare la Signorina al mio tugurio. Ho in testa una biblioteca di racconti straordinari e veritieri; se avessi tempo! ma il giorno sono sempre in faccende, e soltanto la sera posso ciarlare a comodo mio”.

Antonietta Klitsche de La Grange, Il racconto del guardiano del cimitero

Céline: quasi tutti i critici contro di me

26 agosto 2016

[fine luglio 1936]

Cara N.
sono in viaggio per la Finlandia e Mosca. Mi chiedo cosa ne è di lei. Mi piacerebbe tanto avere sue notizie. Mi scriva a Parigi le risponderò subito. Forse passerò da Vienna al mio ritorno. E il bambino? È vicina al parto? M’hanno detto che si trovava in Inghilterra. È vero? Non ho più rivisto Lucienne. Si è innamorata d’un giornalista mi pare… Geloso chiaramente. Credo che lei gli abbia fatto scrivere delle porcherie sul mio nuovo libro… Insomma, ciò che fanno le donne in questi casi. A proposito, ho avuto problemi con Mort à Crédit. Quasi tutti i critici contro di me, e con che violenza! Non l’hanno neanche letto. Ciò che pensano m’è del tutto indifferente, ma le vendite ne hanno risentito. Ne venderò appena 40.000 – e sì che m’aveva dato del filo da torcere! Molto più che il Voyage! Ma tutto questo è vano. Non sto molto bene. Mi sono sentito veramente esausto dopo questo libro terribile. Vado a Mosca a veder di trovare un po’ di soldi.
T’abbraccio forte forte.
Louis

Louis-Ferdinand Céline, Lettere alle amiche, Adelphi, traduzione di Nicola Muschitiello

C’era qualcosa di insolito in quel rituale domenicale

25 agosto 2016

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C’era qualcosa di insolito, in quella domenica di festa che li attendeva: un rituale già quasi in disuso, ma che i Niven e gli Sheringham si tenevano ben stretto, come del resto faceva il mondo intero, o comunque il mondo del Berkshire, e per le medesime ragioni, frammiste di tristezza e di nostalgia. Del resto, i Niven e gli Sheringham si stringevano gli uni agli altri ben più di quanto non fosse stato loro costume in passato, come se fossero divenuti parte di un’unica famiglia, decimata.

Graham Swift, Un giorno di festa, Neri Pozza, traduzione di Luca Briasco

Céline: il premio Goncourt è una faccenda tra editori

15 agosto 2016

10 [dicembre 1932]

Cara N.
non sarò a Vienna prima del 2 o 3 gennaio. Ma verrò di certo HO IN TASCA IL BIGLIETTO. Il premio Goncourt è perso. È una faccenda tra editori. Ma il libro è un vero trionfo. Purtroppo! lei sa quanto mi facciano paura i trionfi. Non sono mai stato tanto avvilito. Questa canea umana che ti tormenta e t’insegue con la sua chiassosa volgarità è un orrore. Parto per Ginevra – domani – le scriverò da lì e da Berlino. Le farò sapere per telegramma il mio arrivo da Breslavia vero il 4 gen. Faccia dunque le sue vacanze senza problemi. Sono felice di poter passare qualche giorno con lei – tranquilli, tranquilli – prima di ritornare qui in tutto quest’orrore –
Il suo affezionatissimo
Louis

Louis-Ferdinand Céline, Lettere alle amiche, Adelphi, traduzione di Nicola Muschitiello

Céline alle amiche: sul Goncourt, sulla letteratura yoyo, sul Popo

14 agosto 2016

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dodici [novembre 1932]

Cara N.
è tanto tanto gentile ad aspettarmi e verrò certo a trovarla a Vienna verso il 5 o il 10 dic.
Questa recensione del libro mostra vera indipendenza di giudizio. Non conosco l’autore dell’articolo. Ma ci sono anche recensioni che mi coprono d’insulti e minacce. Non ha importanza, sono solo parole. Questi letterati s’eccitano molto con le parole e basta. Sono figli del Vento. Il mio disprezzo della letteratura è grande, N. Per me non è più importante dello yoyo. Io la pratico proprio come fosse uno yoyo. Perché la vita mi è atroce, perché devo pur passare il tempo e perché con lo yoyo vero non so giocare. Per il Goncourt ho scarsissime possibilità. Ne ho qualcuna, ma molto remota. Ci vorrebbe un miracolo. Non per il valore del libro yoyo che vale non meno d’un altro (è un’annata pessima) ma il tono anarchico dello stile può spaventarli molto. Una volta i giurati del Goncourt erano anarchici ma ora sono vecchi, non sono altro che zitellone conservatrici.
Per il resto, non ho molta fortuna in questo periodo della mia vita, ho mille problemi grandi e piccoli che m’assediano. Persone che ho aiutato molto, donne che ho tentato di strappare alla prostituzione e alla miseria mi danno addosso ignobilmente da ogni parte e possono farmi licenziare dal Dispensario! Ah, N.! la cattiveria umana e specie quella femminile in Francia è al suo culmine credo. Sono troppo curioso N., voglio sapere tante di quelle cose che mi caccio continuamente nei guai. Insomma speriamo che le cose si aggiustino. Non sono uno che si tira indietro, ma ci sono giorni in cui la Verità è troppo per me. Non sono abbastanza forte per guardarla in tutto il suo orrore umano e mondiale.
Lei è più tranquilla e molto equilibrata N. Non ha bisogno di rischi atroci per vivere. Io ho vissuto tanto in una tremenda tribolazione e credo d’essermi perversamente assuefatto. Dovrei scordare me stesso per poter scordare. Abbandonarmi su un mucchio di letame da qualche parte in un campo. Non sono più che una specie d’incubo ambulante che non ci tiene più tanto a continuare a vivere. Tutto questo non è molto bello, N. Mi scusi. Lo so che anche lei ha le sue tribolazioni e non è molto gentile da parte mia raccontarle le mie. Non lo farò più. Insomma stamattina mi lascio andare alle confidenze ma mi capita molto raramente. Viva il Popo! alla fine. Lui almeno non dice nulla, non parla, non scrive. S’accontenta di quello che uno gli dà. È il solo amico che ci resta.
Il suo affezionatissimo
Louis

Louis-Ferdinand Céline, Lettere alle amiche, Adelphi, traduzione di Nicola Muschitiello

The novel is a wonder: la prima impressione di Perkins su “The Great Gatsby”

13 agosto 2016

perkins

Nov. 18, 1924

Dear Scott:

I think the novel is a wonder. I’m taking it home to read again and shall then write my impressions in full;—but it has vitality to an extraordinary degree, and glamour, and a great deal of underlying thought of unusual quality. It has a kind of mystic atmosphere at times that you infused into parts of “Paradise” and have not since used. It is a marvelous fusion, into a unity of presentation, of the extraordinary incongruities of life today. And as for sheer writing, it’s astonishing.

Now deal with this question: various gentlemen here don’t like the title,—in fact none like it but me. To me, the strange incongruity of the words in it sound the note of the book. But the objectors are more practical men than I. Consider as quickly as you can the question of a change.

But if you do not change, you will have to leave that note off the wrap. Its presence would injure it too much;—and good as the wrap always seemed, it now seems a masterpiece for this book. So judge of the value of the title when it stands alone and write or cable your decision the instant you can.

With congratulations, I am,
Yours,

[Maxwell E. Perkins]