Una cosa la faceva: ti guardava

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Prima della malattia, Lucia Palmieri era alta come la figlia, ora misurava circa un metro e cinquantadue e pesava trentacinque chili. Come se un parassita alieno le avesse risucchiato la carne e le viscere. Era ridotta uno scheletro ricoperto di pelle floscia e livida.
Aveva settant’anni ed era affetta da una rara e irreversibile forma di degenerazione del sistema nervoso centrale e periferico.
Viveva, se quella roba era vita, inchiodata a quel letto. Più incosciente di un mollusco bivalve, non parlava, non sentiva, non muoveva un muscolo, non faceva niente.
In realtà, una cosa la faceva.
Ti guardava.
Con due enormi fari grigi, dello stesso colore di quelli di sua figlia. Occhi che sembravano aver visto qualcosa di così immenso che ne erano rimasti fulminati, mettendo in cortocircuito tutto l’organismo. Stando immobile per tanto tempo, i muscoli le si erano ridotti a una pappa gelatinosa e le ossa si erano ritirate e torte come rami di fico. Quando la figlia doveva rifarle il letto, la alzava e la teneva tra le braccia come fosse una bambina.

Niccolò Ammaniti, Ti prendo e ti porto via, Einaudi Stile libero

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