La scrittura non difende più dalla follia

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A ogni parola la mia pazzia aumenta, si slega da me, esce dal mio controllo. Scrivevo su pezzetti di carta, come commettessi un crimine. Forse che ormai la scrittura non mi difendeva più dalla follia, dalla morte, da me stesso. Dovevo allontanarmi da questa posizione di narratore di poco conto, montando sul palco dovevo incarnare il vero ruolo dello spettacolo. Da una tasca senza fondo della mia borsa, tirai fuori il mio affilato coltello cecoslovacco con manico di legno. Per legittimare, anche solo un poco la sua presenza piena di minaccia, lo posai accanto alla lettera d’addio di mia moglie. Sapevo che non avrei aperto la busta in quel momento; il coltello mi era molto più vicino che le frasi di separazione. Era freddo, appuntito, sapeva il fatto suo; lontano dal privato e dal sentimentale.

Aslı Erdoğan, Il mandarino meraviglioso, Keller editore, traduzione di Giulia Ansaldo

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