Intervista a Alice Di Stefano (8×8, prima serata)

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In quanto editor di esperienza presso Fazi, dalla lettura dei racconti in gara questa sera che cosa ti ha colpito di più sullo stile, il linguaggio e i temi trattati?
Essendo alla mia seconda esperienza a 8×8 questi racconti sono nettamente più belli e interessanti. Nella maggioranza sono costruiti e scritti molto bene. Però ho notato in tutti una difficoltà enorme a trovare un finale. Alcuni mi sembrano solo degli incipit mentre quelli più simili a dei racconti hanno dei finali un po’ manchevoli, zoppicanti. Si vede che gli autori non hanno trovato una soluzione e il testo rimane in sospeso.

Tra queste voci esordienti hai notato un tratto comune, una tendenza di scrittura?
Forse una scrittura molto semplice, paratattica. A volte volutamente semplificata che però non trovo molto moderna o nuova. Mi ricorda sempre l’atmosfera e le tematiche degli anni Novanta, come i Cannibali e il pulp, già viste e lette. Anche la lingua si richiama a questi modelli e non a quelli più recenti: è curioso che siano i loro ultimi riferimenti.

In generale cosa deve essere per te un racconto a livello di trama, di scrittura e di forma?
Il racconto deve avere una storia che inizia e che si conclude. Per questo ho insistito sull’assenza dei finali: è come se uno iniziasse con una buona idea ma non riuscisse a chiuderla nel giro di poche pagine. Un racconto deve colpire e fare immaginare un’atmosfera proprio attraverso la sua brevità. Per la scrittura in generale ricerco l’originalità, una certa brillantezza e la vivacità. Dal lato dello stile mi interessano i testi scritti bene e con una lingua musicale, qualsiasi sia l’argomento — anche crudele, violento e thriller.

 A partire da un’esperienza come 8×8 investiresti su racconti di esordienti?
Anche se è chiaro che vendono limitatamente rispetto al romanzo, noi di Fazi non abbiamo preclusioni né pregiudizi sui racconti in quanto prodotto editoriale. Vediamo più di buon occhio una raccolta di un solo autore anziché un’antologia a più voci.

Intervista a cura di Martina Mincinesi e Sara Valente

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