Non mi sono più riaddormentata

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L’incubo è stato il culmine delle mie angosce notturne. Dopo brevi cedimenti al sonno i risvegli erano sussulti improvvisi, e la certezza di una disgrazia imminente, ma quale? Brancolavo in quelle assenze della memoria finché la malattia di mia madre tornava a galla di colpo, e si ingigantiva, si aggravava nel buio. Di giorno potevo governarla, credere a una guarigione, un mio ritorno a casa, poi. Di notte lei peggiorava fino a morire in sogno.
Più tardi sono scesa io da Adriana, per una volta. Non si è svegliata, ha spostato i piedi per accogliermi nella consueta posizione reciproca, ma ho voluto appoggiare la testa accanto alla sua, sul cuscino. L’ho abbracciata, per consolarmi. Era così piccola e ossuta, odorava di capelli grassi.

Donatella Di Pietrantonio, Arminuta, Einaudi

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