Archivio dell'autore

A cosa serve

14 settembre 2017

Non capisco proprio a cosa serva sapere tante cose ed essere tanto intelligenti e così via, se non riuscite a essere felici.

J.D. Salinger, Franny e Zooey, Einaudi

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Le riparazioni

7 settembre 2017

In fondo allo scatolone trovò alcune confezioni di lampadine di riserva, accuratamente etichettate. Trovò file che aveva rimesso insieme dopo averne reciso i segmenti difettosi. Trovò vecchie file seriali i cui portalampadina rotti aveva rimesso in funzione con gocce di lega per saldature. Si stupì, in retrospettiva, di aver trovato il tempo per tutte quelle riparazioni in mezzo a tante altre responsabilità.
Oh, il mito, l’infantile ottimismo delle riparazioni! La speranza che gli oggetti non si logorassero mai! La sciocca fiducia nel fatto che ci fosse sempre un futuro in cui lui, Alfred, non solo sarebbe stato vivo ma avrebbe anche avuto sufficiente energia per aggiustare le cose. La tacita convinzione che alla fine tutta la sua frugalità e la sua passione di conservatore avessero uno scopo, e che un giorno, svegliandosi, si sarebbe trasformato in una persona completamente diversa, con tempo ed energia infiniti per occuparsi di tutti gli oggetti che aveva conservato, per mantenere tutto funzionante, tutto a posto.
– Dovrei buttar via tutta questa robaccia, – disse a voce alta.
Le sue mani tremavano. Tremavano sempre.

Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi, traduzione di Silvia Pareschi

Writing is not an amusing occupation

15 agosto 2017

Only amateurs say that they write for their own amusement. Writing is not an amusing occupation. It is a combination of ditch-digging, mountain-climbing, treadmill and childbirth. Writing may be interesting, absorbing, exhilarating, racking, relieving. But amusing? Never!

Edna Ferber

Being a writer

8 agosto 2017

I finally understood that I really did have to put in the hard work, that becoming a writer was, in its own way, sort of like becoming a brain surgeon.

Valerie Sayers

Io non dormo quasi più

16 luglio 2017

Potrei svegliarti all’ora che desideri, per fare domattina la collina. Potrei svegliarti alle tre. Per me non è disturbo. Io non dormo quasi più. Sto distesa, con gli occhi larghi, e penso a niente o alla morte.

Beppe Fenoglio, Una questione privata, Einaudi

Best seller e worst seller

11 luglio 2017

È noto, anzi addirittura ovvio, che se il successo è gratificante, l’insuccesso, se bene amministrato e vissuto, lo è anche di più. Un best seller è certamente un libro cordiale, comunicativo, coinvolgente e sciarmoso; è un libro che parla a “tutti”; ma un worst seller può essere un libro delicatamente scostante, afono, schivo, un libro che dà del “lei” e si rivolge a pochi, pochissimi, nessuno.

Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa, Adelphi

Come credere a qualcosa di incomprensibile?

1 luglio 2017

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Di lì a un mese hanno autorizzato i miei genitori a fare una breve visita all’appartamento per controllare che fosse tutto in ordine. Sono ritornati con una coperta calda, il mio soprabito autunnale e la raccolta completa delle lettere di Čhecov, l’opera preferita di mamma. La nonna… La nostra nonnina… Non riusciva a capire perché non si fossero portati via almeno un paio di vasetti di quella confettura di fragole che a me piaceva tanto, visto che non solo era in vasetti ma aveva tanto di coperchio… Sulla coperta è saltata fuori una “macchia”… Mamma l’ha lavata, l’ha passata con l’aspirapolvere, senza risultato. L’ha portata in tintoria… La “macchia” ha continuato a “brillare”… Finché non l’abbiamo tagliata via con le forbici. Erano cose familiari, normali: la coperta, il soprabito… Ma ormai non potevo più dormire sotto quella coperta. Infilarmi quel soprabito… Non avevamo i soldi per comprarne uno nuovo, ma io non potevo… Odiavo quella roba! Quel soprabito! Non era paura, mi creda, ma proprio odio! Un odio infinito! Tutto questo rancore… Non riesco a capacitarmene… Dappertutto si parlava dell’incidente: a casa, sull’autobus, per strada. Lo paragonavano a Hiroshima. Ma nessuno ci credeva. Come credere a qualcosa di incomprensibile? Per quanto ti sforzi, per quanto ce la metti tutta, non riesci comunque a capire. Quel che ricordo: noi partivamo e il cielo era di un azzurro intenso.

Svetlana Aleksievič, Preghiera per Černobyl’, edizioni e/o, traduzione dal russo di Sergio Rapetti

Le librerie vanno dissacrate

25 giugno 2017

Soltanto rinnovando completamente la fisionomia della libreria si riuscirà a conservarle il ruolo importantissimo che sino ad oggi essa ha giocato nel mondo editoriale. E la libreria si rinnova innanzi tutto compiendo un coraggioso atto di dissacrazione. Sì, le librerie vanno dissacrate, vanno aperte al passante, vanno rese accoglienti come i più moderni negozi di vendita, senza timore che perdano il loro antico prestigio. Al contrario il prestigio sarà molto maggiore di quello che mai hanno avuto in passato, perché lì dentro operano organizzatori della cultura dal basso, librai che non attendono più il cliente ma promuovono la formazione di un mercato nuovo, la formazione di nuovi lettori non più di seconda bensì di prima categoria e di essi si fanno legittimi ed autorevoli rappresentanti.

Vito Laterza, Quale editore. Note di lavoro, Laterza

Non mi sono più riaddormentata

8 giugno 2017

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L’incubo è stato il culmine delle mie angosce notturne. Dopo brevi cedimenti al sonno i risvegli erano sussulti improvvisi, e la certezza di una disgrazia imminente, ma quale? Brancolavo in quelle assenze della memoria finché la malattia di mia madre tornava a galla di colpo, e si ingigantiva, si aggravava nel buio. Di giorno potevo governarla, credere a una guarigione, un mio ritorno a casa, poi. Di notte lei peggiorava fino a morire in sogno.
Più tardi sono scesa io da Adriana, per una volta. Non si è svegliata, ha spostato i piedi per accogliermi nella consueta posizione reciproca, ma ho voluto appoggiare la testa accanto alla sua, sul cuscino. L’ho abbracciata, per consolarmi. Era così piccola e ossuta, odorava di capelli grassi.

Donatella Di Pietrantonio, Arminuta, Einaudi

La contemplazione disinteressata dell’arte

7 giugno 2017

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L’attribuzione fu il fondamento della carriera di Berenson. All’inizio degli anni Novanta, bisognoso di credibilità professionale e liquidità finanziaria, con Mary e Senda che lo esortavano a scrivere e guadagnare, cominciò i tre progetti ai quali avrebbe lavorato per il resto della vita: scrivere di pittura e dei pittori per il pubblico generalista e per gli esperti; comporre vasti cataloghi enciclopedici degli autori e dei loro dipinti; autenticare dipinti per il mercato dell’arte. Ognuna di queste attività era per lui causa di tensione. Le considerava tutte in conflitto reciproco e, ancor peggio, ciascuna gli pareva minacciare la contemplazione disinteressata dell’arte, ovvero la cosa che più di tutte lo faceva sentire vicino al sublime.

Rachel Cohen, Bernard Berenson. Da Boston a Firenze, Adelphi, traduzione di Mariagrazia Gini