Archive for the ‘andromeda come amore’ Category

8 dicembre 2011

La gioia non è mia

A come Ammissioni

A me piace vedere le persone riunite, forse è sciocco, ma che dire, mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l’impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno, mi siedo in disparte con un caffè e scrivo nel diario, controllo gli orari dei voli anche se ormai li conosco a memoria, osservo e scrivo, cerco di non ricordare la vita che non volevo perdere ma che ho perduto e devo ricordare, essere qui mi riempie di gioia il cuore anche se la gioia non è mia.

Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino

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23 novembre 2011

Le domande che non sappiamo più fare

A come Armata

Prese la mano di Alice, e disse: «Qual e la risposta?». Ma Alice piangeva, e si limitò a scrollare la testa. Gertrude scoppiò in una delle sue risate di cuore. «E allora, qual è la domanda?».
La portarono via sulla barella. Alice seguì la sua amante, camminandole accanto come se non avesse fatto altro per tutta la vita.
Gertrude non tornò più.
La domanda è: come amiamo?
È una domanda personale, da fare a quattr’occhi, intensa, privata, spaventosa, necessaria. È anche una domanda per il mondo, rabbiosa, respingente, esigente, difficile. L’amore non è sentimentale. L’amore non è la seconda scelta. Le donne dovranno alzare le braccia armate in difesa dell’amore. Prendimi tra le tue braccia. Non abbiamo altro luogo che questo?

Jeanette Winterson, “Tutto quello che so di Gertrude Stein” in Sesso, l’ultimo numero di Granta in uscita il 23 novembre per Rizzoli

10 novembre 2011

Regole per un matrimonio perfetto

A come Attenersi

Hanno imparato a stare in silenzio fin dal primo incontro e da allora non hanno più avuto alcun problema. Se vanno a cena fuori si siedono dove dice il cameriere, senza perdere tempo a commentare sulla posizione del tavolo e la magnificenza della vista. Hanno imparato l’arte del silenzio fin dal primo incontro. Guardando il menu si attengono all’essenziale, in questo si distinguono dalle altre coppie, non si sentono in dovere di intavolare discorsi sulla lombata di vitello ai tre pepi su letto di purè di mela in salsa di arancia al Cointreau, né sui bocconcini di maiale in crosta deliziosa con scaglie di mandorla, non si discostano mai dall’essenziale, dicono vitello, dicono maiale, direbbero lo stesso se sul menu ci fosse scritto vitello ammazzato con coltellaccio a punta dopo elettroshock e sospensione di una zampa in modo da evitare il contatto con il suolo, maiale nato e cresciuto senza mai aver visto un raggio di sole e barbaramente trasportato al macello in un camion, si attengono all’essenziale, vitello, maiale, sanno quanto siano ingannevoli i dettagli e non se ne curano.
Il loro matrimonio ha trovato nel silenzio il migliore alleato. Di rado commentano qualcosa e non indovinano, né gli interessano, i pensieri dell’altro. In qualsiasi rapporto, la conoscenza è una stramberia e la comprensione una stravaganza ancor peggiore. Dopo aver finito di mangiare, a nessuno dei due piace guardare il cibo avanzato nel piatto, provano una sorta di nausea difficile da spiegare. Si assomigliano molto in questi particolari, gli unici davvero importanti per la durata di un matrimonio. Quando escono dal ristorante c’è sempre un autista ad aspettarli. Si accomodano sul sedile posteriore, si guardano attorno a velocità sicura e temperatura costante, non parlano mai, nemmeno se la loro attenzione viene attratta da un palazzo in costruzione, o in rovina, il loro matrimonio si basa su varie regole ma la più importante è saper restare in silenzio. La regola immediatamente successiva quanto a importanza è che le confidenze distruggono i matrimoni, o detta altrimenti: i segreti sono l’ossatura di un matrimonio.

Dulce Maria Cardoso, Il compleanno, Voland
 

24 ottobre 2011

Amoroso auspicio

A come Auspicio

Né l’intima grazia della tua fronte luminosa come una festa
né il favore del tuo corpo, tuttora arcano e tacito e fanciullesco,
né l’alternarsi delle tue vicende in parole o in silenzi
saranno offerta così misteriosa
come rimirare il tuo sonno coinvolto
nella veglia delle mie braccia.
Di nuovo miracolosamente vergine per la virtù assolutoria del sonno,
serena e splendente come fausto ricordo trascelto,
mi offrirai quella sponda della tua vita che tu stessa non possiedi.
Proiettato nella quiete,
scorgerò quella riva estrema del tuo essere
e ti vedrò forse per la prima volta
quale Iddio deve ravvisarti,
annullata la finzione del Tempo,
senza l’amore, senza di me.

Jorge Luis Borges, Amoroso auspicio

17 ottobre 2011

Il resto della vita

A come Attrazione


Rob Reiner, Harry ti presento Sally

12 ottobre 2011

Rinunciare a tutto

A come Austerità

Christina ha la grande qualità di essere una poetessa nata, come lei stessa sembrava sapere perfettamente. Ma se dovessi fare causa a Dio, questo è uno dei primi testimoni che citerei. È una lettura malinconica. Prima si privò dell’amore, cioè della vita, fino a consumarsi; poi fece lo stesso con la poesia, in omaggio a ciò che credeva un’esigenza della sua religione. Aveva due ottimi pretendenti. Il primo, senza dubbio, aveva le sue stranezze. Una coscienza, per esempio. Lei poteva sposare solo un cristiano di una data sfumatura. E lui poteva assumere quella data sfumatura solo per qualche mese alla volta. Infine lui cominciò a tendere al cattolicesimo e fu perduto. Ancora peggio fu il caso del signor Collins: un delizioso umanista, un eremita distaccato dalle cose terrene, un devoto adoratore di Christina, che tuttavia non si lasciò in nessun modo assorbire dal gregge. Per questo motivo lei si limitava a fargli visite affettuose a casa, abitudine che durò sino alla fine dei suoi giorni. Anche la poesia venne castrata. Christina si dedico a mettere in versi i salmi e ad asservire alla dottrina cristiana tutta la sua poesia. Di conseguenza, credo, mortificò sino all’austerità più emaciata un bellissimo dono originale, che chiedeva solo di assumere una forma assai più fine di quella, diciamo, della signora Browning. Christina scriveva con grande felicità: in un certo suo modo, si può immaginare, infantile e spontaneo, come accade di solito ai talenti naturali: ancora da sviluppare. Ha la spontanea facoltà del canto. E pensa, anche. Ha fantasia. Avrebbe potuto (si è abbastanza profani da crederlo) essere spiritosa e sboccata. E per tutta ricompensa ai suoi tanti sacrifici, morì nel terrore, senza essere certa della salvezza.

Virginia Woolf, Diario di una scrittrice

3 ottobre 2011

Teorie
 
A come Alieno
 
Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio, e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli.

Alessandro Baricco, prefazione a Chiedi alla polvere di John Fante

12 settembre 2011

Desiderare

A come Ambizione

Roma Termini è la principale stazione ferroviaria dell’Urbe e la più grande d’Italia. […] La gente alla stazione corre. Si corre per un treno, per un bacio, per riabbracciare un caro appena arrivato o per fuggire dopo uno scippo. Il nome Termini però mi ha sempre dato l’idea di una pausa da questa corsa continua. Ho sempre pensato che Termini significasse “meta finale” o “fine del viaggio”. Mi piaceva, suonava come un messaggio dato a noi viandanti isterici, figli della modernità. Invece ho scoperto recentemente che il toponimo Termini significa tutt’altro. Deriva dalla deformazione della parola latina thermae. Nelle vicinanze ci sono infatti le terme di Diocleziano e la stazione deve a loro il suo nome. Il cuore di questa stazione è la Galleria Centrale, un cuore fisico e anche un po’ metafisico. Quello che doveva essere un semplice collegamento pedonale tra via Marsala e via Giolitti si è trasformato nel tempo nella metafora di una sospensione, del passaggio tra due o più mondi. Non è un caso infatti che nel film Good Morning Aman il protagonista (interpretato dal giovane di origine somala Said Sabrie) percorra questa galleria con il sottofondo di una musica soul che darebbe la carica anche a un mulo moribondo. Said-Aman poco prima di percorrere il corridoio dice: “Il problema non è realizzare i propri desideri, il problema è averceli, dei desideri”. A Termini anche se tutto sembra difficile, anche se c’è qualcuno che soffre tremendamente (penso ai senza fissa dimora) si ha l’illusione che un treno ti porterà via da tutti i dolori. Per questo nella mappa disegno dei treni con le ali degli angeli. È vero, l’importante è avere desideri.

Igiaba Scego, La mia casa è dove sono, Rizzoli

29 agosto 2011

Amare non vuol dire essere amati

A come Apparenza

È un amore disinteressato: Tereza non vuole nulla da Karenin. Non vuole nemmeno l’amore. Non si è mai posta quelle domande che torturano le coppie umane: mi ama? Ha mai amato qualcuna più di me? Mi ama più di quanto lo ami io? Forse tutte queste domande rivolte all’amore, che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio, riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dell’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere

22 agosto 2011

Sogni, idee astratte e mosche per ricominciare

A come Andare avanti

Molti psichiatri dicono che i sogni servono a buttare nel cestino ciò che non serve alla nostra memoria, e a conservare quanto è utile ai progetti dei giorni a venire, giorni che sono pieni di cose da scartare. Ci teniamo solo quello che non esiste ancora, e che probabilmente non esisterà mai. Concepire i sogni come qualcosa di impossibile, che non si realizzerà mai, è triste. Significa credere che la vita è triste. E basta. Per molti sarà pur vero, ma è sentimentalmente poco originale. Ogni discorso finisce lì. È più allegro vedere il sogno come una verità travestita, che si vergogna di andare in giro nuda, perché fa scandalo. Sotto quegli abiti stravaganti c’è un corpo vivo. […] I sogni abitano con noi, ci fanno compagnia. Se sei giù di corda, fermati, chiudi gli occhi e vaneggia un po’, và lontano con la fantasia: spesso è guardando le stelle che siamo più vicini a noi stessi. [… ] Non è poi così infantile pensare che la storia di tutta l’arte sia la raccolta cronologica dei sogni, legati, generazione dopo generazione, dal comune soffrire per un’assenza, per qualche cosa che aspettiamo e non arriva mai. Spesso sono racconti illusori o di delusioni. […] Ma è certo, questo sì, che nessuno può sognare se non crede in qualcosa di buono, nell’esistenza di un paese innocente. In giro c’è tanto orrore. Ma a creare felicità non basta una vita, non ne bastano mille. L’ottimismo e l’ottimo sono distanti, come il giorno dalla notte. Eppure sogno e ottimismo possono prendere l’aspetto di una ghiotta merce per chi campa di oratoria. Sono l’abito elegante della menzogna. I sette cieli promettono un mondo perfetto, e insieme una speranza. Ma in nome della felicità eterna si compiono più crimini che buone azioni. Ed è altrettanto delittuoso rincorrere la felicità di tutti ignorando quella di ognuno. È cieco chi vede solo tanti uomini insieme, e neanche uno che se ne sta solitario, per conto suo a fantasticare. E com’è sgrammaticato versare più lacrime per mille morti che per uno soltanto. Tutti i progetti nascono da una idea astratta, anche se si sa in partenza che basta una mosca a distruggere un chilo di crema pasticcera lavorata con fatica. Però si continua ad andare avanti lo stesso, e a ricominciare da capo.

Vincenzo Cerami, "Sogno un paese innocente", Il Sole 24 Ore, 14 agosto 2011