Archive for the ‘cibi e ricette’ Category

21 marzo 2009

Solo nell’orto di Banana Yoshimoto c’è il daikon

Prima che la mamma morisse, Tomo-chan aveva creato insieme a lei un piccolo orto dentro il giardino, così era abituata a preparare con cura minuziosa i suoi piatti usando piccole verdure e a mangiare fagiolini a colazione, pranzo e cena, e si faceva perfino scrupolo a buttare le cime dei daikon e le patate rinsecchite.

Banana Yoshimoto, Ricordi di un vicolo cieco, Feltrinelli

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14 agosto 2007

Mojito

Il mojito è nato a L’Avana in un piccolo café-ristorante fondato dalla famiglia Martinez chiamato La Bodeguita del Medio in Calle Esperado nei pressi della cattedrale.
Ingredienti: rum chiaro, zucchero di canna, soda, menta fresca, ghiaccio tritato grossolanamente
Preparazione: il bicchiere da usare è il tumbler medio. Sciogliere lo zucchero nel bicchiere con il succo di lime e un po’ di soda. Pestare delicatamente le foglie di mente con il manico dello stir e aggiungere il ghiaccio. Versare il rum e completare con la soda. Guarnire con un rametto di menta. Si possono aggiungere delle gocce di angostura bitter.

18 agosto 2006

Il piatto base

Ieri il progetto Oblique-C*** ha avuto una battuta d’arresto. Di quelle selezionate, coccolate, è stato impossibile trovarne una aperta. E allora cacio e pepe fatto in casa, meglio che da Cacio e pepe, che ha usato l’olio e come ho già detto te la devi preparare da solo se non vuoi passare la serata a tossire. Pur senza il pepe in grani, pur senza un pecorino di fine qualità siamo riusciti a tirar fuori, sperimentando l’impostazione alla Felice, cioè con la scorza di limone, un ottimo primo. Senza olio né burro. Un gustoso cremolato morbido e pungente, questo è quello che deve avvolgere le mezzemaniche o, meglio ancora, i tonnarelli acqua e farina preparati da poco.

13 agosto 2006

Ai Castelli ora si mangia male e a peso
 
Forse non era il posto giusto, forse non era la serata ideale ma ieri ad Ariccia il cibo e il vino erano di modesta qualità. Indecisi tra la poco frequentata Sora Ines, il Grottino, il Burino abbiamo ripiegato su Checco. "Facciamo noi?" "Sì. Un bel misto per quattro." Quattro fette di prosciutto (discreto), due mozzarelle (discrete) cioè mezza mozzarella per ciascuno, salami fluorescenti da dimenticare, niente olive, un affogato di sottoli da discount rumeno, pane, una carbonara scotta e approssimativa e per fortuna divisa in due, salsicce fresche appena accettabili, coppiette salvabili, formaggi insapore, altre cose per cui non val la pena sforzarsi di rimembrare, e soprattutto un fetido vino, una Romanella che dovrebbero servire solo con un paio di aspirine. In assenza del bicarbonato, per digerire ho chiesto una gassosa che mi hanno portato in ritardo e calda. Poco più di quindici euro a testa. Soldi buttati. Ah, c’era così tanto casino ad Ariccia che sembrava un sabato di primavera.

13 novembre 2005

Strana la storia del corbezzolo

Il corbezzolo è anche chiamato ceraso marino o albatro. Il nome botanico, Arbutus unedo (= ne mangio uno solo), gli fu assegnato da Plinio il Vecchio, facendo una chiara allusione alla scarsa gustosità dei suoi frutti. In Algeria e in Corsica dai frutti si ricava il vino detto “di corbezzolo”. I romani gli attribuivano poteri magici. Virgilio, nell’Eneide, dice che sulle tombe i parenti del defunto erano soliti depositare rami di corbezzolo. Il significato di questa pianta è la stima.

25 giugno 2005

Evola, un long drink per il pomeriggio

Un Campari soda (6/10), due fettine di lime, ghiaccio, succo di pompelmo (3/10), soda (1/10). Mezzo cucchiaino di zucchero di canna. Mescolare bene con lo stir.

24 giugno 2005

Florida per la sete

4/10 succo di pompelmo, 2/10 succo d’arancia, 2/10 succo di limone, 2/10 sciroppo di zucchero, soda. Shakerare energicamente i primi quattro componenti assieme al ghiaccio e versarli filtrando in un tumbler medio pieno di ghiaccio. Allungare con soda e decorare con menta. Questo cocktail nacque alcolico, con gin, negli anni ’30 ed è finito nei codificazioni IBA nel 1987 nella versione qui descritta.

18 giugno 2005

La potenza dei lime e dello zenzero

Mettete un po’ di ghiaccio, delle fettine sottile di lime in un bicchiere poi grattuggiate dello zenzero. Miscelate.Qualche ciliegia lì dentro risulterà ancora più buona.

10 giugno 2005

Doug, una bevanda dissetante dall’Iran per accompagnare cibi speziati

Versare dello yogurt bianco (5dl) in una caraffa e insaporire con un po’ di menta essiccata e un pizzico di sale. Aggiungere poi dell’acqua frizzante (5dl) e mescolare bene. Lasciare raffreddare per cinque minuti in frigorifero.

13 maggio 2005

Anche Luccone preferisce il gelato di San Crispino

Cominciamo dall’attuale numero uno, dalla migliore gelateria di Roma e dintorni, Il Gelato di San Crispino, dalle parti di piazza Zama, locale di recente apertura, gestito da due fratelli di Merano. Sono i migliori, perché alla fantasia uniscono materie prime freschissime e legate alla stagionalità, usano ricette perfette, hanno una enorme voglia di sperimentare e vi scodellano un gelato, per qualità, senza rivali. Certo, panna, crema, cioccolato sono lì che vi aspettano, ma non avrete certo fatto la strada per perdervi la crema di rhum con il Clement della Martinica, la fragola con fragoline di bosco campane, l’ananas. E fin qui sono bravi tutti. Ma se aggiungete che il frutto è perfettamente maturo e arriva dalla Costa D’Avorio, allora capite che stiamo parlando di una gelateria particolare, per non parlare dello zabaione al Marsala, in questo caso De Bartoli riserva 1972.

Stefano Bonilli, Il Corriere della sera, 11 luglio 1993

I romani discutevano spesso su quale potesse essere la migliore gelateria della città, tra una dozzina circa di candidate di tutto rispetto. Ma dal 1993 la lotta è unicamente per il secondo posto. Se c’è ancora qualcuno che non riconosce il primato assoluto al Gelato di San Crispino, è perché non l’ha ancora assaggiato.
I fondatori, nonché gestori, sono originari dell’Alto Adige e la loro bottega, che consiste appena di un bancone e di uno spazio dove stare in piedi, è la quintessenza della semplicità e della pulizia. Il servizio è paziente e procede per numero.
Il gusto che porta il nome del negozio, il gelato di San Crispino, è una sorta di crema, ma con una felice aggiunta di miele. Lo zabaione ha l’aspetto dei rossi d’uovo freschi di giornata e il sapore dell’ottimo Marsala che lo costituiscono.
I gusti alla frutta, densi e vellutati quanto le creme, hanno un sapore che ricorda quello della vera frutta, ma in meglio, e senza quel retrogusto annacquato. Dopo pochi bocconi del gelato alla pera vi chiederete se avete mai assaggiato una vera pera prima di allora. Altrettanto dicasi per il pompelmo rosa, provate ad immaginare la dolcezza del frutto perfetto, senza quel suo gusto un po’ aspro.
Tutti i gusti sono preparati in casa, ed è possibile scegliere tra 15 o 20 gusti diversi. Potete scegliere in base al colore: la nocciola sembra vaniglia e il pistacchio ha il colore del fango. Dal momento che i coni sono considerati poco igienici, il gelato viene servito in coppette di carta (i prezzi vanno dalle 3.000 alle 13.000 lire circa), oppure confezionato in vaschette di Styrofoam da portare via.
San Crispino si trova in un quartiere residenziale vicino alle mura aureliane, risalenti al terzo secolo, una piacevole passeggiata dal Colosseo o dalla Basilica di San Giovanni. Ed è più tipicamente romano mangiare il gelato mentre si va a passeggio, piuttosto che seduti ad un tavolino.

Maureen B. Fant, The New York Times, 12 maggio 1996