Archive for the ‘dentro lo stile’ Category

Le meravigliose virgole di Aldo Buzzi

17 agosto 2018

Un giorno, negli Stati Uniti, mentre, seduto in cucina davanti al forno elettrico illuminato, guardavo, in mancanza di un vitello ruminante, delle capesante che, spolverate di pan grattato e pepe nero, cuocevano su un ripiano leggermente imburrato, dissi… cioè il mio ospite disse: «Il forno è la tua televisione». Era uno spettacolo, infatti, perché i poveri molluschi, a causa del fortissimo calore, facevano piccoli movimenti di assestamento come se, al momento di assumere la forma gastronomicamente più perfetta, riacquistassero, per un attimo, la vita.

Aldo Buzzi, Un debole per quasi tutto, Ponte alle Grazie

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Virgola prima delle congiunzioni

28 luglio 2018

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Qui si fa a botte. A quanti di voi frulla ancora per la mente la regoletta sulla virgola prima della e che ci inculcavano alle elementari? (Dico «ci», ma devo confessarvi che a me non è successo. Più che altro perché credo che l’ottima maestra Tucci non abbia mai spiegato le virgole, o io ero assente, o altrove, o non me lo ricordo, ma facciamo conto – visti gli schiamazzi sull’argomento – che anche io sia stato traviato come la maggior parte di voi.) Sono sicuro, intendo, che vi abbiano imposto un comportamento per l’ultimo elemento di un elenco. Ecco: il mondo si divide in quelli che non metterebbero mai e poi mai la virgola davanti a e congiunzione ma, cascasse il mondo, ne francobollano una davanti ai ma, e quelli che la mettono sempre e comunque davanti a e e davanti a ma. Poi ci sono, sparuti, i pensatori silenziosi. Una minoranza senza volto che si chiede: «Ma qui ci va la virgola?». Do subito la conclusione così stiamo tutti più tranquilli:
La virgola prima di e e prima di ma ci va solo se è necessaria.

Leonardo G. Luccone, Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto, Laterza

La proliferazione delle emoticon

17 luglio 2018

È curioso notare come nel Novecento e nei primi anni di questo secolo una certa stasi normativa e una scarsa permeabilità a possibili evoluzioni (da aggiungere, a mio parere, a un insufficiente ruolo della didattica nelle scuole secondarie e all’università) abbiano dato adito allo sviluppo rocambolesco di stili interpuntivi improntati su una semplificazione radicale come, per esempio, l’egemonia del punto fermo e la virgola multifunzione. Ciò che potrebbe sembrare una legittima scelta stilistica è piuttosto il risultato di ignoranza e pigrizia.
Un discorso a parte andrebbe fatto per l’estensione e la proliferazione iconica dei segni paragrafematici. Siamo più bravi a scegliere la faccina giusta che a deciderci tra punto o punto e virgola. E poi, va detto, una emoticon risolve in un attimo un sacco di guai.

Leonardo G. Luccone, Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto, Laterza

Orologi rossi ticchettanti

22 maggio 2018

I bambini un tempo erano astrazioni. Erano Forse sì, ma non adesso. La biografa prima assumeva un’aria di scherno quando sentiva parlare di scadenze biologiche, credendo che l’argomento dell’ossessione della maternità fosse robaccia per le riviste di stile. Le donne che si preoccupavano di orologi ticchettanti erano le stesse che si scambiavano ricette del polpettone al salmone e chiedevano ai loro mariti di pulire le grondaie. Lei non era e non sarebbe mai stata una di loro.
Poi, all’improvviso, era una di loro. Non per le grondaie ma per l’orologio.

Leni Zumas, Orologi rossi, Bompiani, traduzione di Milena Zemira Ciccimarra

Tuono che tutto scuoti

6 marzo 2018

Soffiate, venti, fino a che vi squarcino le guance!
Infuriate, soffiate! Sputate, voi, uragani e cateratte,
finché sommergerete i campanili
affogando anche i galli sopra i tetti!
Fuochi di zolfo, lesti come i pensieri,
avanguardie di folgori che fendono le querce,
scotennate questa mia testa bianca!
Tuono che tutto scuoti,
spiana a furia di colpi il tondo ventre
di questo mondo,
e schianta le matrici di natura.
Disperdi insieme tutti quanti i semi
che fanno l’uomo ingrato!

William Shakespeare, Re Lear, traduzione di Guido Bulla

 

Il lavoro redime

13 gennaio 2018

Il lavoro redime. Il lavoro salva. Preparata una torta di limone e meringa, fatta raffreddare la crema e la sfoglia sul freddo davanzale del bagno, mescolandoci dentro la notte nera e le stelle. Preparata la tavola, le candele, i bicchieri che gettavano scintille di cristallo sulla tovaglia gialla. Rassettato, ripulito con cura i tappetini, lustrato i tavoli di acero e i tavoli scuri. A preparare un pranzo, la gente, mi è tornata l’allegria. Servo a qualcosa.

Sylvia Plath, Diari, 12 gennaio 1958

Fuori

9 dicembre 2017

Fuori c’è la vita, la gioventù, la bellezza, la gioia che ride; e qui mille matti rinchiusi, prigionieri dei loro deliri, sudati, sporchi, poveri.

Mario Tobino, Le libere donne di Magliano

Una volta con Ingeborg

17 ottobre 2017

La vecchiaia, disse, è orribile. Ma tutto è orribile, le dicevo. Con una specie di allegria. Tentavo di convincerla che tutto è davvero orribile (a quel tempo le nostre vite non erano affatto male) e non per finta. Allora i suoi occhi irradiavano felicità, e passarono gli anni. Brevi. Ogni giorno andavo al Sant’Eugenio, reparto grandi ustionati. Due volte entrai in una stanza che doveva essere asettica.

Fleur Jaeggy, “La stanza asettica”, Sono il fratello di XX, Adelphi

L’amore al trotto

16 settembre 2017

Com’è difficile pensare all’amore andando al trotto. Al trotto di scuola poi, impossibile. Al galoppo, si può provare. Ma al passo!… Al passo, i pensieri dell’amante, felice o infelice che sia (ma un amante felice pensa poco), non sono sfibrati e frantumati dallo sballottamento, non restano indietro come soldati stremati nella neve o spiccioli sputati da una tasca logora, né sono proiettati in avanti e perduti oltre le orecchie della creatura che di buona o malavoglia galoppa.

Fabrizio Dentice, Messalina, Adelphi, Milano 1991, p. 50

Facevamo le scenette

16 settembre 2017

Nel Giardino l’uomo e la donna erano nudi senza vergogna, erano una cosa sola. Noi facevamo le scenette, ridevamo per un mezzo bicchiere di vino in quella congraga di eunuchi pelosi truccati da quello che più ci mancava e che cercavamo nella mammella della Vergine che suggeriva il nostro Dio bambino. Ci si induriva il pene e ne aveamo orrore, a guardare la Vergine con la mammella esposta.
Emanuele Tonon, “Fervore”, Mondadori