Archive for the ‘editoria romana’ Category

Né coi nostalgici né coi guru del nuovo

22 dicembre 2012

Incontro con Paolo Repetti, creatore insieme a Severino Cesari di Einaudi Stile libero. Stranamente, comincia lui e comincia proprio da Orwell: “Mi piace molto la scelta di fare un supplemento culturale non di recensioni con un gruppo di scrittori intellettuali giovani, e con una discussione che, per quanto a volte è ironica e paradossale, non è una cosa tipo Il Fatto quotidiano, cioè – andiamo a vedere chi c’è, cosa c’è dietro, il complotto, gli editori che stanno a fa’, chissà, adesso vi sveliamo noi gli arcani segreti. Dal punto di vista di uno che sta dentro una casa editrice grossa, che comunque si confronta con un mercato in modo piuttosto violento, c’è la sensazione di poter colloquiare”.

La prima cosa che hai detto è “non uno spazio che produce recensioni”.

“Non mi ricordo se tre o quattro o cinque anni fa, il manifesto fece una serie di interventi di Gabriele Pedullà contro l’industria culturale, il mercato, le pagine dei giornali, tutta quella roba lì insomma: aveva un tono insopportabilmente minoritario e nostalgico, come sé tutta la critica della cultura, che poteva essere quella derivata dalla grande coda della Scuola di Francoforte, si fosse ridotta oggi ad un rimpianto per perdita dell’aura, alla Benjamin: guardare il presente e guardare il futuro solo in termini di perdita di qualcosa: le librerie non sono più quelle di una volta; i giornali non danno più spazio ai critici letterari; gli editori fanno soltanto libri per fare mercato…Mi fa venire voglia di dire ragazzi l’antagonismo culturale significa togliere spazio al mercato, non lamentarsi perché il mercato esiste: perché il mercato esiste!”.

Noi siamo autori che pubblicano per Einaudi Mondadori Rizzoli…

“Sì sì! Il tentativo di andare contro una logica puramente di mercato non è che appartiene soltanto a chi sta fuori… È un problema che ci poniamo anche noi che stiamo dentro grandi gruppi editoriali”.

Nel tuo caso, con la tua esperienza prima con Theoria, indipendente, poi con Stile libero, come te lo poni il problema?

“Al momento credo stia vincendo la logica di una specie di grande mainstream dell’intrattenimento globale. È una fase culturale dov’è difficile trovare spazi dove le cose non vengano considerate solo intrattenimento. Compresi i libri complessi. Non è che voglio fare l’elogio dell’antagonismo, però se penso alla formazione che potevamo avere noi da ragazzi… senza voler fare un discorso nostalgico, però un conto è formarsi su Barthes, Foucault…”

Ma sono quelli su cui ci si forma anche adesso, se ti vuoi formare.

“Se ti vuoi formare. Oggi gli ideologi sono vissuti passivamente, e i loro nomi sono: Bezos, Zuckerberg e Steve Jobs La vera ideologia è fatta dai guru che hanno deciso attraverso la tecnologia i modi in cui noi stabiliamo relazioni, la cornice dentro cui ci muoviamo. Il caso di

Bezos e Amazon per noi editori è una cosa enorme: se io dovessi dire chi è in questo momento un personaggio verso cui gli intellettuali dovrebbero riflettere per capire come sta determinando la fine di un modello di industria culturale come eravamo abituati a pensarlo…”

Diventerà l’unico editore?

“Più che l’unico editore (perché poi secondo me per gli editori c’è uno spazio enorme all’interno di questa crisi), è ovvio che anche lì, se tu lasci Bezos tranquillo, lui conquista tutto. Diventa lui stesso editore, diventa lui stesso distributore di libri. A partire dall’imposizione di Amazon le conseguenze sono state la chiusura di una enorme catena di librerie [Borders]… Questa cosa non può non, come dire, innescare una riflessione per chi fa questo lavoro, perché noi ci troviamo nel giro di cinque anni a far sì che l’editore controllava fino a poco tempo fa tutto il processo, dal manoscritto alla stampa, alla pubblicazione e quindi all’accesso in libreria, la distribuzione. L’editore, che controllava tutta questa catena, potrebbe diventare un…”

Ma tu hai detto che secondo te c’è un grande spazio per l’editoria. Quale sarebbe?

“Io penso che l’editore, la sua ricchezza sarà sempre di più gli autori che ha e la capacità di far sentire agli autori che la mediazione e il filtro del marchio editoriale è un elemento di cui non si può fare a meno.

Se hai un progetto culturale dentro cui un autore vuole stare. Diciamo che Stile libero, in questo suo dialogo continuo col mercato, nasce da un’idea di Giulio Einaudi: quando io e Severino Cesari proponemmo una collana autonoma per la scoperta di nuove scritture giovanili e di generi, Einaudi disse: ‘Ve la faccio fare ma i libri usciranno dentro i Tascabili Einaudi’. Voleva dire che tu ti trovavi nella stessa numerazione prima Primo Levi, McEwan e poi, non so, il Libro

delle camerette dei giovani, il primo che abbiamo fatto. E questo ci obbligava a tirature molto più alte e un confronto col mercato molto più intenso. Giulio Einaudi era così. Se pensi all’operazione che lui fece con la storia della Morante, mettendo a 2000 lire un libro di 500 pagine – è un’operazione che oggi diremmo di marketing”.

Oggi come si spinge un libro?

“Oggi quando i libri anche letterari li butti in libreria e entrano nella discussione letteraria, nel mercato eccetera, sono comunque vissuti come prodotti, e basta! Cioè non senti più in questo momento quella sensazione che io avevo almeno fino a dieci quindici anni fa, in cui l’editoria di cultura aveva un suo linguaggio, con dei paratesti che lo accompagnavano, dei suoi tempi, perché esisteva una cosa che quando io sono entrato a lavorare era evidente, cioè se tu avevi un critico letterario dell’autorevolezza di Calvino o di Pasolini, che pubblicava una recensione in quello che oggi è considerato lo spazio più sfigato di tutti i giornali, l’elzeviro, sostanzialmente avevi fatto il

marketing del libro…”

E poi il libro come si trovava, dove si trovava?

“Il libro si trovava in libreria con facilità e non c’era un discorso di eccessiva rotazione. Era diverso il sistema di amplificazione dell’importanza del libro, era molto più lento…”

Adesso dopo sei mesi magari il tuo romanzo non è in libreria, proprio quando sta girando la voce.

“Paradossalmente l’ebook questa cosa la risolve perché mantiene il libro in una situazione di molto maggior reperibilità”.

Quindi quali sono i modi in cui vi rendete conto che un libro sta morendo?

“Dalle vendite. Nel momento in cui viene distrutta quella gerarchia verticale, dell’autorevolezza pedagogica del critico, trionfa una logica del più forte, della capacità che tu hai di imporre un libro”.

In pratica?

“Ottenere spazio. Anticipazioni, interviste, pezzi sui settimanali. Prima c’era Pampaloni sul Giornale, leggevamo lui e si decideva che libri leggere. Ovviamente non è che uno può dire ‘Allora, siccome è così, basta! È finita la letteratura’, perché la letteratura non è finita: semplicemente quel terreno ora appartiene a critici che fanno gli showman, quelli che danno 10 in pagella o 0”.

Paolo Repetti intervistato da Francesco Pacifico, Orwell, 22 dicembre 2012

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9 novembre 2011
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8 giugno 2011

Lo spirito dei soldi 

L'editoria è uno strano mestiere. Usa lo spirito per fare soldi, e i soldi per fare lo spirito.
  
Gian Arturo Ferrari

27 febbraio 2011

Solo Newton Compton

Narrativa italiana: 11(13) Il divoratore di Lorenza Ghinelli, Newton Compton; Innamorata di un angelo di Federica Bosco, Newton Compton;
Narrativa straniera: –;
Saggistica: –;
Varia: –.

6 luglio 2010

La guerra è finita
 
Una sera di settembre l’Agnese tornando a casa dal lavatoio col mucchio di panni bagnati sulla carriola, incontrò un soldato della cavadegna. Era un soldato giovane, piccolo e stracciato. Aveva le scarpe rotte, e si vedevano le dita dei piedi, sporche, color di fango. Guardandolo, l’Agnese si sentì stanca. Si fermò, abbassò le stanghe. La carriola era pesante.
Ma il soldato aveva gli occhi chiari e lieti, e le fece il saluto militare. Disse: – La guerra è finita. Io vado a casa. Sono tanti giorni che cammino – . L’Agnese si slegò il fazzoletto sotto il mento, ne rovesciò le punte sulla testa, si sventolò con la mano: – Fa ancora molto caldo – Aggiunse, come se si ricordasse: – La guerra è finita. Lo so. Si sono tutti ubriacati l’altra sera, quando la radio ha dato la notizia –.

 
Agnese Viganò, L’Agnese va a morire

3 luglio 2010

Minimum fax prima in classifica
 
Acqua in bocca di Camilleri-Lucarelli è primo in classifica generale.

20 giugno 2010

Fazi ai vertici

Narrativa italiana: –;
Narrativa straniera: 1() La breve seconda vita di Bree Tanner di Stephenie Meyer, Fazi; 4 (14) Il diario del vampiro di Lisa Jane Smith, Newton Compton; 10(16) La papessa di Cross Donna Woolfolk, Newton Compton; 11(6) L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, edizioni e/o; 13() Resta con me di Elizabeth Strout, Fazi;
Saggistica: –;
Varia: –.

18 aprile 2010

I vampiri dell’editoria romana

Narrativa italiana: –;
Narrativa straniera: 4(4) L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, edizioni e/o; 8(10) Breaking dawn di Stephenie Meyer, Fazi; 11(12) Eclipse di Meyer, Fazi; 14() Il diario del vampiro di Lisa Jane Smith, Newton Compton; 19() La legge dei nove di Terry Goodkind, Fanucci;
Saggistica: –;
Varia: –.

22 marzo 2010

Solo e/o

Narrativa italiana: –;
Narrativa straniera: 6(5) L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, edizioni e/o;
Saggistica: –;
Varia: –.

14 marzo 2010

Desolazione

Narrativa italiana: –;
Narrativa straniera: 5(7) L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, edizioni e/o; 12(9) Amabili resti di Alice Sebold, edizioni e/o;
Saggistica: –;
Varia: –.