Archive for the ‘oblique’ Category

La rassegna stampa di “La casa mangia le parole”

1 marzo 2020

“L’ho letto subito, divorato per la verità. È stata una sorpresa. Una sorpresa buona. È scritto in modo magistrale ma quel che più conta strutturato ancor meglio. Poiché letto anch’esso da poco, c’è qualcosa in comune con Il colibrì di Veronesi. Non c’entra niente, ovviamente. Ma sono due vere ‘commedie all’italiana’. Più toscana quella di Veronesi, più italiana in senso ampio quella di Luccone. La casa mangia le parole è sentimentale, drammatico, morale. Un libro vero. Un’opera prima, la più notevole degli ultimi anni.”
Franco Cordelli

“Quando traduci e curi molto bene i romanzi degli altri, e lo fai per vent’anni, dentro di te dev’esserci per forza un bravo romanziere. Leonardo G. Luccone lo ha trovato, e lo ha tirato fuori.”
Sandro Veronesi

“Un romanzo che scoppia di energia. La tristezza della discordia coniugale sulla faccia del figlio dislessico è lacerante, vivida. L’amicizia tra De Stefano e Moses è tratteggiata in modo meraviglioso. Sono i dialoghi magistrali a portare avanti il romanzo, un romanzo notevole.”
Percival Everett

“Lo stile smerigliato, naturalmente; i dialoghi perfettamente cesellati, certo; ma nessun critico ha ancora descritto una struttura così pazientemente costruita che non si nota nemmeno, così abilmente nascosta in bella vista che due personaggi ne parlano tra loro (senza contare un certo indirizzo email). La Casa è un capolavoro che aspetta con pazienza tutti quelli che troveranno la chiave per aprirla.”
Simone Barillari

“Scritto al polo opposto della commedia, il romanzo di Luccone sviluppa con serietà e immaginosità i temi pressanti del presente e scortica a sangue vivo chi ci racconta storielle consolatorie.
Non è usuale. E va preso in considerazione come tra i libri più originali e tragici della stagione.”
Silvio Perrella, lettera di candidatura al premio Strega

Materiali
– Comunicato stampa del libro;
– Copertina in media definizione;
– Copertina in alta definizione;
– L’autore.

Dicono di La casa mangia le parole
– Presentazione di Silvio Perrella al premio Strega, 26 febbraio 2020;
– Antonella Del Giudice (intervista) e letture di Stefano Ariota (letture), Il salotto Julie, Julie Italia, 26 febbraio 2020;
– Antonia Santopietro (intervista, con Moses Sabatini), zestletteraturasostenibile.com. 25 febbraio 2020;
– Eleonora Cadelli, linguaenauti.it, 21 febbraio 2020;
– illibraio.it, 17 febbraio 2020;
– L’Indiscreto, febbraio 2020;
– Lorenzo Morandotti, Corriere Como, 14 febbraio 2020;
– redazione, Corriere Como, 13 febbraio 2020;
– Antonello Saiz, satisfiction.eu, 12 febbraio 2020;
– Isabella Spagnoli, La Gazzetta di Parma, 11 febbraio 2020;
– Luca Bottura, Robinson, 8 febbraio 2020;
– Cinzia Zanchi, storygenius.it, 7 febbraio 2020;
– Antonello Saiz, giudittalegge.it, 4 febbraio 2020;
– Giovanna Triolo, parmareport.it, 3 febbraio 2020;
– Alberto Sagna, Momento-sera, 22 gennaio 2020;
– Monica Pezzella, nazioneindiana.com, 20 gennaio 2020;
– Salvatore Lo Iacono, Giornale di Sicilia, 17 gennaio 2020;
– Giacomo Giossi, il manifesto, 16 gennaio 2020;
– Mattia Insolia (intervista), lindiependente.it, 14 gennaio 2020;
– Filippo La Porta, la Repubblica, 12 gennaio 2020;
– Matteo Moca, Blow up, gennaio 2020
– appuntidicarta.it, 31 dicembre 2019;
– Alessandro Zaccuri, Avvenire, 20 dicembre 2019;
– Paola Zoppi, intervista, Radio proposta in blu, 18 dicembre 2019. Scarica mp3;
– Livio Partiti, ilpostodelleparole.it, 14 dicembre 2019;
– Laura Pezzino, vanityfair.it, libro #35, 13 dicembre 2019. Pdf;
– David Valentini, criticaletteraria.org, 13 dicembre 2019;
– Emanuela D’Alessio, viadeiserpenti.it, 2 dicembre 2019;
– Alessandro Beretta, la Lettura, primo dicembre 2019;
– Il Libraio, dicembre 2019;
– Simona Sparaco, tuttolibri, 30 novembre 2019;
– Gennaro Serio, il venerdì, 29 novembre 2019;
– Giovanni Di Marco, lucialibri.it, 24 novembre 2019;
– Intervento, Rai Letteratura, 20 novembre 2019;
– Tommaso Giartosio (intervista), Fahrenheit, Radio 3, 19 novembre 2019;
– iamjomarch.com, 10 novembre 2019;
– Intervista di Carlo Gallucci, Tg5, 13 novembre 2019;
– Enzo Baranelli, cabaretbisanzio.tk, 7 novembre 2019;
– pescarafestival.it, novembre 2019;
– Gabriele Ottaviani, convenzionali.wordpress.com, 12 ottobre 2019;
– Tiziano Gianotti, D di la Repubblica, 12 ottobre 2019;
– illibraio.it, 11 ottobre 2019;
– Il Mattino, 28 agosto 2019;
– Nina MacLaughlin, Boston Globe, 10 gennaio 2019.

In evidenza:
“C’è Carver, per stile e tematica, c’è l’autobiografismo spietato di Francesco Piccolo, c’è una filigrana di satira e autosatira che non concede nulla alla risata autoconsolatoria.”
Luca Bottura, Robinson, 8 febbraio 2020

“Il grande romanzo italiano parrebbe essere in realtà un grande romanzo americano; un romanzo che rompe gli argini dell’italianità tradizionalmente intesa. […] Nessuno aveva mai avuto il coraggio di farlo: valicare apertamente, platealmente il confine dell’italianità formato famiglia. […] quelli che non si sono ancora accorti che se un romanzo italiano oggi assomiglia a un romanzo americano è proprio perché – diamo credito alla realtà – l’Italia oggi assomiglia all’America. […] Non c’è bisogno di aver visto letto ascoltato e scopiazzato film libri musica in traduzione. Non abbiamo più bisogno di copiare. L’originale da cui copiavamo – se mai abbiamo copiato, perché in arte raramente si copia, più verosimilmente si trae ispirazione – ci appartiene. Si chiama contaminazione. […] Qualche anno fa lo stesso Luccone, che ha scritto un grande romanzo, non sarebbe stato d’accordo. Adesso chissà.”
Monica Pezzella, nazioneindiana.com, 20 gennaio 2020

“Luccone ha scelto il sentiero più stretto e impervio (salti temporali, digressioni, divagazioni, sottotrame) per sprigionare la propria fantasia romanzesca. Niente strizzate d’occhio al pubblico, per intenderci, poca affabulazione pura, piuttosto uno stile ricercato (con una grande attitudine ai dialoghi) che può disorientare quelli che non sono lettori forti.”
Salvatore Lo Iacono, Giornale di Sicilia, 17 gennaio 2020

“Luccone riprende i temi di un Novecento squassato ormai nella memoria di interprentazioni e reinterpretazioni e lo rimette a lucido proponendo al lettore i suoi migliori stilemi. […] evita stucchevoli soluzioni e lavora invece meticolosamente strutturando un corpo che si poggi su dialoghi ben scritti tanto da diventare una vera e propria spina dorsale narrativa. […] Luccone con La casa mangia le parole si definisce come autore con una voce propria, preludio migliore non si poteva prevedere.”
Giacomo Giossi, il manifesto, 16 gennaio 2020

“Un romanzo ‘ipernarrativo’ […], ossessionato dal nostro rapporto con le parole. Il fine è la meraviglia, ma anche un tener desta l’attenzione critica del lettore verso il nostro presente, dunque un ‘intrattenimento’ assai diverso da quello della letteratura-cabaret oggi dominante. […] Un punto di forza è rappresentato dai dialoghi, di rotonda, concisa perfezione.”
Filippo La Porta, la Repubblica, 12 gennaio 2020;

“Con una scrittura limpida, precisa e leggera, che funziona come strumento perfetto per una narrazione che si muove tra diversi piani temporali, Luccone mette in scena i travestimenti che presenta il reale, persone che si rivelano essere diverse da quello che sono, posizioni lavorative elevate che nascondono solo una profonda infelicità, incomprensioni tra i genitori che si trasformano nel dolore dei figli e, infine, la grande macchina del capitalismo, la sovrastruttura che raccoglie tutto, che mostra i suoi caratteri più spietati. Un romanzo duro, ma che non cancella la speranza di una possibile salvazione.”
Matteo Moca, Blow up, gennaio 2020

“Leonardo Luccone trascina il lettore nel gorgo di un racconto che da individuale (la crisi matrimoniale a seguito dell’emancipazione del figlio) diventa canto collettivo.”
appuntidicarta.it, 31 dicembre 2019;

“Esordio inconsueto con un impianto abilmente sostenuto da un alternarsi di piani temporali. Un finale tanto misurato nella sua formulazione quanto essenziale per cogliere l’equilibrio complessivo. Un Underworld italiano scandito da un intreccio di dialoghi straordinariamente verosimile.”
Alessandro Zaccuri, Avvenire, 20 dicembre 2019

“Sono tutti, madre, padre e figlio, sull’orlo di un anno che spazzerà via tutte le loro certezze.”
Laura Pezzino, vanityfair.it, libro #35, 13 dicembre 2019. pdf;

“Per rappresentare «il silenzio inconcepibile» delle parole Luccone ha messo in campo tutti gli strumenti di cui dispone […]). Ha costruito una metanarrazione senza regole temporali e narrative, consentendo alla realtà di irrompere continuamente nella fiction, e utilizzando al meglio il potente sostegno che la letteratura mette a disposizione di chi avverte un’urgenza, di chi dalla scrittura ricava un salvifico effetto.”
Emanuela D’Alessio, viadeiserpenti.it, 2 dicembre 2019

“Un romanzo ambizioso nella struttura e nella scrittura. […] Nella coralità del romanzo, Luccone lancia diverse tracce narrative che si annunciano insinuando attese nel lettore, per poi sparire e riemergere inattese a distanza: un moto carsico delle storie, ben gestito e reso possibile dall’ampiezza della compagine.”
Alessandro Beretta, la Lettura, primo dicembre 2019

“Il romanzo si muove su più piani e non segue una linearità cronologica. Un po’ come la memoria, va dove gli pare. Luccone però sa benissimo dove vuole condurci. Con una lingua chirurgica, controllata, abilissima nel definire caratteri e stati d’animo, e un dialogo convincente, lentamente ci porta verso un finale dove ogni nodo si dipana, ogni aspetto apparentemente slegato dagli altri trova una sua ragione d’essere.”
Simona Sparaco, tuttolibri, 30 novembre 2019

“Il fuoco della narrazione riesce a trovare un equilibrio tra fotografia di famiglia e panoramica collettiva, grazie anche al racconto della Bioambiente, azienda romana per la quale lavora De Stefano (raccontata soprattutto attraverso dialoghi particolarmente curati).”
Gennaro Serio, il venerdì, 29 novembre 2019

“È uno stile originale e ricercato, quello di Luccone, […] l’autore si affida al ricordo e consapevolmente abbandona sentieri sicuri, nel tentativo di stimolare il lettore, di spiazzarlo, di indurlo alla riflessione.”
Giovanni Di Marco, lucialibri.it, 24 novembre 2019

“Grande esordio nel romanzo di Leonardo G. Luccone. […] Dialoghi superbi come è raro incontrarne nella letteratura italiana contemporanea.”
Enzo Baranelli, cabaretbisanzio.tk, 7 novembre 2019;

“[…] una storia poderosa e di rara coerenza, che si muove su diversi piani intessuti fra di loro con eleganza e raffinatezza talmente pregevoli da apparire inconsuete, oltre che benedette, nel panorama letterario contemporaneo.”
Gabriele Ottaviani, convenzionali.wordpress.com, 12 ottobre 2019

“Luccone ha scritto il romanzo degli Anni di Merda – ed è un romanzo notevole. Finalmente, viene da dire: uno scrittore italiano da leggere. […] un elegante e luminoso esercizio di esorcismo che non lascia via d’uscita al lettore: merito di una padronanza della lingua che è sostanza di scrittura, rigore, e induce rispetto. Non è poco: è la base per trovare un ascolto serio e lo stigma dello scrittore. Diciamolo: è la letteratura.”
Tiziano Gianotti, D di la Repubblica, 12 ottobre 2019

“Comincia così, con un Capodanno pieno di non detti, il primo romanzo di Leonardo G. Luccone, che – grazie a uno stile inedito, dalla tessitura sapiente, all’uso incalzante e originale dei dialoghi, a un congegno narrativo che nel finale svela il suo magistrale equilibrio – tiene assieme i temi del disagio privato, la decadenza di un’intera classe, il grande sfondo di una Natura che pare ribellarsi alle nostre insolenze e mostra tutta la sua impietosa potenza.”
illibraio.it, 11 ottobre 2019

Il mondo che respira di Moses Sabatini

26 dicembre 2019

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“Siamo irradiati da un senso di colpa che pesa sulle generazioni future. Siamo colpevoli e ce ne freghiamo.”

Moses SabatiniQuesto mondo che respira, 2004

Intervista a Leonardo G. Luccone: editor, agente letterario e curatore di SARÀ UN CAPOLAVORO, raccolta di lettere di Fitzgerald

15 settembre 2017

Sarà un capolavoro, Fitzgerald, a cura di Luccone, copertinaSarà un capolavoro è una raccolta di lettere di e per Francis Scott Fitzgerald che, insieme alle note di Leonardo G. Luccone, compongono una biografia dettagliata dello scrittore e consentono di seguire il tormentato processo creativo delle sue opere, offrendo anche un disincantato spaccato del mondo culturale ed editoriale degli Stati Uniti nella prima metà del ’900. Emerge il profilo di un autore dall’animo umbratile e dallo stile di vita sregolato, tormentato dai debiti, ma allo stesso tempo consapevole del proprio talento, puntuale revisore di se stesso e lettore attento degli scritti altrui, capace di slanci generosi e risentite stoccate tanto verso i colleghi (in particolare l’amico-rivale Hemingway) quanto nei confronti della sua odiata e adorata compagna, Zelda. Di tradurre le lettere se n’è occupato Vincenzo Perna, mentre a curare l’opera è stato Leonardo G. Luccone, titolare dell’agenzia letteraria Oblique: ne ho approfittato per intervistarlo sia su questa pubblicazione edita da minimum fax sia sul suo lavoro.

Come nasce Sarà un capolavoro – Lettere all’agente, all’editor e agli amici scrittori? Hai proposto tu l’idea a minimum fax o sei stato contattato dalla casa editrice?
Lavoravo alle lettere di Fitzgerald da qualche anno e ho proposto a Giorgio Gianotto, il direttore editoriale di minimum fax, di progettare una specie di biografia di Fitzgerald attraverso la corrispondenza e i diari. Mi sono reso conto che era possibile raccontare questo grande autore da un altro punto di vista. Ne viene sovvertita la sua immagine istituzionale. Fitzgerald si è consumato nella scrittura. Eccessi e stravaganze sono una componente minoritaria della sua vita, è la buccia. Il libro mostra uno scrittore consapevole del funzionamento della macchina editoriale, un uomo fragile che diventa vittima dell’architettura che aveva messo in piedi. Nelle lettere scorre la preoccupazione per l’inefficacia dei suoi scritti e per la mancanza di soldi. Un assillo che lo spinge a chiedere continui prestiti al suo agente e al suo editor. Poi c’è il padre e il marito cinico e dolcissimo, geloso e vendicativo.

Quali aspetti della personalità di Francis Scott Fitzgerald hai scoperto o ti hanno colpito maggiormente durante il lavoro di curatela?
La tenacia, il rispetto per la scrittura, l’altruismo. Fitzgerald aiuta tanti scrittori a emergere (Hemingway, Wolfe). L’abnegazione. Ma più di tutti mi ha colpito la sua sensibilità. Alla fine della stesura del Grande Gatsby Fitzgerald capisce di aver scritto un’opera unica. Lo dice senza modestia a Perkins. Allo stesso modo era spietato con i suoi racconti più effimeri, scritti in due giorni perché aveva bisogno di soldi.
Pur spendendo tantissimo, Fitzgerald era piuttosto tirato col denaro. Per quasi tutta la vita ha compilato il Ledger, un libro mastro di entrate e uscite che comprendeva anche le spese di cancelleria e le mance.

Ritieni che il sostegno anche economico del suo agente, Harold Ober, e del suo editor, Max Perkins, abbiano contribuito a tenere a galla Fitzgerald o abbiano viceversa finito per indurlo a un tenore di vita al di sopra delle sue possibilità?
Entrambe le cose. Senza quei soldi sicuri (che poi restituiva sempre) si sarebbe contenuto; ma senza quei soldi non avrebbe avuto la possibilità di cimentarsi con ogni tipo di scrittura e non avrebbe sperimentato così tanto. Di fatto Fitzgerald scrive i racconti per mantenersi come romanziere e per sostenere il suo tenore di vita. Alla fine degli anni Trenta andrà a Hollywood perché è l’unico modo che ha per guadagnare mille dollari a settimana (il minimo indispensabile per coprire le spese delle cure di Zelda e l’istruzione della figlia Scottie). Come più volte ha detto, Fitzgerald ha raccontato sempre la stessa storia: quella di un ragazzo povero che si innamora di una donna irraggiungibile e per conquistarla fa di tutto.

«Possibile che la trasformazione delle opere stupefacenti in opere riconosciute da tutti sia cessata vent’anni fa?», «Naturalmente penso che gli strilli siano diventati un cumulo di fesserie, ma questo forse è il punto di vista dello scrittore, e il lettore qualunque non capisce gli scambi di favori che spesso ci stanno sotto»: sono due delle tante sconsolate considerazioni di Fitzgerald. La ristrettezza del mondo culturale è dunque una costante a cui tocca rassegnarsi? Cosa differenziava il panorama editoriale della prima metà del ’900 da quello attuale?
Questa è un’altra delle cose che viene fuori dal libro. Ci sono pochissime differenze. Le paure e le speranze sono sempre le stesse. Lo stesso dicasi per i limiti: solo i libri che hanno successo vengono portati avanti; gli altri venivano abbandonati subito anche allora. E, curiosamente, da Belli e dannati in poi, Fitzgerald non è uno scrittore di successo in volume. Vende poco e ricava poco dai libri. Il grande Gatsby è una delusione commerciale e di critica. Dopo qualche anno non si trovano più copie nelle librerie.
Una differenza importante – con l’Italia, intendo – è la popolarità e il rispetto per i racconti, sia quelli più popolari (Fitzgerald ne scrive tantissimi per The Saturday Evening Post), sia quelli più audaci.

Come nasce Oblique? Di cosa si occupa e chi ne fa parte oltre te?
Oblique è uno studio editoriale e un’agenzia letteraria. Ci siamo costituiti dodici anni fa e ci occupiamo di editoria libraria. Non siamo un’agenzia di servizi, ci interessano gli aspetti progettuali. Aiutiamo gli editori a fare il loro lavoro. Siamo un gruppo affiatato di persone che lavorano insieme da tanti anni ormai.

Quali sono le difficoltà maggiori nel rapporto col sistema editoriale italiano contro le quali ti scontri?
La mancanza di coraggio e il cambio bisbetico delle prospettive. L’assenza della progettualità a lungo termine. Credo che l’editoria italiana rifletta abbastanza bene la politica del nostro paese, anche se per la verità non abbiamo partiti buoni come l’Einaudi e l’Adelphi o Neri Pozza.

Quali caratteristiche devono avere e come vengono selezionati gli scrittori da voi rappresentati?
Ci devono piacere. Tendenzialmente giovanissimi ed esordienti, ma non è una condizione dogmatica. Il più giovane dei nostri autori ha ventun anni e il più anziano ottantanove. La media è comunque sotto i trenta.

Harold Ober era diventato agente quando aveva compreso che non sarebbe mai stato uno scrittore di talento: tu sei mai stato tentato dalla scrittura?
Non credo che la scrittura sia una tentazione. Si è scrittori o no, si ha qualcosa da dire o no.

Da lettore, quali sono state tra le pubblicazioni recenti quelle che ti hanno particolarmente colpito?
Per fortuna tante cose. I libri sul cibo dell’editore Giulio Tommasi, i libri di Orecchio acerbo e la linea editoriale della Graywolf Press, una casa editrice del Minnesota che in pochi anni è entrata nel novero degli editori che contano in Usa.

Sorgente: Intervista a Leonardo G. Luccone: editor, agente letterario e curatore di SARÀ UN CAPOLAVORO, raccolta di lettere di Fitzgerald

I lumini in lontananza nella notte

27 ottobre 2016

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Quella notte ebbi una visione. Non c’era piú la nostra casa, e neppure il palazzo, c’era solo la tromba delle scale e io iniziavo a scenderle sempre piú veloce rischiando di inciampare a ogni gradino. Dapprima correvo per scappare da qualcosa, poi mi accorsi di fuggire verso. Verso Anita, ferma al fondo, piccolissima come una bambola e screpolata. Io correvo a
perdifiato e, a ogni piano lasciato alle spalle, ne apparivano due nuovi e l’immagine di lei si allontanava rimpicciolendo, un cammeo bianchissimo e tondo lanciato in un vuoto senza fine. La persi di vista, caddi, mi svegliai zuppo di terrore e vidi fuori dalla finestra tanti lumini in lontananza nella notte, i lumini dei morti che non si spengono neanche col vento e la pioggia perché l’olio alimenta la fiamma.

Giorgio Ghiotti, Rondini per formiche, nottetempo

La prima serata di 8×8 – 2016

16 febbraio 2016

8x8, prima serata 2016, racconti

Ecco a voi gli 8 concorrenti della prima serata di ‪#‎8×8‬ (23 febbraio, Le Mura):

Stefano Felici, Boltzmann;
Anna Lovisolo, La colomba bianca;
Valentina Maìni, Traffico;
Marco Morana, Garage;
Gianluca Wayne Palazzo, La prima onda del mattino;
Olga Paltrinieri, Fratello;
Monica Pezzella, La croce di Sodoma;
Simone Traversa, Se non avesse preso il furgone.

Per leggere i racconti andate qui.

In giuria: Christian Raimo, Giorgio Gianotto, Alessandra Di Pietro, Leonardo Luccone.
Bando, regolamento e faq.

La minaccia e il Pil

30 settembre 2015

diamond, giordano, movimenti di popolazione

«Gli immigrati sono sempre più spesso additati come una delle principali cause del fenomeno criminale e quindi considerati una minaccia per la società […], eppure contribuiscono, spesso in modo considerevole, alla crescita del Pil del paese ospitante […]. Ci si trova quindi davanti a un paradosso: immigrati in gran parte utili ma percepiti come pericolosi. Bisogna chiedersi se il diffuso allarmismo nei confronti del movimento migratorio […] sia davvero giustificato»

Alfonso Giordano, Movimenti di popolazione, Luiss University Press, collana Piccole introduzioni

La presentazione a Roma:

Mercoledì 14 ottobre, ore 18,00 presso la Società Dante Alighieri, piazza Firenze, 27

Intervengono Jared Diamond e Carlo Rognoni.

L’offerta formativa di Oblique Studio

18 agosto 2015

I corsi di Oblique sono progettati per formare tutte le figure professionali che possano operare nel campo editoriale recuperando la tradizione e la componente artigianale propria di questo lavoro. Corsi per redattori, corsi per correttori di bozze, corsi specialistici di grafica editoriale e impaginazione e ebook.

via L’offerta formativa di Oblique Studio.

Tu sei la mia mamma sbriciolata

13 luglio 2015

la luce prima, emanuele tonon, oblique studio

Eri la mia regina. Mi dicevi, prima di andare a dormire, sorridendo: mi ritiro nelle mie stanze. E le tue stanze erano questa piccola cucina e questo piccolo salotto che ti faceva pure da camera da letto. La nostra vita insieme sembrava stesse prendendo il giusto verso. Invece, non era vero niente.

Amore, in questo tempo che ci separa, in questa mia solitudine di orfano, voglio provare a dirti le ultime parole che so. Eri arrivata nel mondo in un paesino della Calabria, un paesino tutto in salita. Dalla cima del monte potevi dominare con lo sguardo la costa tirrenica e quella ionica. Raggiungere la vetta del paesino partendo dalla tua casa era questione di polmoni e di gambe. Chissà come salivi tu quelle stradine, come parlavi con le amiche, come nascondevi la meraviglia del tuo corpicino, come vivevi umiliata da quel mondo di uomini. Io ho imparato quelle strade nelle mie estati di bambino, quando scendevamo dal profondo Nord verso quell’altro mondo che era la Calabria. Eri la prima di cinque figli. Due, te compresa, sono morti. Le sole cose che so di te bambina e adolescente me le hai raccontate a cucchiaini. Io, tuo figlio che ti scrive, di te conosco solo le poche cose che mi hai raccontato vincendo il tuo pudore di donna abituata al silenzio. Le altre cose le ho raccolte, le ho mendicate in giro, ne ho fatto tesoro. Ci sono misteri di te che non potrò mai sapere. Voglio ricomporre il tuo corpo sezionato, svuotato. Tu sei la mia mamma sbriciolata, spezzettata. Posso parlarti solo da questi pezzi di te che hai lasciato in giro per il mondo, tu che faticavi a varcare l’ingresso di questa casa dalla quale sei stata sottratta, improvvisamente. Io ho bisogno di fare memoria di te, di renderti la vita che mi hai dato, almeno così. Posso amarti solo nella ricomposizione di te, nel riempimento di te, lasciandomi andare allo scavo nella memoria, alla ricerca dell’introvabile tra i muri freddi di questa casa dal soffitto basso. Le cose di te, amore, non sono ferme laggiù, dove stai distesa: sono in giro per il mondo, sono in questa casa, scavalcano, precedono, guardano indietro me arrancare, me scavare, me stupito di trovare niente. Lo scavo inutile nella memoria: gli anfratti, i pertugi, i cunicoli. Il tempo obbliga alla distanza, esige l’accettazione dell’assenza, non ammette cedimenti. A me cedono le gambe, mamma, posso ricordarti solo in ginocchio.

Emanuele Tonon, La luce prima, Isbn edizioni

L’Italia a piedi e le cose che emozionano

20 aprile 2015

Pierantozzi, Tutte le strade portano a noi, Laterza

La mia non vuole essere una guida galattica sull’Italia a piedi, ma un caleidoscopio di storie che ti accompagnino lungo un’altra strada – la tua. In fondo qual è il vero rifugio del viaggiatore? La lettura, nient’altro che la lettura.

*

L’amicizia è fatta di orizzonti da travolgere, tanto quanto una strada, che una volta partita non c’è più verso di fermare.

 *

Passo le ore a chiedermi se, per me, la natura non sia qualcosa che conosco troppo a fondo perché riesca ancora a parlarmi. Intanto, ci perdiamo nel bosco. E non la paura, ma anche qui l’indifferenza ha la meglio: il suolo scosceso, molle d’acqua, cosparso di rovi. Sotto i piedi il terreno affonda, ci paralizza, braccia e gambe si impigliano nelle spine. E in tutto questo io rifletto intenzionalmente sulle cose che mi scuotevano l’anima da bambino, sulle cose che mi emozionavano.

Alcide Pierantozzi, Tutte le strade portano a noi, Laterza, Contromano

Come stanno al mondo gli autistici

20 aprile 2015

storia del mio bambino perfetto, marina viola

Tante persone che non hanno a che fare con autistici sono spaventate dal loro modo di stare al mondo, dal loro modo di guardare nel vuoto, di muovere il corpo, dall’apparente indifferenza che mostrano nei confronti di chi gli sta attorno. In un certo senso capisco il disagio, la diffidenza verso ciò che non si conosce.
Manca, senza ombra di dubbio, un’educazione al diverso. A scuola si condivide l’aula, ma poco altro, e da adulti sono ancora meno le opportunità di avere a che fare con disabili in generale. Anche negli anni Cinquanta si era sorpresi se una coppia nera o gay entrava in un ristorante e si sedeva di fianco a noi, ma poi con il tempo ci si è abituati a quella “differenza” e adesso nessuno ci fa più caso.

Marina Viola, Storia del mio bambino perfetto, Rizzoli