Archive for the ‘paradigmi’ Category

A cosa serve

14 settembre 2017

Non capisco proprio a cosa serva sapere tante cose ed essere tanto intelligenti e così via, se non riuscite a essere felici.

J.D. Salinger, Franny e Zooey, Einaudi

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Cucina di famiglia

25 aprile 2017

Una cucina particolarissima, non giudicabile col solito metro, che si potrebbe definire l’opposto della mensa aziendale è la cucina di famiglia: la cucina della mamma (o della zia). Può anche essere, per gli invitati, una cattiva cucina, ma per quelli di casa è una cucina speciale, che non fa male, che protegge, che, quando non c’è più, si ricorda con le lacrime agli occhi. Dice Flaiano: «Quando mia madre insisteva: “Prendi un altro po’ di fettuccine” (le sue fettuccine) mi sentivo infastidito. Ora quanto pagherei per risentire quell’invito e aver davanti quelle fettuccine».

Aldo Buzzi, L’uovo alla kok, Adelphi

La nuova media

14 marzo 2017

Abbiamo letto la legge e i programmi della nuova media.
La maggioranza delle cose scritte lì a noi ci vanno bene. E poi c’è il fatto che la nuova media esiste, è unica, è obbligatoria, è dispiaciuta alle destre. È un fatto positivo.
Fa tristezza solo saperla nelle vostre mani. La rifarete classista come l’altra?
La media vecchia era classista soprattutto per l’orario e per il calendario. La nuova non li ha mutati. Resta una scuola tagliata su misura dei ricchi. Di quelli che la cultura l’hanno in casa e vanno a scuola solo per mietere diplomi.
Perciò c’è un filo di speranza nell’articolo tre. Istituisce un doposcuola di almeno dieci ore settimanali. Subito dopo lo stesso articolo vi offre la scappatoia per non farlo: il doposcuola verrà attuato “previo accertamento delle possibilità locali”. Dunque la cosa è rimessa in mano vostra.

Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Libreria editrice fiorentina

L’agente letterario come il tennista

2 dicembre 2016

Questo lavoro è come il tennis. Non è importante solo la tecnica e fare punti, bisogna farli nel momento opportuno.

Andrew Wylie

Scrivere

23 ottobre 2016

Scrivere – diceva Fitzgerald – è «nuotare sott’acqua e trattenere il respiro».
Fitzgerald non era un grande teorico, ma quella è quanto di più esatto si possa dire del genio artistico. Ha a che fare con la sobrietà, il non dire tutto, l’omettere. Non c’è grande scrittore che non abbia omesso. L’omissione è arte. È l’essenza del genio. Non si può imparare.

Mentre insegnare a scrivere si può?
La grande scrittura non si insegna. Si può insegnare a scrivere decorosamente.

Pietro Citati, dall’intervista di Marco Cicala, «il venerdì» di «la Repubblica», 21 ottobre 2016

Compensazione

23 settembre 2016

“Mi piace scoprire cose sulla vita della gente,” proseguì Dulcie. “Immagino che sia una sorta di compensazione per lo squallore della vita quotidiana.”

Barbara Pym, Amori non molto corrisposti, astoria, traduzione di Bruna Mora

E poi succede, il destino

5 giugno 2016

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Al nostro paese erano tutti tipi fuori dal comune e un paio di ragazze erano bellissime. Ce ne furono altre prima e dopo ma è con Eily che creai un sodalizio. Certe volte ti ritrovi in ballo, sei richiesto, sei privilegiato, sei partecipe, e poi succede, il destino, e poi finisce e tu ti ritiri in buon ordine sapendo, ahimè, che tocca a qualcun altro.

Edna O’Brien, “Una donna scandalosa”, Oggetto d’amore, Einaudi Stile libero, traduzione di Giovanna Granato

Il primo capitolo è fondamentale

30 maggio 2016

“Il primo capitolo è fondamentale, Marcus. Se ai lettori non piace, non leggono il resto del libro. Tu come intendi cominciare il tuo?”
“Non lo so, Harry. Pensi che un giorno ci riuscirò?”
“A fare cosa?”
“A scrivere un libro.”
“Ne sono certo.”

Joël Dicker, La verità sul caso Harry Quebert, Bompiani, traduzione di Vincenzo Vega

Come odio questi attacchi terroristici

26 maggio 2016

“Come odio questi attacchi terroristici,” dice l’infermiera magra a quella più anziana. “Vuoi una cicca?”
La più anziana prende la gomma da masticare e annuisce. “Che ci puoi fare?” dice. “Anch’io odio le emergenze.”
“Non sono le emergenze,” insiste quella magra. “Io non ho problemi con gli incidenti e il resto. Sono gli attacchi terroristici, ti dico. Quelli rovinano tutto.”

Etgar Keret, “Improvvisamente, la stessa cosa”, Sette anni di felicità, Feltrinelli, traduzione di Vincenzo Mantovani

Ciò che conta nella vita è giocare di più e lavorare di meno

25 maggio 2016

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«Ascolta, sorellina. Se vuoi essere una vera cinese, devi essere brava in matematica. Se vuoi essere una finta cinese, tingiti i capelli di biondo e fatti chiamare Mary.»
Credo alla maggior parte delle cose che Lai Ker mi dice perché lui è davvero intelligente, prende sempre ottimi voti ma è anche un tipo sveglio. Naturalmente non lo ammetterei davanti a lui, ma qualche volta mi chiedo se abbia sempre ragione. Come quando continua a elencare le cose che fanno di me una «vera» cinese e quelle che fanno di me una «finta» cinese. Lui dice che i veri cinesi lavorano velocemente così possono giocare di nascosto mentre gli altri sgobbano.
«Sorellina, il tempo è fondamentale. Ciò che conta nella vita è giocare di più e lavorare di meno. La gente pensa sempre che i cinesi siano dei gran lavoratori, ma in realtà sono persone sveglie che finiscono di fare ciò che devono entro mezzogiorno per poi mettersi a giocare al computer.»
Mi ha anche detto che i «veri» cinesi mantengono sempre il loro nome cinese.
«Xing, hai presente, vero, quei ricconi bianchi che vivono in Asia e che cambiano il loro nome da Charlie a Chang o da Mike a Ming? Bisogna essere orgogliosi della propria cultura.»
Lai Ker è anche fissato con questa cosa dei Musi gialli devono farsi sentire o, per fare prima, MGDFS. Dice che se non sono intelligente o sveglia a sufficienza, o se non mi faccio sentire, sarò una «cinese senza voce» e verrò «ignorata dalla società». Lai Ker e il suo losco amico Jimmy Tang mi hanno spiegato il significato di MGDFS. Non farsi calpestare dai ragazzi bianchi, sparare battute a metà lezione e smascherare le commesse razziste nei negozi chic sono tutti esempi di MGDFS. Hanno detto che se voglio essere una «vera» cinese con una voce propria, devo fare come loro. Spero di riuscire a trovare presto la mia voce, anche se non ho ancora ben capito come si faccia.

PP Wong, La vita secondo Banana, Baldini&Castoldi, traduzione di Raffaella Patriarca