Archive for the ‘scrittura’ Category

Il segreto per scrivere un racconto

11 settembre 2017

“I’ll give you the sole secret of short-story writing, and here it is:

Rule 1. Write stories that please yourself.

There is no rule 2.

The technical points you can get from Bliss Perry. If you can’t write a story that pleases yourself, you will never please the public. But in writing the story forget the public.”

O. Henry intervistato dal New York Times 

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Writing is not an amusing occupation

15 agosto 2017

Only amateurs say that they write for their own amusement. Writing is not an amusing occupation. It is a combination of ditch-digging, mountain-climbing, treadmill and childbirth. Writing may be interesting, absorbing, exhilarating, racking, relieving. But amusing? Never!

Edna Ferber

Being a writer

8 agosto 2017

I finally understood that I really did have to put in the hard work, that becoming a writer was, in its own way, sort of like becoming a brain surgeon.

Valerie Sayers

Ero convinta che gli scrittori fossero gente calma

9 aprile 2017

Non credevo in lui. Non avevo capito quanto fosse necessario da parte mia dargli fiducia. Lo ritenevo senz’altro intelligente e dotato, ma non ero certissima che sarebbe diventato uno scrittore. Non riconoscevo in lui l’autorevolezza che, a mio giudizio, uno scrittore doveva possedere. Era troppo impaziente, troppo permaloso con tutti, troppo megalomane. Ero convinta che gli scrittori fossero gente calma, malinconica, esageratamente consapevole. Li consideravo naturalmente speciali, dotati dalla nascita di una qualità rara, luminosa e impressionante, di cui Hugo non disponeva. Pensavo che un giorno o l’altro se ne sarebbe accorto. Frattanto, Hugo abitava una realtà fatta di riconoscimenti e castighi che mi erano imperscrutabili e bizzarri quanto quelli vissuti da uno psicopatico.

Alice Munro, “Materiali”, Una cosa che volevo dirti da un po’, Einaudi, traduzione di Susanna Basso

Intervista a Alessandro Grazioli (8×8, seconda serata)

22 marzo 2017

In quanto ufficio stampa di minimum fax, come promuovi una raccolta di racconti? Ci sono davvero tutte queste barriere? C’è una differenza tra un autore italiano e uno straniero?
Naturalmente la prima cosa che mi viene da dire è che dipende dalla raccolta, se l’autore è italiano o straniero, se è un grande autore o se è un’opera postuma. Un conto è promuovere Il barile magico di Malamud, un conto è promuovere un’antologia di esordienti italiani. Tutto cambia di volta in volta: come dicevano le nonne, il minestrone lo fai con quello che hai. Dipende dalla natura del libro, dall’autore sia da un punto di vista puramente letterario sia da un punto di vista di disponibilità. Per esempio per la promozione di opere postume di spessore si cerca di «appoggiarsi» a scrittori che le hanno apprezzate.
Non c’è una grandissima differenza nella ricezione dei racconti piuttosto che dei romanzi, almeno per  minimum fax. È una casa editrice che da sempre pubblica racconti e che fa in modo che non abbiano mai meno valore rispetto al romanzo. Il racconto pubblicato e promosso da minimum fax fa parte della promozione e della comunicazione classica della casa editrice. È semplicemente una delle tante forme, non c’è una grandissima differenza in termini promozionali. Però in termini ricettivi, lì sono i numeri che parlano: ahimè i racconti hanno quasi sempre un punto in meno. È un caso che però varia di volta in volta. Abbiamo pubblicato un’antologia di racconti di italiani contemporanei fortunatissima in confronto ai grandi classici americani. Operazioni come quella di La qualità dell’aria (2004) e L’età della febbre (2016) sono state virtuosissime e fortunate in termini di media, di riscontro di pubblico e di vendite ma anche per la presenza nel dibattito culturale. Idem per Malamud e per Yates: del resto tutto a minimum fax è nato sulla scia del grandissimo maestro di racconti Raymond Carver. Se l’editore che pubblica Carver promuove dei racconti parte già avvantaggiato. C’è un’innata curiosità nei confronti di una raccolta di racconti pubblicata da minimum fax. E poi abbiamo fatto anche esperimenti ibridi sulla forma dei racconti: Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan è un romanzo o sono racconti legati? Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti sono racconti ma fanno parte di un’unica costruzione. minimum fax è l’editore giusto per dirti che non c’è differenza.

I racconti di questa serata per quel poco che si può capire come si inseriscono secondo te nel contesto della narrativa attuale? Trovi che siano in sintonia con ciò che viene promosso e venduto?
Vi confesso che, come l’ultima volta, io non li ho volutamente letti prima. Secondo me la funzionalità di 8×8 sta nella lettura ad alta voce. È chiaro che non è la performance che stabilisce il valore letterario di un racconto, però vorrei farmi sorprendere il più possibile.

Dei racconti in gara stasera a 8×8, ci sono degli autori su cui investiresti? Avresti in mente qualcosa di particolare per promuoverli?
Una cosa che secondo me ha sempre senso fare, nel caso di un esordio assoluto in una raccolta di racconti, è cercare di farli arrivare e leggere il più possibile: prepararne l’attesa con la lettura da parte di critici, altri scrittori e giornalisti culturali. Il nome e la voce dell’autore cominciano ad assumere una familiarità prima dell’uscita del libro per non lasciare che arrivi in libreria e basta. Si può dare l’anticipazione di uno dei racconti della raccolta o di uno inedito su uno spazio in rete, su un giornale. Lo scopo è preparare il terreno. Già è strutturalmente difficile non tanto per il racconto ma per un libro in generale: la settimana in cui esce il tuo libro ne escono altri trecento. Devi distinguerlo dagli altri e far capire perché è diverso: se è un romanziere o un autore di racconti già affermato non è necessario spiegare chi è e cosa scrive. L’esordiente è una scoperta assoluta, devo comunicare chi è e far sentire la sua voce. Come ho già detto, si tratta di creare l’attesa non tanto sull’effetto dell’uscita ma sulla qualità dell’uscita per far capire che quello che arriverà ha un suo valore.

Nella fase promozionale quanto incide secondo te la personalità e l’efficacia comunicativa di un autore?
Sarei un illuso purista se vi dicessi che non incide. Non dovrebbe ma è chiaro che, ahimè, una forma di influenza ce l’ha. Sta tutto nel modo in cui vuoi che quella fisicità incida. Se provi a sottrarti da una dinamica televisiva e far sì che la fisicità sia legata esclusivamente alla tipologia di voce dell’autore e cerchi di farla aderire al valore letterario dei suoi contenuti, allora ha un senso. L’intervista all’autore deve far arrivare la qualità di una nuova voce. Il valore di un autore non sta nella sua prestanza fisica, semmai questo è un «in più», altrimenti durerebbe il tempo di una stagione di moda. Sarebbe deprimente e sciocco.

A cura di Martina Mincinesi e Sara Valente

Lo scrittore è un couturier

24 settembre 2016

 

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Dopo ogni visita, quando stavo per andarmene, mi regalava dei libri; scrittori e scritture totalmente difformi – da Héctor Bianciotti a Irene Brin, da Max Beerbohm a Lidia Storoni Mazzolani – ma accompagnando ogni dono con lo stesso, bellissimo: «È bellissimo, verdrai, ti piacerà».
Una polimorfa passione di lettrice, che letterariamente mi spiazzava.
Quando le chiesi che cosa, al di là del suo lavoro di editrice, veramente le piacesse, mi rispose che la letteratura era per lei inscindibilmente connessa al divenire delle infinite trame della vita. E lo scrittore un couturier, che -allungando o accorciando, velando o mostrando – liberamente ricuce vita e parola: l’abito, plurale e necessario delle forme, che l’immaginario deve cucirle addosso, per rappresentarla – la vita – aggiungendo uno sguardo inedito sul mondo. Abiti e sguardi di scrittura, che l’affascinavano tutti, senza pregiudizi espressivi o limitazioni tematiche.

Maria Attanasio su Elvira Sellerio in La memoria di Elvira, Sellerio

Metafore parole fossili

2 settembre 2016

Credo che esistano solo alcune metafore essenziali, e l’idea di inventare nuove metafore, è sbagliata. Abbiamo, per esempio, tempo e fiume, vivere e sognare, dormire e morire, occhi e stelle. Tali esempi dovrebbero essere sufficienti. Invece, dieci giorni fa, ho letto una metafora che mi ha sorpreso molto. Appartiene ad un poeta indiano : “E ho scoperto allora che le montagne Himalaya sono il riso di Shiva.” Con altre parole, un dio terribile per un monte terribile. Ebbene questa metafora è nuova, almeno per me; non la posso collegare allo stock di metafore che ho citato prima. Mi è sembrato di scoprire nuove metafore a Chesterton, e dopo mi sono accorto che in verità non erano nuove. Per esempio, quando un viking danese dice nella “Leggenda del cavallo bianco”: “E il marmo come la luce solidificata della luna, / E l’oro come un fuoco ghiacciato”. Queste metafore sono certamente impossibili. Eppure, l’idea di comparare il marmo bianco con la luna bianca e il fuoco con l’oro, non è nuova. È espressa solo diversamente. […]
Mi ricordo cosa diceva Emerson: il linguaggio è una poesia fossile. Potete verificare questo fatto cercando una parola nel dizionario. Tutte le parole sono metafore – oppure poesia fossile, lei stessa un’incantevole metafora.

JL Borges

Nessuno deve dirmi come scrivere

13 luglio 2016

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«[…] hai una splendida carnagione, così candida e rosea, come le eroine dei romanzi. Hai notato», proseguì con aria sognante leccandosi dalle dita un ultimo residuo di panna, «che nei romanzi si parla continuamente dell’aspetto fisico delle protagoniste? Dev’essere penoso per Miss Milliment leggere quelle cose sapendo che lei non potrebbe mai essere descritta in quel modo».
«Non sono mica sempre così belle», puntualizzò Polly. «Prendi Jane Eyre».
«E poi ha dei capelli così belli! è vero che i capelli ramati tendono a scolorire con l’età», aggiunse pensando alla madre di Polly. «Diventano color marmellata annacquata. Oh, non parlarmi di Jane Eyre! Mr Rochester non parla d’altro che di quanto è piccola e fiabesca. Un modo furbo per dire che è bella».
«Chi legge vuole conoscere questi dettagli. Spero che non diventerai troppo moderna come scrittrice, Clary. Quei libri in cui non si capisce quello che succede». Polly aveva preso Ulisse dalla biblioteca di sua madre e lo aveva trovato davvero difficile.
«Scriverò alla mia maniera», replicò Clary. «Nessuno deve dirmi come scrivere».

Elizabeth J. Howard, Il tempo dell’attesa (La saga dei Cazalet 2), Fazi, traduzione di Manuela Francescon

Sua moglie deve continuare a scrivere

4 luglio 2016

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“Oh, ma è una catastrofe. Non va per niente bene,” si lamentò Mr Spicer, “devi dare una mossa a tua moglie. Non puoi permetterle di mollare così. Facciamo un altro bestseller come Disturbatore della quiete pubblica, andava via come focaccine, lo sai anche tu, e La penna è più forte… è andato benissimo. Ho ordinato la sesta edizione proprio oggi. Dobbiamo avere un altro libro di John Smith, è il momento giusto, dille di mettersi al lavoro su qualcosa dello stesso genere.”
“No,” ripeté Mr Abbott.
Mr Spicer corse incontro al suo destino e disse sorridente: “Ti dico io cosa fare: comprale una penna nuova, una di quelle belle paffute, e una grossa risma di carta bianca, e vedi che cosa
succede. Se questo non funziona…”.
“Pensa ai fatti tuoi,” disse Mr Abbott bruscamente, “e lascia stare mia moglie. Non ci saranno altri John Smith. Mia moglie non scriverà mai più… perché dovrebbe?”
“Ma santo cielo!” strillò Mr Spicer, sorpreso e costernato. “John Smith è un bestseller. Non dirmi che le impedirai di scrivere. Pensa che peccato,” continuò Spicer, torcendosi le mani, “pensa che peccato. Abbiamo fatto due libri, in assoluto i più divertenti che abbia mai letto – vera satira –, e tu mi vieni a dire che non ce ne saranno più? Lei deve continuare a scrivere, ha il suo pubblico. È un genio, e tu l’hai sposata e l’hai sbattuta in cucina a far da mangiare.”
L’ultima frase era scherzosa, ovviamente, ma Mr Abbott non era dell’umore adatto. Colpì rabbiosamente il tavolo con un pugno.
“Non cucina proprio niente, brutto idiota!” urlò. “Non fa altro che spassarsela, pranzi, cene, bridge…”
“Oh, mio Dio!” disse Mr Spicer con tono rispettoso. Scese giù dalla scrivania e se ne andò.

D.E. Stevenson, La vita matrimoniale di Miss Buncle, astoria, traduzione di Ester Borgese

Riepiloghiamo cosa fanno i personaggi

2 maggio 2016

Ma neppure lo stile elevato del capitolo V ci soddisfa del tutto. Vogliamo riprovare a volare un po’ più basso? Proviamo…

Le campane dei vari campanili hanno appena battuto il tocco. E per riprendere le fila sparpagliate di questo racconto non ci viene in mente niente di meglio che fermare subito l’orologio per visitare in contemporanea tutti i suoi personaggi di maggior spicco e vedere, dovunque si trovino, che cosa stanno combinando.

1. Egnocus. L’avevamo lasciato ieri sera nel suo bivacco sul roccione e lo ritroviamo ancora lì. Ha in mano un binocolo. Sì proprio quello che serviva al suo papà, quando ancora si consentiva di andare alle corse a San Siro, per vedere prima che ad occhio nudo come e perché stesse perdendo del denaro su un cavallo. Se lo puntasse sulla macchiolina che è un panfilo e che sempre pigramente oscilla tre o quattro miglia fuori di Portofino, e se quel blando sussidio da ippodromo fosse invece un telescopio, sia pure dei più scarsi, vedrebbe

2. Un bambino a lui sconosciuto che spenzolandosi sulla battagliola al mascone di sinistra passa il tempo a sputare nell’acqua. Dalla frequenza degli sputi e dalla persistenza con cui ne osserva i cerchi che s’allargano, si capisce che il bambino s’annoia. E così è infatti. Nessuno ha voluto dire a Bagio perché nonno Bogliaccio lo abbia relegato in questa barca, e poi nemmeno per andare in qualche posto ma per star fermi in mezzo al mare! Che gioco cretino. […]

Fabrizio Dentice, Egnocus e gli Efferati, Adelphi