Posts Tagged ‘adelphi’

Cucina di famiglia

25 aprile 2017

Una cucina particolarissima, non giudicabile col solito metro, che si potrebbe definire l’opposto della mensa aziendale è la cucina di famiglia: la cucina della mamma (o della zia). Può anche essere, per gli invitati, una cattiva cucina, ma per quelli di casa è una cucina speciale, che non fa male, che protegge, che, quando non c’è più, si ricorda con le lacrime agli occhi. Dice Flaiano: «Quando mia madre insisteva: “Prendi un altro po’ di fettuccine” (le sue fettuccine) mi sentivo infastidito. Ora quanto pagherei per risentire quell’invito e aver davanti quelle fettuccine».

Aldo Buzzi, L’uovo alla kok, Adelphi

Eccentrica

17 aprile 2017

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Greta Lovisa Gustafsson quando recitò in Ninotchka aveva già trentatré anni, eppure al regista Lubitsch parve la più inibita attrice che avesse mai diretto. Ella arrossiva, imbarazzata di apparire ubriaca in una scena del film al ristorante. Lubitsch se ne compiacque: Ninotchka, fanatica marxista, doveva essere malata di moralismo. Altro pregio: la fronte della Garbo era sì bellissima; ma vasta in un viso oblungo: perfetta fisiognomica dell’anima malinconica. E l’enigma del suo carattere era tutto nell’inclinazione alla noia triste, proprio come quella che il comunismo generava. Ma almeno Greta Garbo, se rideva, era incantevole. Il ripiegarsi delle guance ingenuo, la bocca, i vasti occhi rassicuravano la vita come un sole che sorge dalle nubi.

Geminello Alvi, Eccentrici, Adelphi

Bangkok e l’isola di Crusoe

15 febbraio 2017

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Usando la decina di vocaboli che avevo a disposizione potevo sopravvivere, mangiare e lavarmi, ma certo non addentrarmi nelle insidiose sfumature dei rapporti umani – e del resto non ne avevo neanche voglia. Nessuno riesce a capire fino a che punto Robinson Crusoe si godesse la sua solitudine. A modo loro, la casa di vetro e il giardino erano una specie di isola, persino tropicale, ma la differenza fra Crusoe e una transfuga a Bangkok nel Ventunesimo secolo erano i domestici con le cesoie da giardino, che dall’altra parte del vetro guardavano il farang – reperto A – allungato su un sofà che si esercitava con la calligrafia. Quelli su cui facevo veramente colpo erano i bambini, che passavano ore appesi ai rami, a mangiare pesce e a fissarmi preoccupati.

Lawrence Osborne, Bangkok, Adelphi, traduzione di Matteo Codignola

Atteggiamento verso le cose

1 novembre 2016

Atteggiamento verso le cose: come una madre, non voglio che nessuno dica niente contro T, che dica che è pigro o inetto: so che lavora, e sodo, ma chi guarda da fuori e pensa che scrivere significhi starsene a casa a bere caffè e a gingillarsi non lo vede. Un dramma.

Sylvia Plath, dai Diari, 3 gennaio 1959

Le riviste secondo Calasso

24 ottobre 2016

La rivista tradizionale è uno strumento rigido, che ha avuto la sua età aurea tra il 1890 e gli anni Trenta del Novecento, penso a «Commerce» di Marguerite Caetani, alla «Nouvelle Revue Française» o a «Corona» di Hofmannsthal, e presupponeva un tessuto di civiltà letteraria che oggi è venuto a mancare. Sullo schermo è possibile seguire strade nuove, quella per esempio della pubblicazione permanente: aggiungere, senza obbedire a scadenze, nuovi testi, che possono essere anche una glossa di poche righe, in un tacito gioco con il pubblico.
L’articolo completo qui.

Dino Messina, Roberto Calasso, le nozze fra un editore e internet, «Corriere della Sera», 25 maggio 2001

La storia di Adephi

20 ottobre 2016

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La nostra storia della casa editrice Adelphi attraverso la lente della rassegna stampa.
Sono tanti anni che ci lavoriamo, è ancora imperfetta, altro materiale è in attesa di essere lavorato, ma intanto eccola.

Céline: quasi tutti i critici contro di me

26 agosto 2016

[fine luglio 1936]

Cara N.
sono in viaggio per la Finlandia e Mosca. Mi chiedo cosa ne è di lei. Mi piacerebbe tanto avere sue notizie. Mi scriva a Parigi le risponderò subito. Forse passerò da Vienna al mio ritorno. E il bambino? È vicina al parto? M’hanno detto che si trovava in Inghilterra. È vero? Non ho più rivisto Lucienne. Si è innamorata d’un giornalista mi pare… Geloso chiaramente. Credo che lei gli abbia fatto scrivere delle porcherie sul mio nuovo libro… Insomma, ciò che fanno le donne in questi casi. A proposito, ho avuto problemi con Mort à Crédit. Quasi tutti i critici contro di me, e con che violenza! Non l’hanno neanche letto. Ciò che pensano m’è del tutto indifferente, ma le vendite ne hanno risentito. Ne venderò appena 40.000 – e sì che m’aveva dato del filo da torcere! Molto più che il Voyage! Ma tutto questo è vano. Non sto molto bene. Mi sono sentito veramente esausto dopo questo libro terribile. Vado a Mosca a veder di trovare un po’ di soldi.
T’abbraccio forte forte.
Louis

Louis-Ferdinand Céline, Lettere alle amiche, Adelphi, traduzione di Nicola Muschitiello

Céline: il premio Goncourt è una faccenda tra editori

15 agosto 2016

10 [dicembre 1932]

Cara N.
non sarò a Vienna prima del 2 o 3 gennaio. Ma verrò di certo HO IN TASCA IL BIGLIETTO. Il premio Goncourt è perso. È una faccenda tra editori. Ma il libro è un vero trionfo. Purtroppo! lei sa quanto mi facciano paura i trionfi. Non sono mai stato tanto avvilito. Questa canea umana che ti tormenta e t’insegue con la sua chiassosa volgarità è un orrore. Parto per Ginevra – domani – le scriverò da lì e da Berlino. Le farò sapere per telegramma il mio arrivo da Breslavia vero il 4 gen. Faccia dunque le sue vacanze senza problemi. Sono felice di poter passare qualche giorno con lei – tranquilli, tranquilli – prima di ritornare qui in tutto quest’orrore –
Il suo affezionatissimo
Louis

Louis-Ferdinand Céline, Lettere alle amiche, Adelphi, traduzione di Nicola Muschitiello

Céline alle amiche: sul Goncourt, sulla letteratura yoyo, sul Popo

14 agosto 2016

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dodici [novembre 1932]

Cara N.
è tanto tanto gentile ad aspettarmi e verrò certo a trovarla a Vienna verso il 5 o il 10 dic.
Questa recensione del libro mostra vera indipendenza di giudizio. Non conosco l’autore dell’articolo. Ma ci sono anche recensioni che mi coprono d’insulti e minacce. Non ha importanza, sono solo parole. Questi letterati s’eccitano molto con le parole e basta. Sono figli del Vento. Il mio disprezzo della letteratura è grande, N. Per me non è più importante dello yoyo. Io la pratico proprio come fosse uno yoyo. Perché la vita mi è atroce, perché devo pur passare il tempo e perché con lo yoyo vero non so giocare. Per il Goncourt ho scarsissime possibilità. Ne ho qualcuna, ma molto remota. Ci vorrebbe un miracolo. Non per il valore del libro yoyo che vale non meno d’un altro (è un’annata pessima) ma il tono anarchico dello stile può spaventarli molto. Una volta i giurati del Goncourt erano anarchici ma ora sono vecchi, non sono altro che zitellone conservatrici.
Per il resto, non ho molta fortuna in questo periodo della mia vita, ho mille problemi grandi e piccoli che m’assediano. Persone che ho aiutato molto, donne che ho tentato di strappare alla prostituzione e alla miseria mi danno addosso ignobilmente da ogni parte e possono farmi licenziare dal Dispensario! Ah, N.! la cattiveria umana e specie quella femminile in Francia è al suo culmine credo. Sono troppo curioso N., voglio sapere tante di quelle cose che mi caccio continuamente nei guai. Insomma speriamo che le cose si aggiustino. Non sono uno che si tira indietro, ma ci sono giorni in cui la Verità è troppo per me. Non sono abbastanza forte per guardarla in tutto il suo orrore umano e mondiale.
Lei è più tranquilla e molto equilibrata N. Non ha bisogno di rischi atroci per vivere. Io ho vissuto tanto in una tremenda tribolazione e credo d’essermi perversamente assuefatto. Dovrei scordare me stesso per poter scordare. Abbandonarmi su un mucchio di letame da qualche parte in un campo. Non sono più che una specie d’incubo ambulante che non ci tiene più tanto a continuare a vivere. Tutto questo non è molto bello, N. Mi scusi. Lo so che anche lei ha le sue tribolazioni e non è molto gentile da parte mia raccontarle le mie. Non lo farò più. Insomma stamattina mi lascio andare alle confidenze ma mi capita molto raramente. Viva il Popo! alla fine. Lui almeno non dice nulla, non parla, non scrive. S’accontenta di quello che uno gli dà. È il solo amico che ci resta.
Il suo affezionatissimo
Louis

Louis-Ferdinand Céline, Lettere alle amiche, Adelphi, traduzione di Nicola Muschitiello

Il tempo diacronico delle case

12 maggio 2016

Sono passati tanti anni, disse come se mi leggesse nel pensiero, ma sembra ieri. Entrammo in casa. Non c’erano più tanti mobili come un tempo e il disfacimento del giardino corrispondeva a quello nelle stanze, che ricordavo luminose, e che adesso sembravano inondate da una polvere rossiccia, sospese in un tempo diacronico dove si succedevano scene incomprensibili, tristi, lontane. La mia poltrona, la poltrona dove mi sedevo io, era ancora lì. María Canales seguì la direzione del mio sguardo e la notò. Si sieda, padre, disse, è a casa sua.

Roberto Bolaño, Notturno cileno, Adelphi, traduzione di Ilide Carmignani, foto Walker Evans