Posts Tagged ‘agenzia letteraria’

I lumini in lontananza nella notte

27 ottobre 2016

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Quella notte ebbi una visione. Non c’era piú la nostra casa, e neppure il palazzo, c’era solo la tromba delle scale e io iniziavo a scenderle sempre piú veloce rischiando di inciampare a ogni gradino. Dapprima correvo per scappare da qualcosa, poi mi accorsi di fuggire verso. Verso Anita, ferma al fondo, piccolissima come una bambola e screpolata. Io correvo a
perdifiato e, a ogni piano lasciato alle spalle, ne apparivano due nuovi e l’immagine di lei si allontanava rimpicciolendo, un cammeo bianchissimo e tondo lanciato in un vuoto senza fine. La persi di vista, caddi, mi svegliai zuppo di terrore e vidi fuori dalla finestra tanti lumini in lontananza nella notte, i lumini dei morti che non si spengono neanche col vento e la pioggia perché l’olio alimenta la fiamma.

Giorgio Ghiotti, Rondini per formiche, nottetempo

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L’agente letterario e l’autore (secondo Linder)

28 dicembre 2014

Erich Linder, il più grande agente letterario italiano

“L’agente non può limitarsi alla scelta dell’editore più adatto e agli aspetti contrattuali o economici […] occorre un suo intervento anche su copertine, caratteri, tipi di edizione, veste, pubblicità, eccetera”; “credo che l’autore sia vittima dell’editore”, “gli editori sono spesso degli ingenui e credo che abbiano bisogno di qualcuno che sappia vedere le cose con cinismo”, “l’autore deve solo pensare a scrivere. A fare i suoi affari ci pensa l’agente”.

Erich Linder, agente letterario

Il paese era tutto là

27 novembre 2014

Il paese dormiva, le case silenziose affacciate sul canale della Fossetta, le barche assonnate nell’acqua. Brondolo era tutta lì, in quell’unica via che dalle chiuse del Brenta costeggiava il canale fino alla piazzetta per poi perdersi negli orti. Le strade si chiamavano via Bassa, via del Mare, via dei Monti, via Alta, via del Fiume, via Vecchia, via Nuova, a seconda di dove portavano o di quando erano state costruite. In tutto ci abitavano una trentina di famiglie che si conoscevano bene tra loro, gente perlopiù nata e cresciuta lì, che considerava stranieri i veneziani e marziani tutti gli altri.

Mario Pistacchio e Laura Toffanello, L’estate del cane bambino, 66thand2nd