Posts Tagged ‘America’

Elena Ferrante apripista

7 settembre 2016

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[…] Il caso Elena Ferrante è un’altra storia. edizioni e/o, che pubblica il personaggio dietro pseudonimo inserito tra le cento persone più influenti del 2016 da Time, ha aperto una casa editrice in America, Europa Edition, il cui direttore Michael Reynolds spiega: “Ferrante è stata un’eco positiva per gli italiani: ha acceso un faro su altri scrittori connazionali, specie su un mercato difficile come quello americano, molto legato al proprio immaginario. Secondo me, per dire, il successo di Piperno sta nel fatto che lo si assimila, per temi e stile, a Bellow e a Roth”.

Roberta Scorranese, “I libri. Esportiamo un patrimonio editoriale: oltre seimila titoli tra fiabe e romanzi, Corriere della Sera, 6 settembre 2016

Il libro cartaceo vince

25 settembre 2015

Secondo l’associazione degli editori americani le vendite di ebook sono crollate del 10,4 per cento rispetto all’anno scorso, è la prima volta dalla loro introduzione sul mercato che si vede un dato così. La situazione americana è condizionata da un fattore specifico, l’aumento dei prezzi degli ebook ottenuto dalle case editrici dopo una lunga guerra con Amazon, che spesso ha reso la versione cartacea delle nuove uscite più conveniente di quella digitale, ma ieri il New York Times ha messo in fila nuovi dati, e ha mostrato l’altro lato della vicenda: mentre gli ebook crollano i libri risorgono. Per certe librerie americane il 2015 è stato l’anno migliore di sempre, tanto che negli ultimi tempi se ne sono aperte a centinaia, e gli editori costruiscono nuovi magazzini in previsione dell’aumento delle vendite. La paura è passata ovunque, visto che per esempio in Regno Unito già all’inizio dell’anno si esultava per la crisi dell’ebook, con il direttore di Waterstone’s, catena britannica, che diceva al Telegraph che le vendite del Kindle a Natale si erano “azzerate”. In Italia i dati dell’Associazione italiana editori dicono che gli ebook crescono (e le vendite di libri sono an cora in calo), ma occupano una quota di mercato così ridicola (3,4 per cento contro più del 20 in America) da non aver mai destato preoccupazione. Certo nessuno si duole per la rinascita dei libri cartacei.

Tratto da: Eugenio Cau, “Il declino degli ebook non è una buona notizia nemmeno per la carta”, Il Foglio, 25 settembre 2015

La sciatteria non è ammessa

17 giugno 2015

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Il corso per scrivani si tiene nella caserma di Lenggries. Noialtri sediamo alle scrivanie e gli istruttori vanno e vengono. Lo scrivano, ci dicono, è il soldato più importante di un reparto. Gli ufficiali muoiono o salgono di grado e così i sottufficiali, ma un reparto senza il suo scrivano ha la sorte segnata. Lo scrivano è quello che in battaglia sa quando gli effettivi sono ridotti, sa chi è morto, chi è ferito, chi è disperso e prende il comando quando a quello stronzo dell’addetto agli approvvigionamenti gli fanno saltare le cervella. Lo scrivano, truppa, vi porta la posta quando l’addetto alla posta si piglia una pallottola in culo, è lui che vi mantiene in contatto con i parenti a casa.
Dopo aver imparato quanto siamo importanti impariamo a dattilografare. Dobbiamo battere a macchina il modello di un rapporto di presenze giornaliere con cinque copie carbone e se si fa anche un solo errore, un segnetto in più, una battuta di troppo, una lettera al posto di un’altra, bisogna ribattere tutto.
Niente cancellature, cazzo. Questo è l’Esercito degli Stati Uniti e da noi le cancellature non sono permesse. Una cancellatura su un rapporto è un invito alla sciatteria su tutto il fronte. Truppa, qua difendiamo la posizione da quei rossi del cazzo. La sciatteria non è ammessa. Perfezione, truppa, perfezione. E adesso scrivete, cazzo.
Il ticchettio crepitante di trenta macchine da scrivere fa sembrare la stanza una zona di combattimento squarciata dai lamenti dei soldati dattilografi che sbagliano tasto per cui gli tocca strappare il rapporto dalla macchina e ricominciare da capo. Ci diamo i pugni in testa e li agitiamo al cielo dicendo agli istruttori che avevamo quasi finito, non è che per favore, gentilmente, possiamo cancellare questo segnetto del cazzo?
Niente cancellature, soldato, e modera il linguaggio che c’ho in tasca la foto di mia madre.

Frank McCourt, Che paese, l’America, Adelphi, traduzione di Claudia Valeria Letizia