Posts Tagged ‘Bambina mia’

Meglio non immischiarsi

24 dicembre 2013

Nonno aveva un fucile ed è così che le ha rovinato l’udito. Era un uomo arrabbiato e gli piaceva celebrare la sua rabbia. La cosa che più gli piaceva era far vestire di tutto punto mamma e le sorelle, costringerle a mettersi in fila vicine vicine mentre lui sparava; l’esplosione risuonava nell’aria sopra le loro teste e faceva male come se gli avesse svuotato il caricatore direttamente addosso. Lei ancora se lo sogna la notte, vestiti di percalle e colletto a farfalla, incubi che la fanno gridare, grida che riecheggiano per tutta la casa. A volte se lo sogna anche quando è sveglia. Parla con esseri che non vedo, pensa che l’albero di Natale o l’attaccapanni siano persone e li butta a terra. È meglio che non mi immischi quando litiga e scalcia contro questa cosa che la trascina lontano. Aspetto che ritorni in superficie a prendere aria e così la metto a letto, rimetto in piedi l’albero di Natale, raccolgo i cappotti, chiudo a chiave a doppia mandata tutte le porte e mi infilo sotto le coperte.

Tupelo Hassman, Bambina mia, 66thand2nd, traduzione di Federica Aceto

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Fiori di carta igienica

15 ottobre 2013

Raccolgo i fiori di Dennis dallo scaffale vicino al mio letto, uno per uno. Li tengo in mano quando dormo per tenere la bocca chiusa, ma al mattino la mia bocca è tutta arrossata per via di quella dozzinale carta igienica del Truck Stop che è adatta per essere piegata a formare una rosa ma è dura per la mia pelle morbida. Prendo un altro fiore per nascondere il rossore e lo porto così tutto il giorno.

Tupelo Hassman, Bambina mia, 66thand2nd, collana Bookclub

Denti

3 settembre 2013

Mamma si nascondeva sempre la bocca quando rideva. E anche quando parlava con troppa allegria e dilatava quei muscoli felici, scoprendo troppo i denti. Ancora oggi io sono in grado di riconoscere una persona del mio quartiere dai denti. O dal fatto che non ne ha. E quando mi capita di riconoscerle, queste persone le chiamo «famiglia». So subito per esempio che posso affidargli il cane, ma non le chiavi della macchina, e so che non posso essere sicura che si ricordino l’ora esatta in cui devono tornare a prendere i figli. So che se cominciamo a litigare e a un certo punto arriva la Madama, diremo di comune accordo: «Non si preoccupi, agente, è tutto sotto controllo».
So che cosa vogliono nascondere quando nascondono i denti. A quindici anni mamma aveva solo tre denti sani: tutti gli altri erano spezzati oppure marci o stavano per cariarsi. Ha avuto molto tempo per imparare a coprire quel sorriso. Per quanto fosse bella, alta, con le gambe lunghe, nonostante i lunghi capelli castani e la pelle chiara che non aveva mai perso la sua lucentezza, era quella vulnerabilità della bocca e anche quella vulnerabilità nello sguardo che spingevano gli uomini a tornare da lei. Probabilmente questi uomini tornavano solo perché lei era particolarmente propensa a riaccoglierli e, sì, forse mamma era una che ci stava facilmente, ma per quanto mi riguarda tanto di cappello perché, come potranno confermare tutte le donne che ci stanno facilmente, non è affatto facile far sembrare che la cosa sia facile. Comunque, per quanto potesse apparire carina, specialmente dopo essersi regalata per il suo venticinquesimo compleanno una bella dentiera bianca nuova di zecca, mamma non ha mai dimenticato quanto si sentisse brutta con quei denti orrendi. Nella sua testa lei è rimasta sempre la ragazza con i denti marci.
Stesso discorso per la debolezza mentale. Poco importa se poi nella vita dimostri di essere in gamba o se sei pieno di diplomi vergati su pergamena bianca: gli sbagli che hai commesso prima di imparare a fondo le lezioni che veramente contano non si cancelleranno mai. Quei documenti con tanto di timbri ufficiali, firme e controfirme puoi appenderli bene in vista su tutti i muri che ti pare e puoi metterli dentro cornici lucenti, ma la tua immagine riflessa sul vetro non riuscirà mai a farti dimenticare quanto ti sei sentito stupido quando eri alle prime armi. Non arriverà mai un momento in cui potrai finalmente sorridere senza vedere quegli spazi che hai in bocca.

Tupelo Hassman, Bambina mia, traduzione di Federica Aceto, di prossima pubblicazione per 66thand2nd, collana Bookclub