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Sua moglie deve continuare a scrivere

4 luglio 2016

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“Oh, ma è una catastrofe. Non va per niente bene,” si lamentò Mr Spicer, “devi dare una mossa a tua moglie. Non puoi permetterle di mollare così. Facciamo un altro bestseller come Disturbatore della quiete pubblica, andava via come focaccine, lo sai anche tu, e La penna è più forte… è andato benissimo. Ho ordinato la sesta edizione proprio oggi. Dobbiamo avere un altro libro di John Smith, è il momento giusto, dille di mettersi al lavoro su qualcosa dello stesso genere.”
“No,” ripeté Mr Abbott.
Mr Spicer corse incontro al suo destino e disse sorridente: “Ti dico io cosa fare: comprale una penna nuova, una di quelle belle paffute, e una grossa risma di carta bianca, e vedi che cosa
succede. Se questo non funziona…”.
“Pensa ai fatti tuoi,” disse Mr Abbott bruscamente, “e lascia stare mia moglie. Non ci saranno altri John Smith. Mia moglie non scriverà mai più… perché dovrebbe?”
“Ma santo cielo!” strillò Mr Spicer, sorpreso e costernato. “John Smith è un bestseller. Non dirmi che le impedirai di scrivere. Pensa che peccato,” continuò Spicer, torcendosi le mani, “pensa che peccato. Abbiamo fatto due libri, in assoluto i più divertenti che abbia mai letto – vera satira –, e tu mi vieni a dire che non ce ne saranno più? Lei deve continuare a scrivere, ha il suo pubblico. È un genio, e tu l’hai sposata e l’hai sbattuta in cucina a far da mangiare.”
L’ultima frase era scherzosa, ovviamente, ma Mr Abbott non era dell’umore adatto. Colpì rabbiosamente il tavolo con un pugno.
“Non cucina proprio niente, brutto idiota!” urlò. “Non fa altro che spassarsela, pranzi, cene, bridge…”
“Oh, mio Dio!” disse Mr Spicer con tono rispettoso. Scese giù dalla scrivania e se ne andò.

D.E. Stevenson, La vita matrimoniale di Miss Buncle, astoria, traduzione di Ester Borgese

Meglio non leggere proprio

9 marzo 2012

Malgrado l’opinione di Roberto Calasso, credo che i lettori italiani siano peggiorati negli ultimi trenta-quarant’anni. Non c’è da meravigliarsi. La generazione letteraria del 1910-1924, che pubblicava i propri libri attorno al 1960-1970, è stata la più ricca e feconda apparsa da secoli nella letteratura italiana.
I lettori ereditavano le qualità degli scrittori. Erano lettori avventurosi e impavidi, che non temevano difficoltà di contenuto e di stile, fantasie, enigmi, allusioni, culture complicate e remote. In quegli anni libri bellissimi ebbero un successo che oggi non si potrebbe ripetere. Penso sopratutto a due casi. Quello dell’Insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera; e quello delle Nozze di Cadmo e di Armonia di Roberto Calasso. Non si era mai visto un così arduo libro di saggistica, fondato su una analisi rigorosa dei testi, conquistare un pubblico tanto vasto, e ripetere il suo successo in ogni Paese.
Oggi la lettura tende a diventare una specie di orgia, dove ciò che conta è la volgarità dell’immaginazione, la banalità della trama e la mediocrità dello stile. Credo che sia molto meglio non leggere affatto, piuttosto che leggere Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho. Intanto, continua la scomparsa dei classici. Gli italiani non hanno mai letto Dickens e Balzac. Oggi, anche Kafka (che nel l970-80 era amatissimo) va a raggiungere Tolstoj e Borges nel vasto pozzo del dimenticatoio. Per fortuna, restano i poeti: o, almeno, una grande poetessa, Emily Dickinson.
Anche i numeri stanno calando. Negli ultimi mesi le vendite dei libri – sia delle clamorose novità sia del lento catalogo – sono discese di circa il 12 per cento rispetto agli anni precedenti: così mi dicono. È una vera catastrofe editoriale, alla quale speriamo che portino rimedio i prossimi mesi dell’anno. La spiegazione è ovvia: la crisi economica si è allargata e si è estesa. Ma niente è meno costoso, e tanto indispensabile, come il piacere della lettura.
Il principale rimedio è la diminuzione del prezzo dei libri. Molte case editrici ricorrevano, negli anni passati, a un sistema di vendite scontate (del 20 o 30 per cento) in alcuni mesi dell’anno, specialmente ottobre, novembre, dicembre. I risultati economici erano notevoli. La cosa mi sembra perfettamente legittima. Non vedo perché una casa automobilistica possa abbassare, per qualche mese, i prezzi delle vetture, e una casa editrice non possa diminuire quelli dei libri. Ma, nel 2010, è accaduta una cosa inverosimile. Sottoposto a non so quali pressioni, il governo ha di fatto ucciso le vendite straordinarie dei libri, o le ha ridotte al minimo. L’industria editoriale italiana è gracile e fragile. Se non si vuole farla affondare completamente, il provvedimento del 2010 va assolutamente abolito. Ogni editore venda i propri libri al prezzo che preferisce.

Pietro Citati, “Dan Brown, Coelho, Faletti: bestseller da non leggere”, Corriere della Sera, 9 marzo 2012