Posts Tagged ‘Bookclub’

Il western di Céline Minard

7 novembre 2014

Jeffrey camminava a grandi passi e pensava agli uomini, a ciò che li separa, a ciò che li unisce, ai fucili e alle diverse forme che può prendere la curiosità insopprimibile degli uni per gli altri.

Céline Minard, Per poco non ci lascio le penne, 66thand2nd, traduzione di Elena Sacchini

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Meglio non immischiarsi

24 dicembre 2013

Nonno aveva un fucile ed è così che le ha rovinato l’udito. Era un uomo arrabbiato e gli piaceva celebrare la sua rabbia. La cosa che più gli piaceva era far vestire di tutto punto mamma e le sorelle, costringerle a mettersi in fila vicine vicine mentre lui sparava; l’esplosione risuonava nell’aria sopra le loro teste e faceva male come se gli avesse svuotato il caricatore direttamente addosso. Lei ancora se lo sogna la notte, vestiti di percalle e colletto a farfalla, incubi che la fanno gridare, grida che riecheggiano per tutta la casa. A volte se lo sogna anche quando è sveglia. Parla con esseri che non vedo, pensa che l’albero di Natale o l’attaccapanni siano persone e li butta a terra. È meglio che non mi immischi quando litiga e scalcia contro questa cosa che la trascina lontano. Aspetto che ritorni in superficie a prendere aria e così la metto a letto, rimetto in piedi l’albero di Natale, raccolgo i cappotti, chiudo a chiave a doppia mandata tutte le porte e mi infilo sotto le coperte.

Tupelo Hassman, Bambina mia, 66thand2nd, traduzione di Federica Aceto

Nella metropolitana di NY

30 luglio 2013

A Pax piaceva la metropolitana di quella città. Gli piacevano i suoi echi, il suo calore, le zaffate di marcio, la sua congrega di musicisti, sbandati e turisti, il modo in cui il suo tanfo che sa di uovo ti entra in bocca, entra in bocca a tutti. La forza democratizzante della metropolitana, la sua ineluttabile evocazione della morte che verrà per tutti noi, in qualche modo era rassicurante. Piastrella che trasuda. Cemento vischioso. Ratti enormi e tremanti con le code che sembrano l’antenna di una macchina. Pax restava sottoterra per giorni e giorni. Viaggiava. Camminava. Osservava. Gli piaceva aspettare sui marciapiedi, bloccato nella ressa, gli piaceva quel respirare e sudare collettivo, le facce che le persone facevano quando la folla le schiacciava – o meglio, gli piacevano le facce che le persone cercavano di nascondere, gli occhi distolti, le labbra strette, gli piaceva quando una faccia tradiva il suo proprietario. C’era una faccia che vedeva dappertutto. Quella di una ragazzina.

Sarah Braunstein, Il dolce sollievo della scomparsa, 66thand2nd

 

Come le madri

8 marzo 2013

Prima tappa. Come le loro madri, queste ragazze da marito si sono appassionate alla storia, alla geografia, alla letteratura. Diversamente dalle loro madri, si sono laureate, hanno fumato, discusso nei bistrot, portato i pantaloni, approfittato della Nanterre imbandierata di rosso per scappare al mare, hanno preso lo zaino, le amiche o il fidanzato e sono andate a vedere un pezzo di mondo. Come le loro madri, hanno studiato senza pensare a un mestiere. Come mia nonna, Brigitte e mia madre si sono sposate.  Dopo il secondo figlio hanno lasciato il lavoro, intrapreso giusto per arrotondare lo stipendio del marito a inizio carriera. Forse come mia nonna, dopo Nanterre, dopo il mare, dopo i bistrot e il pezzo di mondo, hanno scoperto la solitudine della casalinga.
Seconda tappa. Come mia madre, ho voluto studiare. Per colpa di mia madre, voglio lavorare. Come mio padre, farò l’avvocato. Tale è il percorso un po’ allucinato delle donne emancipate a metà.

Caroline Lunoir, La mancanza di gusto, 66thand2nd

Volevo fare

13 dicembre 2012

Ma Grace, a sedici anni, diceva alla madre: «Io non mi sposerò mai, mai e poi mai».
La madre sorrideva. «La pensavo anch’io così, sai? Volevo fare la—».

Sarah Braunstein, Il dolce sollievo della scomparsa, 66thand2nd

Che tipo di moglie sei?

23 novembre 2012

Una volta finito di mangiare, le guance dell’uomo avevano assunto un altro colore. Prese fiato e disse: «Sto andando in città. Voglio trovarmi una moglie. Faccio male ad ammetterlo? Sarebbe meglio non dirlo forse. Sembra una cosa infantile. O antiquata. Andare in città in cerca di una moglie».
Il bourbon aveva reso Judith meno spigolosa.
«Che tipo di moglie vuoi?».
Lui alzò un sopracciglio. «Che tipo? Perché, quanti tipi ci sono? Non lo so. Un tipo gentile. Un tipo fedele. Magari con gli occhi scuri».
Si girò per guardarla bene in faccia. Da vicino lui aveva una palpebra leggermente afflosciata. Un viso lungo, serio, due mezzelune scure sotto gli occhi.
Le chiese: «Tu che tipo di moglie sei?».
Era una domanda stupida, lei lo capì quando se la vide ritorcere contro.
Lui aspettò.
Come rispondere? Come descrivere il senso di infinita costrizione, la tenerezza, il desiderio di essere sola e la gratitudine di non esserlo, e la fantasticheria di qualche altro uomo che la gettava sul sedile posteriore della sua macchina come un sacco d’immondizia?
Avrebbe potuto dire qualsiasi cosa. Voleva toccargli il viso. Voleva togliergli le scarpe e i pantaloni. Rispose: «Un tipo schifoso».

Sarah Braunstein, Il dolce sollievo della scomparsa, 66thand2nd

Piccole donne

22 ottobre 2012

Lasciate che abbia sedici anni un altro po’. Lasciatele dipingere cervi volanti e margherite gialle. Lasciatela fantasticare su Parigi, sulle Galápagos, Giakarta, Berlino. Guardate i libri che legge: Amelia Earhart, Emily Dickinson, romanzi polizieschi per maschi in età prepuberale. Quanto è giovane. Quanto si sbaglia su sé stessa. Fatele dono delle convinzioni sbagliate, solo per un altro po’, un paragrafo ancora.

Sarah Braunstein, Il dolce sollievo della scomparsa, 66thand2nd, a novembre in tutte le librerie

Portata via… scomparsa

19 ottobre 2012

Ricky disse: «Forse è soltanto scappata di casa».
«Credo che sia stata portata via».
«Chi può dirlo? Nessuno. E poi non è questo che conta. A lungo andare non fa più tanta differenza».
«Fa una differenza enorme».
«A lungo andare non ha più importanza, dico».
«Ha sempre importanza».

Sarah Braunstein, Il dolce sollievo della scomparsa, il 15 novembre in tutte le librerie per 66thand2nd

Destinati a essere buoni

16 ottobre 2012

Quanto moriva dalla voglia di essere cattivo, quanto moriva dalla voglia di disprezzare proprio quelle convenzioni che costituivano la sua essenza. Povero ragazzo. Povero amore. Era destinato a essere buono.

Sarah Braunstein, Il dolce sollievo della scomparsa, 66thand2nd