Posts Tagged ‘Corriere della Sera’

Elena Ferrante apripista

7 settembre 2016

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[…] Il caso Elena Ferrante è un’altra storia. edizioni e/o, che pubblica il personaggio dietro pseudonimo inserito tra le cento persone più influenti del 2016 da Time, ha aperto una casa editrice in America, Europa Edition, il cui direttore Michael Reynolds spiega: “Ferrante è stata un’eco positiva per gli italiani: ha acceso un faro su altri scrittori connazionali, specie su un mercato difficile come quello americano, molto legato al proprio immaginario. Secondo me, per dire, il successo di Piperno sta nel fatto che lo si assimila, per temi e stile, a Bellow e a Roth”.

Roberta Scorranese, “I libri. Esportiamo un patrimonio editoriale: oltre seimila titoli tra fiabe e romanzi, Corriere della Sera, 6 settembre 2016

Lo scrittore è un servo

3 giugno 2015

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La fase che l’appassiona di più del suo lavoro? La ricerca storica, l’ideazione, la scrittura?
Direi l’istante magico in cui trovo la tessera mancante per il mosaico, che, come in un gioco per bambini, fa accendere una luce quando la colloco al posto giusto. Una specie di lampo. Succede per esempio quando una mia fantasia trova conferma nella storia o quando un personaggio finalmente diventa vivo. A volte ho dovuto attendere per anni questo lampo. È un’illusione, infatti, che lo scrittore possieda una lampada con la quale illumina l’oscurità; piuttosto è come un servo che deve aspettare a piè fermo nel buio fin quando il lampo non arriva.

Hilary Mantel, intervistata da Isabella Bossi Fedrigotti, La Lettura del Corriere della Sera, 24 maggio 2015

Fare l’editor oggi

8 gennaio 2014

[…] Fare l’editor oggi è tante cose. È svegliarsi e allungare una mano verso lo smartphone per scoprire da una email che, mentre dormivi, un thriller dal Canada è stato venduto in mezza Europa, e che se vuoi aggiudicartelo per l’Italia hai forse sei ore per leggerlo e formulare un’offerta, che diventerà più alta ogni minuto che passa. È arrivare in ufficio e trovare ogni mattina un cumulo di dieci dattiloscritti, e scegliere in pochi impietosi minuti quali sono i tre che verranno letti. È decidere fino a che punto puoi sostenere un autore senza «appoggiarlo» a radio o tv, perché talvolta il libro non basta. […] È scegliere per la pubblicazione il momento ideale dell’anno, incastrando decine di variabili, e dover convincere un autore che gli conviene aspettare diciotto mesi, o un altro autore che invece è necessario uscire subito e deve annullare la settimana bianca perché il pdf va mandato in stampa tra dieci giorni. È capire come differenziare i libri affinché ciascuno trovi il suo spazio in un mercato mai così saturo, e prendere decisioni apparentemente irrazionali come fare «un brutto titolo che funziona». […] È trovare un testimonial disposto a dire su una fascetta che il romanzo è bello, bellissimo, anzi di più. È scoprire alle otto di sera che il Grande Autore ha finalmente consegnato il nuovo romanzo e sarebbe carino fargli sapere qualcosa entro domattina. È pensare i libri anche in base alla possibilità di piazzarli bene all’estero, o di venderne i diritti cinematografici. […] È intuire se un libro si può proporre in digitale non come una semplice versione ebook ma come un’esperienza di «lettura aumentata», con contenuti extra che l’amata carta non potrebbe accogliere. È seguire costantemente Twitter nella speranza che là dentro stiano sbocciando le migliori voci di domani, e spiegare a un giovane esordiente che la presenza in Rete è fondamentale per promuoversi. È tenere d’occhio il serbatoio immenso del self-publishing, e augurarsi che l’intuito ti indichi la pepita che potrebbe fare di te l’editor più innovativo del nuovo millennio. È essere raggiungibili sempre e ovunque, non soltanto da capi e colleghi, ma anche da plotoni di sconosciuti con il dattiloscritto in rampa di lancio, perché chiunque oggi può scoprire in pochi clic chi sei, qual è la tua email. […]

Stefano Izzo, “Le mie giornate a inseguire il libro perfetto”, la Lettura del Corriere della Sera, 3 gennaio 2014

Cosa conserva la memoria

6 agosto 2013

Grazie al tempo che cancella i brutti ricordi, la memoria può conservare il suo lato ingenuo e stupidamente ottimista.

Guy Delisle, Shenzhen

La lingua straniera per Jumpha Lahiri

16 aprile 2013

“L’estate scorsa, in Italia, come per un riflesso condizionato, ho cominciato a scrivere in italiano nel diario. Pieno di sbagli e soddisfazioni, perché sono riuscita a tornare al momento in cui ho cominciato a scrivere quando ero piccola. La cosa più viva nel mondo è una lingua straniera. […] L’inglese è la mia lingua, ma non è la mia lingua madre. Quando ero piccola ho cominciato a parlare in bengalese che, secondo i miei genitori, doveva essere la mia lingua. Poi, ho tradito il bengalese per l’inglese. E adesso? Questa è una seconda ribellione, un tradimento verso me stessa. L’inglese era un tradimento verso i miei, la famiglia, questo è un tradimento verso di me. So che è un procedimento molto difficile. Sinuoso […] curvoso, si dice?”

Jumpha Lahiri, intervistata da Luca Mastrantonio per “La Lettura” del Corriere della Sera, 14 aprile 2013