Posts Tagged ‘Dall’8 al 12 settembre Festival Internazionale di letteratura e cultura ebraica’

Per me la messa voleva dire dramma

23 gennaio 2016

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[…] Con il passare del tempo i riti della messa cominciarono a perdere il loro fascino. Che i preti leggessero sempre da un libro mi sembrò improvvisamente un fatto arido e meccanico. Notai quanto i rituali cattolici, con la loro pompa, ricordassero la pacchianeria di un melodramma. Ero inorridita dalla rapidità con cui la Chiesa ostracizzava e umiliava, da come la minaccia del castigo fosse sempre incombente, come un pugno pronto ad abbattersi. I parenti di un uomo che conoscevo non poterono organizzare un funerale cattolico dopo la sua morte perché doveva dei contributi alla Chiesa.
Mi rivoltava l’enfasi con cui la Chiesa raccoglieva soldi, il potere tracotante dei preti, il crescente scarto tra la dottrina e la vita delle persone. Era una Chiesa che aveva paura di sé stessa, di esaminarsi, e che preferiva crogiolarsi in false certezze.
Desideravo più compassione e meno legge canonica. Provai ad andare alle messe del Rinnovamento carismatico cattolico, un movimento simile a quello pentecostale e disapprovato dalle istituzioni ufficiali della Chiesa. Riuscii a resistere qualche settimana, fino a quando non ne potei più dell’astiosa bigotteria di persone che chiamavano Gesù “fratello”, si lanciavano in teatrali profezie e consideravano le donne con i pantaloni delle peccatrici.
Poco dopo andai a studiare in un college negli Stati Uniti. Ero incuriosita dalla Chiesa cattolica locale. Andai alle messe organizzate per gli studenti, apprezzandone le chitarre e l’atmosfera informale e accogliente, ma l’insieme mi sembrò frivolo e inadeguato. Per me la messa voleva dire dramma, incenso e vetrate colorate. […]

dall’articolo “La mia educazione cattolica” di Chimamanda Ngozi Adichie, Internazionale, 8 gennaio 2016

Il cortile dello scrittore

28 settembre 2013

Un tempo l’essere riconosciuti aveva una territorialità culturale. Ovvero, io pubblico un piccolo libro per il mio mondo: la città dove abito, il mio ambiente di lavoro, i miei parenti. Sogno il successo universale, ma è il mio territorio che mi deve riconoscere e parlo a coloro che condividono le mie radici. La scrittura era identitaria, era presentarsi al proprio mondo con la propria storia. Gli editori a pagamento hanno fatto danni incalcolabili: pubblicando libri destinati al macero e dando l’illusione della fama letteraria. Ma gli autori in fondo lo sapevano e fingevano di crederci. Importava poter regalare personalmente le copie. Il corpo dello scrittore con l’oggetto libro.

Roberto Cotroneo, Sette, 27 settembre 2013

Dall’8 al 12 settembre Festival Internazionale di letteratura e cultura ebraica

4 settembre 2012

Tel Aviv è diversa rispetto al resto di Israele. È una città libera, cosmopolita, gayfriendly, ha il mare, le spiagge, molto viva, dinamica. Gli arabi vivono con gli israeliani, non ci sono discriminazioni. Secondo me Tel Aviv è l’esempio di come dovrebbe essere tutto lo stato di Israele.

Etgar Keret, autore di All’improvviso bussano alla porta, Feltrinelli