Posts Tagged ‘David Foster Wallace’

Dire mai

27 dicembre 2015

Lei dice non mi importa se tu mi credi o no, è la semplice verità, tu continua pure a credere quello che ti pare. Quindi è sicuro che sta mentendo. Quando dice la verità impazzisce pur di convincermi a crederle. Perciò sono sicuro che sta mentendo.
Lei si accende una sigaretta e guarda fuori, lontano da me, fa la maliziosa con la sigaretta bene in vista e lo sguardo verso la finestra ancora bagnata, e io non so proprio cosa dire.
Dico Mayfly io davvero non so cosa dire o cosa fare e se posso crederti più. Ma queste sono le cose che so. So che io invecchio e tu no. E so che ti do tutto quello che ho da darti, con le mani che ho e con il cuore che ho. Tutto quello che ho dentro, io te l’ho dato. Tenendolo insieme e lavorando duro ogni giorno. Ti ho fatto diventare la ragione di ogni cosa che faccio. Ho provato anche a costruirti una casa da offrirti, per farti restare con me, perché fosse bello restare con me.
Mi accendo anch’io una sigaretta e butto il fiammifero nel lavabo dove ci sono gli altri fiammiferi e i piatti e la spugna e tutte queste cose qua.

David Foster Wallace, “Dire mai”, La ragazza con i capelli strani, Einaudi Stile libero, traduzione di Francesco Piccolo

DFW: E questo è amore?

12 settembre 2015

E questo è amore? È come se fossi stato incatenato a lei. È come se, appena cercavi di andare avanti con la tua vita, il dolore della depressione clinica fosse tornato di nuovo. È come se la depressione clinica fosse la canna della pistola che ti spingeva verso l’altare.[…] qui l’amore non c’entra: c’entra la poca stima di sé e il volersi fare del male e l’accontentarsi di poco, scegliere un coma al posto dei tuoi compagni.

David Foster Wallace, Infinite Jest, edizione Fandango

Cosa vi siete persi

15 gennaio 2015

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If you’ve watched tennis only on television, you simply have no idea how hard these pros are hitting the ball, how fast the ball is moving, how little time the players have to get to it, and how quickly they’re able to move and rotate and strike and recover. And none are faster, or more deceptively effortless about it, than Roger Federer.

David Foster Wallace, “Federer as Religious Experience”, New York Time Magazine, 2006

Un gavettone di merda per DFW

21 luglio 2013

Wallace “si è lasciato prendere troppo da proprio talento e da alcune recenti teorie letterarie”.

Kirkus Review su La ragazza dai capelli strani di D.F. Wallace, 1989

Wallace scrive a Morrow: “Un gavettone di merda vero e proprio […]. Ho detto a Gerry che stavolta non leggerò nessuna dannata recensione, buona o pessima che sia”.

Tre tipi di scrittori secondo David Foster Wallace

12 luglio 2013

Wallace era dell’opinione che gli scrittori contemporanei andassero divisi in “tre squallidi filoni”, corrispondenti a tre diverse reazioni all’insidiosità del potere televisivo. Nel primo trovavano posto i giovani avanguardisti del Brat Pack letterario come McInerney ed Ellis, che secondo Wallace praticavano un “nichilismo alla Neiman Marcus strombazzato attraverso yuppies dagli stipendi a sei cifre e la loro progenie dall’abbronzatura artificiale e moralità inesistente”. Il secondo filone era rappresentato dai minimalisti; Wallace definì il loro stile come “Realismo catatonico anche detto Ultraminimalismo anche detto Carver malriuscito”. Il terzo filone comprendeva chiunque altro Wallace avesse mai letto, in particolare gli scrittori prediletti dai suoi insegnanti in Arizona. Questi autori praticavano un “ermetismo da workshop, narrativa per la quale il complimento più alto presuppone le parole ‘competente’, ‘rifinito’, ‘senza problemi’, narrativa sulla quale le pre- e proscrizioni da Programma di scrittura incombono con la forza occlusiva degli orizzonti: niente personaggi senza traumi freudiani in un passato accessibile, senza descrizioni fisiche paradiagnostiche; niente immagini che non sfumino nella metafora updikeana d’ordinanza; niente attacchi senza una scena a forte tinti che ‘mostri’ quello che viene ‘detto’; niente epiloghi se prima non si verifica un’epifania preannunciata da un Freytag qualunque su un Macintosh qualunque”.

D.T. Max, Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi, Einaudi Stile libero

Le bozze di Infinite Jest

15 giugno 2013

L’editor Michael Pietsch commenta così nel maggio 1993, a caldo, dopo aver letto le 750 pagine della prima bozza di Infinite Jest:

È un romanzo di frammenti, quasi che la storia fosse un oggetto andato in mille pezzi che qualcuno sta cercando di raccogliere. E la struttura si adatta perfettamente alle vicende umane sinistrate dei protagonisti; inoltre riesce a ricreare due universi, la casa-famiglia e l’accademia di tennis […]. Di tanto in tanto nell’alternarsi delle linee narrative si intravede un “io” che potrebbe essere colui che sta cercando di tenere tutto insieme.

D.T. Max, Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi, Einaudi Stile libero

Il genio non è riproducibile

7 settembre 2012

[…] Roger Federer dimostra che la velocità e la potenza del gioco professionistico odierno sono semplicemente lo scheletro, non la carne. Ha, in senso figurato e letterale, ridato corpo al tennis maschile e per la prima volta da anni il futuro di questo sport è imprevedibile. Avreste dovuto vedere, sui campi esterni, quel variegato balletto che è stato il torneo juniores a Wimbledon quest’anno. Volée corte e mix di effetti, servizi rallentati e stratagemmi orditi tre tiri prima, il tutto accompagnato dai grugniti e dalle cannonate di prammatica. Se tra quegli juniores ci fosse un novello Federer non è dato sapere. Il genio non è riproducibile. L’ispirazione, però, è contagiosa, e multiforme, e anche soltanto vedere, da vicino, la potenza e l’aggressività resi vulnerabili dalla bellezza significa sentirsi ispirati e (in un modo fugace, mortale) riconciliati.

David Foster Wallace, “Federer come esperienza religiosa”, in Il tennis come esperienza religiosa, Einaudi Stile libero Big

Il senso della ripetizione è che non c’è senso

6 settembre 2012

Ragazzi, la cosa più importante è la ripetizione. Dall’inizio alla fine, sempre. È ascoltare le stesse storie motivazionali all’infinito finché il loro puro peso ripetitivo le fa sprofondare nelle budella. È fare sempre le stesse aperture e le stesse chiusure e gli stessi colpi, alla vostra età conta solo la ripetizione, i risultati vanno lasciati in secondo piano perché non cacciano mai nessuno sotto i quattordici anni per scarsi risultati; dovete ripetere gesti e movimenti finché il peso accrescitivo delle ripetizioni fa sprofondare in basso i movimenti stessi, oltre la coscienza fino nelle regioni più interne, e attraverso la ripetizione sprofondano e imbevono l’hardware, la Cpu. Vanno a far parte del linguaggio-macchina, della parte autonoma che vi fa respirare e sudare. Non è per caso se si dice qui Mangiate, Dormite, Respirate tennis. Sono cose autonome. Per accrescitivo intendo l’accumulare attraverso gesti ripetuti senza intervento della mente. Il linguaggio-macchina dei muscoli. Fino a che riuscite a giocare senza pensarci. A circa quattordici anni, anno più anno meno. Fatelo e basta. Non state a pensare se c’è un senso. Certo che non c’è un senso. Il senso della ripetizione è che non c’è senso. Aspettate fino a quando imbeve il vostro hardware, poi vedrete come vi si libera la testa.

David Foster Wallace, Infinite Jest