Posts Tagged ‘Delfina Vezzoli’

Un posto inverosimile, che non è Gilead

28 novembre 2016

_le-cure-domestiche-1477888543.jpg

Mi chiamo Ruth. Sono stata allevata, insieme a mia sorella più piccola, Lucille, da mia nonna, Mrs Sylvia Foster, e quando lei morì, dalle sue cognate, Miss Lily e Miss Nona Foster, e quando loro scapparono via, da sua figlia, Mrs Sylvia Fisher. Siamo passate da una generazione all’altra, ma abbiamo sempre vissuto nella stessa casa, la casa della nonna, costruita per lei da suo marito, Edmund Foster, un impiegato delle ferrovie che lasciò questo mondo molti anni prima che io ci entrassi. Fu lui che ci relegò quaggiù in questo posto inverosimile.

Marilynne Robinson, Le cure domestiche, Einaudi, traduzione di Delfina Vezzoli

Era l’estate delle terrazze sui tetti

4 novembre 2015

DonDeLillo Underworld

Prima c’era una stanza vuota. Poi comparve qualcuno che cominciò a mettere oggetti sulla tavola, a spostare riviste e libri di fotografia e a portare via ciotole, vasi di coccio e fiori recisi, per poi rimettere al loro posto alcuni libri di fotografia, ma solo quelli che denotavano uno stato sociale elevato. Poi la gente prese ad arrivare a spizzichi e bocconi e partì qualche sporadica conversazione, a volte un po’ imbarazzata perché non tutti si conoscevano fra loro. Quindi la stanza si riempì lentamente, la conversazione si fece più sciolta e le maschere cominciarono a calare. Klara parlava con qualcuno in un angolo, rendendosi vagamente conto che l’atmosfera si stava scaldando e che cominciavano a prevalere la cordialità, l’umorismo, l’allegria di ritrovarsi, e non è forse una di quelle cose a cui non si pensa ma che a ben pensarci è stupefacente, il modo in cui i particolari del contatto, i movimenti degli occhi e i gesti di saluto, i sorrisi di riconoscimento, gli aggiornamenti reciproci che carburano il dialogo iniziale – il modo in cui tutto questo si trasforma in energia e circola fra gli ospiti come un angelo ispirando racconti e chiacchiere, corteggiamenti e osservazioni fuori luogo, fondamentalmente il farsi della storia umana, anche se la gente non beve più come una volta, per cui non si può dire che sia il gin a renderla allegra e spontanea. È soprattutto l’incoraggiamento degli altri.

Don DeLillo, Underworld, Einaudi, traduzione di Delfina Vezzoli

La forza dell’io di Brodkey

2 giugno 2013

Immagine

Ero considerato una bella mente, supposizione che aveva un che di misterioso, per non dire di improbabile. Ero fisicamente ben messo, e irruente, un fastidio per gli altri, sempre pronto a far danno, a qualche bravata semidelinquenziale, e troppo presuntuoso, a volte, o una cosa o l’altra (spesso comunque non davo problemi); e poi, non componevo sinfonie, non scrivevo poesie e non mi producevo in stregonerie matematiche. Nessuno riponeva una particolare fiducia nella mia memoria, dato che i miei ricordi non combaciavano mai con quelli degli altri e il mio modo di ricostruire gli eventi forniva già un’interpretazione anche al semplice elenco dei fatti e delle azioni.