Posts Tagged ‘Duchessa del nulla’

Il futuro

21 dicembre 2012

Davanti all’attaccapanni accanto alla porta d’ingresso mi fermo a valutare un bastone da passeggio, un ombrello e, inspiegabilmente, un rastrello. Li escludo tutti. Gli occhiali da sole mi scivolano sul naso mentre infilo decisa le braccia nel mio cappotto, e mi tocca risospingerli più volte prima di determinare l’angolo esatto d’inclinazione della testa che fa sì che gli occhiali restino al loro posto. Poi spingo la porta; cigola potentemente, come la porta di un grande castello. Eccolo, quel famoso mondo esterno di cui tutti parlano. Il giorno torna a sorridermi. In un salto supero i due gradini e mi avvio rapida per il lungo sentiero che porta in città. Avrò tutto il tempo di costeggiare la scuola prima che la madre riporti a casa il bambino. Scommetto che ha portato il bambino in qualche bar speciale a mangiare i cannoli; lui chiacchiererà della sua nuova scuola, come una volta chiacchierava con me di mille cose. Non dovrebbe lasciargli bere il caffè, non dovrebbe, o se ne pentirà. Una ventina di passi sul vialetto, mi fermo e torno di corsa verso casa. Irrompo nell’ingresso, tolgo cappotti e sciarpe dall’attaccapanni e li getto da parte finché non trovo ciò che sto cercando. Oh, sì, il cappello della mamma. Strappo la rosa che ne orna la tesa e mi pianto il cappello saldo sulla testa. Poi esco di nuovo, sbattendomi la porta alle spalle. Il suono mi piace tanto che riapro la porta e la sbatto ancora diverse volte. Poi ripercorro i miei passi sul lungo sentiero. Vado verso nord, a Roma. O almeno credo sia il nord.

Heather McGowan, Duchessa del nulla, Nutrimenti-Greenwich

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Noia o umore nero

7 novembre 2012

Le unioni felici sono quelle in cui gli sposi sanno tutto l’uno dell’altro, oppure quelle in cui ignorano tutto. I matrimoni mediocri si fondano invece su una semifiducia: ci si lascia sfuggire una confessione, un sospiro; si esprime un barlume di desiderio o di sogno, poi ci si spaventa; ci si tira indietro; si esclama: “Ma no, non hai capito…”; si mormora, vigliaccamente: “Sai, non dovevi prendere alla lettera quello che ho detto”; ci si affretta a rimettere la maschera, ma l’altro ha visto quelle lacrime, quel sorriso, quello sguardo indimenticabile… Se è saggio, chiuderà gli occhi. Altrimenti, insisterà, si ostinerà: “Ma tu hai detto… Insomma, non ti capisco, tu stesso mi hai confessato…”. Poi: “Giurami che non pensi più a quella donna… Giurami che non rimpiangi quella vita”.
Nell’ombra del letto coniugale, Thérèse ripeteva sottovoce:
“Giurami che non pensi più a Renéè… Giurami che sei felice…”.
E lui: “Sì. Calmati. Dormi”.
Felice? Lei non poteva capire. Bernard si annoiava — un male senza rimedio. Quella noia, quella specie di oscuro torpore dell’anima, era cominciata molto presto dopo il matrimonio.

Irène Némirovsky, I falò dell’autunno, Adelphi

 
Che parola buffa, matrimonio. Rivedo la torta grigia, la collezione di vestaglie nel ripostiglio. Mi sposò, e io cominciai a decompormi. Quando mio marito era al lavoro io correvo in città. A fumare sigarette con la ragazza che ci vendeva le uova, a fare visite all’insegnante di piano o al fornaio che mi sfornava dolci che frantumavo sotto i denti nel tragitto di ritorno. Mio marito mise a punto un fischio stonato, sollecito nel farmi notare che mi aveva salvato da una vita di fatiche. Se c’è una cosa che detesto è essere salvata. D’altra parte, a mio marito piaceva salvare giovani donne, così come cani morsicati o cavalli recalcitranti. Poco dopo averlo salvato, al cane morsicato dovemmo sparargli. Il parallelo ti sarà chiaro senza che ne debba precisare i termini. Essere salvata mi mette d’umore nero, e quest’umore l’ho riversato nel matrimonio e quest’umore è l’unica cosa che abbia portato con me quando me ne sono andata, oltre a un’ingente quantità di contanti.

Heather McGowan, Duchessa del nulla, Greenwich-Nutrimenti

Sacrificarmi non è il mio forte

14 settembre 2012

Do un’occhiata al bambino. C’è qualcosa che ostruisce lievemente il suo respiro. È un bambino minuto. Mi domando se per caso non sia un nano. Ho così poca esperienza con i bambini. Non so dire con sicurezza quale sia la norma per uno di sette anni. La luna alle mie spalle è così chiara che vi getto l’ombra dentro. Agito una mano, la mia ombra agita una mano. Agito l’ombra della mia mano verso il bambino per vedere se si sveglia spontaneamente. Se poi sei davvero un nano, non rimarrò tutta la vita a prendermi cura di te, dico rivolta alla sua sagoma addormentata. Sacrificarmi non è il mio forte; combinerò qualche pasticcio e ti dimenticherò su un treno. Mi stendo al suo fianco. A quanto pare tu dormi malgrado tutto, dico. Anche la mia vecchia gatta dormiva come un ghiro; odiava essere svegliata, a qualunque ora.

Heather McGowan, Duchessa del nulla, Greenwich-Nutrimenti

Non lesinare sull’igiene

24 luglio 2009

Non dobbiamo lesinare sull’igiene, gli dico, Per il solo fatto che siamo intelligenti. Da quel che si vede in strada o nei bar pare lecito concludere che esista una relazione fra intelligenza e odore corporeo, ma questa non può considerarsi in nessun modo una legge matematica. È possibile leggere libri e usare lo shampoo, e trovare perfino il tempo di lavare recessi più intimi, quelli che richiedono un’attenzione particolare.

Heather McGowan, Duchessa del nulla, Nutrimenti