Posts Tagged ‘editoria’

Le librerie vanno dissacrate

25 giugno 2017

Soltanto rinnovando completamente la fisionomia della libreria si riuscirà a conservarle il ruolo importantissimo che sino ad oggi essa ha giocato nel mondo editoriale. E la libreria si rinnova innanzi tutto compiendo un coraggioso atto di dissacrazione. Sì, le librerie vanno dissacrate, vanno aperte al passante, vanno rese accoglienti come i più moderni negozi di vendita, senza timore che perdano il loro antico prestigio. Al contrario il prestigio sarà molto maggiore di quello che mai hanno avuto in passato, perché lì dentro operano organizzatori della cultura dal basso, librai che non attendono più il cliente ma promuovono la formazione di un mercato nuovo, la formazione di nuovi lettori non più di seconda bensì di prima categoria e di essi si fanno legittimi ed autorevoli rappresentanti.

Vito Laterza, Quale editore. Note di lavoro, Laterza

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La storia di Adephi

20 ottobre 2016

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La nostra storia della casa editrice Adelphi attraverso la lente della rassegna stampa.
Sono tanti anni che ci lavoriamo, è ancora imperfetta, altro materiale è in attesa di essere lavorato, ma intanto eccola.

Céline: quasi tutti i critici contro di me

26 agosto 2016

[fine luglio 1936]

Cara N.
sono in viaggio per la Finlandia e Mosca. Mi chiedo cosa ne è di lei. Mi piacerebbe tanto avere sue notizie. Mi scriva a Parigi le risponderò subito. Forse passerò da Vienna al mio ritorno. E il bambino? È vicina al parto? M’hanno detto che si trovava in Inghilterra. È vero? Non ho più rivisto Lucienne. Si è innamorata d’un giornalista mi pare… Geloso chiaramente. Credo che lei gli abbia fatto scrivere delle porcherie sul mio nuovo libro… Insomma, ciò che fanno le donne in questi casi. A proposito, ho avuto problemi con Mort à Crédit. Quasi tutti i critici contro di me, e con che violenza! Non l’hanno neanche letto. Ciò che pensano m’è del tutto indifferente, ma le vendite ne hanno risentito. Ne venderò appena 40.000 – e sì che m’aveva dato del filo da torcere! Molto più che il Voyage! Ma tutto questo è vano. Non sto molto bene. Mi sono sentito veramente esausto dopo questo libro terribile. Vado a Mosca a veder di trovare un po’ di soldi.
T’abbraccio forte forte.
Louis

Louis-Ferdinand Céline, Lettere alle amiche, Adelphi, traduzione di Nicola Muschitiello

Céline: il premio Goncourt è una faccenda tra editori

15 agosto 2016

10 [dicembre 1932]

Cara N.
non sarò a Vienna prima del 2 o 3 gennaio. Ma verrò di certo HO IN TASCA IL BIGLIETTO. Il premio Goncourt è perso. È una faccenda tra editori. Ma il libro è un vero trionfo. Purtroppo! lei sa quanto mi facciano paura i trionfi. Non sono mai stato tanto avvilito. Questa canea umana che ti tormenta e t’insegue con la sua chiassosa volgarità è un orrore. Parto per Ginevra – domani – le scriverò da lì e da Berlino. Le farò sapere per telegramma il mio arrivo da Breslavia vero il 4 gen. Faccia dunque le sue vacanze senza problemi. Sono felice di poter passare qualche giorno con lei – tranquilli, tranquilli – prima di ritornare qui in tutto quest’orrore –
Il suo affezionatissimo
Louis

Louis-Ferdinand Céline, Lettere alle amiche, Adelphi, traduzione di Nicola Muschitiello

Andare oltre, ma senza dimenticare

30 ottobre 2015

Superando definitivamente il malessere del sentirsi circondato da Paz, Scoz, Tanino e del non poter competere con loro sul puro piano del disegno (Massimo per lui da questo punto di vista non era in gara, anche se si impossessò di molte trovate tecniche inventate dall’amico-nemico), Tamburo creò Snake Agent, un agente segreto ottenuto scippando, ritagliando, rimontando, fotocopiando, “in movimento” le vignette di un fumetto americano, Secret Agent Corrigan. Snake Agent era ventamente interessante, e strano, e incasinato. I personaggi si muovevano a velocità supersoniche, si amavano, si sposavano, divorziavano, ammazzavano, indagavano e risolvevano casi nell’arco di cinque-sei minuti, sullo sfondo di guerre mondiali altrettanto fulminee.

Filippo Scòzzari, Prima pagare poi ricordare, Coniglio editore, collana Maxima amoralia

Dorothy Parker su Hemingway

26 ottobre 2015

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[…] Dunque: Il sole sorge ancora era scritto nello stesso identico stile “legnoso” dei racconti di Hemingway: e trattava argomenti altrettanto “sgradevoli”. E allora per me rimane un mistero perché mai il pubblico se lo sia stretto al seno, madido di lacrime, mentre Nel nostro tempo, che a me appare superbo, sia stato del tutto ignorato. A parer mio (so già che questa conversazione mi si rivolterà contro prima o poi, meglio prima che poi) lo stile di Hemingway, la sua prosa scarnita fino all’ossatura giovane e salda, è assai più d’impatto, assai più commovente nei racconti che non nel romanzo. E, a parer mio, Hemingway è il più grande autore vivente di racconti; e, sempre a parer mio, non è il più grande romanziere vivente.
Dopo tutto quel can can su Il sole sorge ancora, avevo temuto per il prossimo libro di Hemingway. Sapete come vanno le cose: non appena si comincia ad acclamare uno scrittore, quello scrittore è sul punto di iniziare la fase discendente. I critici letterari, come avvoltoi, volteggiano solo sul leone in agonia.
È quindi una grande soddisfazione scoprire che il nuovo libro di Hemingway, Uomini senza donne, è davvero magnifico. È composto di tredici racconti, per la maggior parte già pubblicati. Storie tristi e terribili; l’enorme fame di vita dell’autore sembra essere stata, in qualche modo, saziata. Vi si trova ben poco della pacifica estasi che caratterizzava il viaggio in tenda di Il sole sorge ancora e i giorni del pescatore solitario di “Il grande fiume dai due cuori” in Nel nostro tempo. Tra i racconti c’è “Gli uccisori”, che mi sembra una delle quattro grandi novelle americane. (Basterà un vostro cenno, e vi dirò quali credo siano le altre. […]) Nel volume sono inoltre compresi “Cinquanta bigliettoni”, “In paese straniero” e il delicato e tragico “Colline come elefanti bianchi”. Non saprei proprio dove sia possibile trovare una miglior raccolta di racconti.
Ford Madoz Ford ha detto: “Hemingway scrive come un angelo”. Dissento (niente di meglio che dissentire, per curare quel certo mal di testa mattutino). Hemingway scrive come un essere umano. Credo sia per lui impossibile scrivere di un fatto a cui non abbia assistito; possiede quindi un vero talento per raccontare; così come Sinclair Lewis. Ma, o almeno così la penso io, Lewis rimane un reporter mentre Hemingway è un genio perché dispone di un infallibile senso selettivo. Elimina i dettagli con munifica prodigalità; tiene le parole al piccolo trotto. Come ogni lettore sa, è un’influenza pericolosa. Le semplici cose che fa sembrano così facili da imitare. Ma guardate un po’ come se la cavano quei tizi che ci hanno provato.

Dorothy Parker, The New Yorker, 29 ottobre 1927 (Tanto vale vivere, La Tartaruga)

Calasso su Einaudi

20 ottobre 2015

Giulio Einaudi cominciò probabilmente senza saperlo a praticare l’editoria come forma, spinto da una vocazione esigente e radicale. Fu allora che dovettero balenargli l’immagine dell’editore come Sommo Pedagogo ovvero come Sovrano che filtra, secondo suoi illuminati disegni, la materia di cui è fatta la cultura perché essa venga a poco a poco octroyée dal popolo.

Roberto Calasso, L’impronta dell’editore, Adelphi

Se crede di riuscire a vivere di quello che scrive, non ha speranze

8 maggio 2015

Una donna di mondo -- Maugham

“C’è qualcun altro al mondo” gridò Miss Waterford “in grado di infondere tanta arguzia, tanta satira e tanta comicità in un punto e virgola?”.
“Ma resta il fatto che lei non vende” insisté imperturbabile Miss Simmons. “Io la seguo da vent’anni e in tutta franchezza le dico che, pur non essendomi certo arricchito con le percentuali, ho scelto di rappresentarla perché mi piace, di tanto in tanto, fare quello che posso per un buon libro. Ho sempre creduto in lei, sperando che prima o poi saremmo riusciti a farla digerire al pubblico. Ma se crede di riuscire a vivere di quello che usa scrivere, sono costretto a dirle che non ha speranze”.
“Vivo nell’epoca sbagliata” disse Mrs Forrester. “Dovevo nascere nel Settecento, quando i mecenati pagavano cento ghinee per una dedica”.

W. Somerset Maugham, “L’impulso creativo”, Una donna di mondo e altri racconti, Adelphi, traduzione di Simona Sollai

Cinquanta anni di Oscar

27 aprile 2015

oscar mondadori approfondimento oblique

Oggi sono cinquant’anni dall’uscita del primo Oscar Mondadori. Ieri su la Repubblica c’era un bel pezzo di Simonetta Fiori. Viene riportata una frase significativa, a pochi mesi dall’uscita, di Alberto Mondadori: “La concorrenza si è scatenata a imitare gli Oscar per cui io e Sereni dobbiamo manovrare la nostra politica editoriale come se fossimo sul ponte di comando di una nave ammiraglia”.
Leggi l’approfondimento che abbiamo fatto qualche tempo fa.

Era un lavoro mal pagato ma lei era contenta

3 marzo 2015

Félix Vallotton -- Schiavo d'amore di W. Somerset Maugham

Era separata dal marito e guadagnava da vivere per sé e la sua bambina scrivendo romanzetti rosa. C’erano un paio di editori specializzati in quel genere di letteratura, e il lavoro non le mancava. Era un lavoro mal pagato, le davano quindici sterline per una storia di trentamila parole, ma lei era contenta.
“Dopotutto, ai lettori costano solo due pence,” diceva “e a loro piace sempre la stessa roba. Cambio solo i nomi ed è fatta. Quando sono stanca penso al bucato, all’affitto e ai panni della bimba e ricomincio”.
Inoltre le capitava di fare la comparsa in vari teatri […]. Philip aveva interesse per quella vita precaria, e rideva ai fantastici racconti delle sue battaglie. Le chiese perché non tentasse un lavoro letterario di più alto livello, ma lei sapeva di non avere talento, e la robaccia che sfornava a tante migliaia di parole non solo era pagata passabilmente, ma era il meglio che potesse fare. Non aveva altra prospettiva che continuare la vita che conduceva. Sembrava sola al mondo, e i suoi amici erano poveri come lei.

W. Somerset Maugham, Schiavo d’amore, Adelphi, traduzione di Franco Salvatorelli