Posts Tagged ‘edizioni e/o’

Come credere a qualcosa di incomprensibile?

1 luglio 2017

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Di lì a un mese hanno autorizzato i miei genitori a fare una breve visita all’appartamento per controllare che fosse tutto in ordine. Sono ritornati con una coperta calda, il mio soprabito autunnale e la raccolta completa delle lettere di Čhecov, l’opera preferita di mamma. La nonna… La nostra nonnina… Non riusciva a capire perché non si fossero portati via almeno un paio di vasetti di quella confettura di fragole che a me piaceva tanto, visto che non solo era in vasetti ma aveva tanto di coperchio… Sulla coperta è saltata fuori una “macchia”… Mamma l’ha lavata, l’ha passata con l’aspirapolvere, senza risultato. L’ha portata in tintoria… La “macchia” ha continuato a “brillare”… Finché non l’abbiamo tagliata via con le forbici. Erano cose familiari, normali: la coperta, il soprabito… Ma ormai non potevo più dormire sotto quella coperta. Infilarmi quel soprabito… Non avevamo i soldi per comprarne uno nuovo, ma io non potevo… Odiavo quella roba! Quel soprabito! Non era paura, mi creda, ma proprio odio! Un odio infinito! Tutto questo rancore… Non riesco a capacitarmene… Dappertutto si parlava dell’incidente: a casa, sull’autobus, per strada. Lo paragonavano a Hiroshima. Ma nessuno ci credeva. Come credere a qualcosa di incomprensibile? Per quanto ti sforzi, per quanto ce la metti tutta, non riesci comunque a capire. Quel che ricordo: noi partivamo e il cielo era di un azzurro intenso.

Svetlana Aleksievič, Preghiera per Černobyl’, edizioni e/o, traduzione dal russo di Sergio Rapetti

Elena Ferrante apripista

7 settembre 2016

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[…] Il caso Elena Ferrante è un’altra storia. edizioni e/o, che pubblica il personaggio dietro pseudonimo inserito tra le cento persone più influenti del 2016 da Time, ha aperto una casa editrice in America, Europa Edition, il cui direttore Michael Reynolds spiega: “Ferrante è stata un’eco positiva per gli italiani: ha acceso un faro su altri scrittori connazionali, specie su un mercato difficile come quello americano, molto legato al proprio immaginario. Secondo me, per dire, il successo di Piperno sta nel fatto che lo si assimila, per temi e stile, a Bellow e a Roth”.

Roberta Scorranese, “I libri. Esportiamo un patrimonio editoriale: oltre seimila titoli tra fiabe e romanzi, Corriere della Sera, 6 settembre 2016

Il lusso è povertà

13 dicembre 2015

 

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Il giorno dopo, monsieur Ibrahim mi portò a Parigi, la Parigi bella, quella delle foto e dei turisti. Abbiamo camminato lungo la Senna, che non è poi così dritta.
Poi abbiamo passeggiato nei giardini degli Champs-Élysées, tra i teatrini e le marionette. Poi rue du Faubourg Saint-Honoré, piena di negozi di marchi prestigiosi: Lanvin, Hermès, Saint Laurent, Cardin… Mi facevano uno strano effetto quei negozi immensi e vuoti in confronto alla bottega di monsieur Ibrahim, grande sì e no quanto una stanza da bagno ma dove non c’era millimetro lasciato inutilizzato, dove dal pavimento al soffitto, da uno scaffale all’altro, sue tre file e quattro livelli, si trovavano tutti gli articoli di prima, seconda e anche terza necessità.
«È incredibile, monsieur Ibrahim, come le vetrine dei ricchi siano povere. Non c’è niente, là dentro».
«Il lusso è così, Momo. Niente in vetrina, niente in negozio. Tutto nel prezzo».

Eric-Emmanuel Schmitt, Monsieur Ibrahim e il fiori del Corano, edizioni e/o, traduzione di Alberto Bracci Testasecca

La bambina e il famigerato Lui

23 ottobre 2012

Era già buio perché le giornate d’inverno erano più brevi, e mi rammento come gli steli spezzati mi ostacolassero il cammino. La neve cadeva leggera, sembrava una folata di tante manine, io respiravo con il naso, ma quando cominciò a colare spalancai la bocca. A un paio di metri dal signor Harvey, misi fuori la lingua, per assaggiare un fiocco di neve.
«Non volevo spaventarti» disse il signor Harvey.
In un campo di granturco, di sera, naturale che mi spaventassi. Dopo morta, mi ricordai di quell’impercettibile profumo di acqua di colonia nell’aria, al quale lì per lì non avevo prestato troppa attenzione, convinta che venisse da una delle case nei paraggi.
«Signor Harvey» dissi.
«Sei la più grande delle ragazze Salmon vero?».
«Sì».
«E i tuoi come stanno?».
Nonostante fossi appunto la maggiore, nonché un genio dei quiz di scienza, con gli adulti non mi ero mai sentita molto a mio agio.
«Tutti bene» dissi. Tremavo di freddo, ma la soggezione per la sua età, aggiunta al fatto che era un vicino di casa e aveva chiacchierato di fertilizzanti con mio padre, mi tenne inchiodata lì.
«Ho costruito una cosa, qui dietro» disse. «Ti piacerebbe vederla?».
«Veramente avrei un po’ freddo, signor Harvey, e poi la mamma mi vuole a casa prima che sia buio».
«È già buio, Susie».
Come vorrei che la cosa mi avesse insospettito! Io non glielo avevo mai detto il mio nome.

Alice Sebold, Amabili resti, edizioni e/o

 
Lei avrebbe accolto schiavi o ebrei in casa sua. Ed è per questo che quando l’uomo apparve, è per questo che quando le disse «posso disturbarla un attimo, signorina?», è per questo che quando lei vide che aveva gli occhiali pieni di ditate, un taglietto da rasoio sulla guancia, quando vide che aveva la stessa sciarpa scozzese di suo padre, si fermò. Fu istintivo; non ci
pensò due volte. Quell’uomo aveva la stessa sciarpa del padre.
Non si era accorta da dove fosse sbucato. Era un tizio apparentemente normale, tipo un semplice funzionario, con il giornale sottobraccio, la ventiquattrore con la cerniera dorata e lucente.
«Salve» rispose lei.
Il fratello era scomparso.
«Hai l’aria di avere fretta» disse l’uomo.
Lei non seppe cosa rispondere.
«Beh, direi di sì».
«Vorrei solo rubarti un attimo del tuo tempo».
Lei non pensò: Chi è? cosa vuole? è innocuo? Ecco cosa avrebbe dovuto pensare – tra i pensieri sotto i suoi pensieri c’era: Perché non stai pensando quello che dovresti pensare? […]
«Stai andando a scuola, immagino» disse lui.
«Infatti». Era risoluta, sicura di sé.
«Fai la quinta elementare? La prima media?».
Lei esitò; lui sbatté le palpebre; lei confermò la seconda ipotesi.
«Ho una proposta da farti». Deglutì di nuovo. Era così ricercato, quel modo di deglutire – disinvolto, stupendo.
Lei gli chiese: «Che genere di proposta?».
«Avrei bisogno del tuo aiuto. Ho un’idea e mi piacerebbe conoscere il tuo parere».
Lei disse in tono un po’ offeso. «Ah sì, avevo capito».
«Non ci vorrà molto. È… è davvero importante per me».
Leonora sarebbe dovuta scappare e non lo fece. Si preparò a scappare, conosceva i rischi, ma in quel momento, faccia a faccia con lui (il famigerato Lui, uno sconosciuto da manuale), l’istinto si limitò a suggerirle di ascoltarlo. Disse: «Cosa posso fare per lei?», e fu sorpresa dall’intonazione meccanica, distaccata, con cui quella domanda le venne fuori, come la voce di una cameriera stanca.

Sarah Braunstein, Il dolce sollievo della scomparsa, di prossima pubblicazione per 66thand2nd