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Ragazze, sorelle, trapunte, copriletti

2 ottobre 2016

Quando arrivammo a casa, con la ghiaia che scrocchiava sotto le ruote della macchina, mi chiese se poteva andare in bagno.
«Certo», le dissi, vagamente emozionata all’idea di averla in casa, come fosse un dignitario straniero in visita. La accompagnai al bagno più bello, che era accanto alla camera dei miei. Tamar ci sbirciò dentro, vide il letto e arricciò il naso. «Che trapunta orrenda», disse sottovoce.
Fino a quel momento era stata semplicemente la trapunta dei miei, ma di colpo provai una forma di vergogna per procura nei confronti di mia madre, della trapunta pacchiana che aveva scelto, che era perfino stata tanto stupida da trovare carina.

Emma Cline, Le ragazze, Einaudi Stile libero Big, traduzione di Martina Testa

Mamma ci condusse in una camera dove c’erano due gemelli coperti da copriletti blu identici che emanavano una lucentezza artificiale. Mi aspettavo che si sarebbe alzata una nuvola di polvere una volta seduta sopra. In seguito, quando avrei avuto un sacco di tempo per osservare ciascun oggetto della casa, i centrini che sembravano fatti all’uncinetto ma in realtà erano di plastica, i fiori profumati ma finti, i portarotolo della carta igienica decorati, pensai che perfino quei copriletti parlavano dell’infelicità e della vulnerabilità della signora Edwards. Solo una persona che non aveva idea di come essere a proprio agio e felice nel mondo avrebbe potuto scegliere un tessuto così sgradevole, scivoloso e carico di elettricità statica per adornare la camera degli ospiti.

Frances Greenslade, Il nostro riparo, Keller editore

Il genio non è riproducibile

7 settembre 2012

[…] Roger Federer dimostra che la velocità e la potenza del gioco professionistico odierno sono semplicemente lo scheletro, non la carne. Ha, in senso figurato e letterale, ridato corpo al tennis maschile e per la prima volta da anni il futuro di questo sport è imprevedibile. Avreste dovuto vedere, sui campi esterni, quel variegato balletto che è stato il torneo juniores a Wimbledon quest’anno. Volée corte e mix di effetti, servizi rallentati e stratagemmi orditi tre tiri prima, il tutto accompagnato dai grugniti e dalle cannonate di prammatica. Se tra quegli juniores ci fosse un novello Federer non è dato sapere. Il genio non è riproducibile. L’ispirazione, però, è contagiosa, e multiforme, e anche soltanto vedere, da vicino, la potenza e l’aggressività resi vulnerabili dalla bellezza significa sentirsi ispirati e (in un modo fugace, mortale) riconciliati.

David Foster Wallace, “Federer come esperienza religiosa”, in Il tennis come esperienza religiosa, Einaudi Stile libero Big