Posts Tagged ‘Ernest Hemingway’

L’importante è la continuità, nella corsa, nella scrittura

15 gennaio 2016

41+LCcRZYdL._SX319_BO1,204,203,200_.jpg

Da quando sono arrivato alle Hawaii mi alleno quotidianamente. Sono già due mesi e mezzo che ho ripreso questo stile di vita: correre senza saltare nemmeno un giorno, a meno di qualche impedimento eccezionale. Stamattina ho corso per un’ora e dieci minuti ascoltando sul mio walkman due album dei Lovin’ Spoonful che ho registrato su MD, Daydream e Hums of the Lovin’ Spoonful.
Sono nella fase in cui devo lavorare sulla resistenza e aumentare la distanza che percorro, mentre il tempo che impiego per il momento è irrilevante. Basta che copra in silenzio il numero di chilometri che mi sono prefisso, mettendoci le ore necessarie. Se desidero arrivare più lontano aumento in proporzione la velocità, ma se accelero il ritmo, riduco la durata dell’allenamento, perché l’essenziale per me è ritrovare domani il piacere fisico che provo oggi. Quando scrivo un romanzo è fondamentalmente la stessa cosa. Anche se sento che potrei continuare, a un certo punto poso la penna. Così mi sarà più facile mettermi al lavoro il giorno seguente. Ernest Hemingway ha detto qualcosa di simile. L’importante è la continuità – non spezzare il ritmo. Nel caso di un’opera molto lunga è fondamentale. Se si riesce a mantenere un ritmo costante, qualche risultato bene o male lo si ottiene. Ma bisogna insistere finché il volano non comincia a girare regolarmente a velocità fissa.

Murakami Haruki, L’arte di correre, Einaudi, traduzione di Antonietta Pastore

Pubblicità

Ora sono pieno di poesia. Di marcio e di poesia

16 gennaio 2015

hemingway_cover

“Va bene. La smetto. Non voglio farti del male.”
“È un po’ tardi, ormai.”
“Benissimo, allora. Continuerò così. È più divertente. L’unica cosa che mi è sempre veramente piaciuto fare con te ora non posso farla.”
“No, non è vero. Ti piaceva fare molte cose e io facevo tutto quello che volevi tu.”
“Oh, per l’amor di Dio, smettila di vantarti, eh?”
La guardò e vide che piangeva.
“Senti” disse. “Credi che sia divertente fare così? Non so perché lo faccio. È come se cercassi di uccidere per aiutarti a sopravvivere, immagino. Stavo bene quando abbiamo cominciato a parlare. Non volevo tirar fuori questa storia, e ora do i numeri e ti tratto con tutta la crudeltà di cui sono capace. Non badare, tesoro, a quello che dico. Ti amo, sul serio. Lo sai che ti amo. Non ho mai amato nessun’altra come amo te.”
E ricadde nella solita bugia con cui si guadagnava il pane.
“Sei carino.”
“Puttana” disse lui. “Puttana con la grana. Senti? È una poesia. Ora sono pieno di poesia. Di marcio e di poesia. Di poesia marcia.”
“Piantala, Harry, perché adesso devi trasformarti in un demonio?”
“Non voglio lasciarmi dietro nulla” disse l’uomo. “Non mi piace lasciarmi dietro delle cose.”

Ernest Hemingway, Le nevi del Kilimangiaro, Mondadori

La corrida

23 Maggio 2013

La prima volta che andai a una corrida mi aspettavo di rimanere inorridito e forse nauseato da ciò che mi avevano detto sarebbe accaduto ai cavalli. Tutto quello che avevo letto intorno all’arena insisteva su questo punto; la maggior parte di coloro che ne scrivevano condannavano le corride come una stupida faccenda brutale, ma anche coloro che ne parlavano bene, considerandole dal punto di vista spettacolare e come esibizione di abilità, deploravano l’uso dei cavalli con tono di scusa.

Ernest Hemingway, Morte nel pomeriggio

L’unica cosa che—

30 ottobre 2012

That’s the only thing that bother us. It’s the only thing that’s made us unhappy.

Ernest Hemingway, Hills like white elephants