Posts Tagged ‘Eugenio Montale’

La bella bionda di Dorothy Parker

9 febbraio 2016

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Hazel Morse was a large, fair woman of the type that incites some men when they use the word “blonde” to click their tongues and wag their heads roguishly. She prided herself upon her small feet and suffered for her vanity, boxing them in snub-toed, high-heeled slippers of the shortest bearable size. The curious things about her were her hands, strange terminations to the flabby white arms splattered with pale tan spots–long, quivering hands with deep and convex nails. She should not have disfigured them with little jewels.
She was not a woman given to recollections. At her middle thirties, her old days were a blurred and flickering sequence, an imperfect film, dealing with the actions of strangers.

Dorothy Parker, Big Blonde

 
Hazel Morse era una bella donna alta e ben piantata, una donna di quel tipo che induce gli uomini, quando pronunciano la parola “bionda”, a schioccar la lingua e ad alzar la testa con aria furbesca. Era orgogliosa dei suoi piedini e si sacrificava per questa vanità, imprigionandoli in certe pantofoline dalla punta schiacciata e dai tacchi altissimi, della misura più piccola che sia portabile. Ma soprattutto erano curiose le sue mani, lunghe mani oscillanti, dalle unghie incassate e convesse, che terminavano in modo strano quelle braccia flaccide e bianche, sparse qua e là di efelidi pallide. Quelle mani non avrebbe dovuto mai sfigurarle con piccoli gioielli.
Non era donna dedita ai ricordi. A trentacinque anni circa, i suoi giorni erano una fuggevole e labile sequenza, una mediocre pellicola che mostrava solo volti e gesti di sconosciuti.

Dorothy Parker, “La bella bionda”, Il mio mondo è qui, Bompiani, traduzione di Eugenio Montale

 
Hazel Morse era una bella donna alta e formosa, il tipo che spinge certi uomini, quando pronunciano la parola “bionda”, a schioccare la lingua scuotendo maliziosamente la testa. Si vantava dei suoi piedini minuscoli e soffriva per vanità costringendoli in scarpine strette con tacchi a spillo, della misura più piccola che riuscisse a sopportare. La cosa più curiosa erano le sue mani, bizzarre terminazioni di braccia candide e flosce punteggiate di pallide macchie di sole, mani lunghe e palpitanti con unghie profonde e convesse. Non avrebbe mai dovuto deturparle con gioiellini da quattro soldi.
Non era una donna portata all’introspezione. Giunta a cavallo tra i trenta e i quaranta, i giorni passati erano una sfilza di immagini sfocate e tremolanti, un film imperfetto, che parlava di socnosciuti.

Dorothy Parker, “Una bella bionda”, Tanto vale vivere, La Tartaruga Edizioni, traduzione di Chiara Libero

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Relazioni stinte

18 luglio 2013

“Vuoi ripetere quel rito?” […]
“No, si tratta di una cosa completamente diversa. Questo è un incantesimo vero e proprio”. “Un incantesimo a cui posso partecipare?”. “Non siamo una confraternita. Siamo più simili a persone cui capita di fare gli stessi sogni”.

Giordano Tedoldi, I segnalati, Fazi editore

Oh resta chiusa e libera nell’isole
del tuo pensiero e del mio,
nella fiamma leggera che t’avvolge
e che non seppi prima
d’incontrare Diotima,
colei che tanto ti rassomigliava!
In lei vibra più forte l’amorosa cicala
sul ciliegio del tuo giardino.
Intorno il mondo stinge; incandescente,
nella lava che porta in Galilea
il tuo amore profano, attendi l’ora
di scoprire quel velo che t’ha un giorno
fidanzata al tuo Dio.

Eugenio Montale, Incantesimo

Invasioni nel bianco

26 febbraio 2007

Caro Einaudi, un libro come quello che lei mi propone presupporrebbe una chiarezza critica che io, per ora, non ho in materia. Siccome non ho cessato di far versi (pochi), ho bisogno piuttosto di oscurità interiore che di autocoscienza. Non sarà così per tutti, ma è così per me.
Ma arrischio una controproposta, destinata a fallire nel caso lei pubblichi solo organiche “collezioni” (perché mai le consiglierei una collezione di poeti, oggi!). Pubblicherebbe entro il ’39 la raccolta delle mie poesie posteriori a Ossi di seppia? Saranno 40, non lunghe. Con titanici sforzi tipografici, spazi sapienti e carta di un certo spessore si può farne un libro di mole normale (non vorrei la solita plaquette) da vendere a 10 lire o più. L’esito di 1000 copie sarebbe credo, sicuro. Ho venduto 3000 di Ossi di seppia, in dieci anni, è vero, ma con editori irreperibili e che han fatto di tutto per non vendere nulla. In un anno di tempo andrebbero certamente.
Ci pensi un poco, con suo agio, caro Einaudi, e gradisca i miei saluti grati e cordiali.

Eugenio Montale, lettera a Giulio Einaudi, 1939

Coraggio d’esser vivi (per una volta). Anche se credo preferiscano le fogne

29 gennaio 2007

Leggo una tesi di baccalaureato
sulla caduta dei valori.
Chi cade è stato in alto, il che dovevasi
dimostrare, e chi mai fu così folle?

La vita non sta sopra e non sta sotto,
e tanto meno a mezza tacca. Ignora
l’insù e l’ingiù, il pieno e il vuoto, il prima
e il dopo. Del presente non sa un’acca.

Straccia i tuoi fogli, buttali in una fogna,
baccalare di nulla e potrai dire
di essere vivo (forse) per un attimo.

Eugenio Montale, “La caduta dei valori”, da Diario del ’72