Posts Tagged ‘Fabrizio Dentice’

L’amore al trotto

16 settembre 2017

Com’è difficile pensare all’amore andando al trotto. Al trotto di scuola poi, impossibile. Al galoppo, si può provare. Ma al passo!… Al passo, i pensieri dell’amante, felice o infelice che sia (ma un amante felice pensa poco), non sono sfibrati e frantumati dallo sballottamento, non restano indietro come soldati stremati nella neve o spiccioli sputati da una tasca logora, né sono proiettati in avanti e perduti oltre le orecchie della creatura che di buona o malavoglia galoppa.

Fabrizio Dentice, Messalina, Adelphi, Milano 1991, p. 50

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Riepiloghiamo cosa fanno i personaggi

2 maggio 2016

Ma neppure lo stile elevato del capitolo V ci soddisfa del tutto. Vogliamo riprovare a volare un po’ più basso? Proviamo…

Le campane dei vari campanili hanno appena battuto il tocco. E per riprendere le fila sparpagliate di questo racconto non ci viene in mente niente di meglio che fermare subito l’orologio per visitare in contemporanea tutti i suoi personaggi di maggior spicco e vedere, dovunque si trovino, che cosa stanno combinando.

1. Egnocus. L’avevamo lasciato ieri sera nel suo bivacco sul roccione e lo ritroviamo ancora lì. Ha in mano un binocolo. Sì proprio quello che serviva al suo papà, quando ancora si consentiva di andare alle corse a San Siro, per vedere prima che ad occhio nudo come e perché stesse perdendo del denaro su un cavallo. Se lo puntasse sulla macchiolina che è un panfilo e che sempre pigramente oscilla tre o quattro miglia fuori di Portofino, e se quel blando sussidio da ippodromo fosse invece un telescopio, sia pure dei più scarsi, vedrebbe

2. Un bambino a lui sconosciuto che spenzolandosi sulla battagliola al mascone di sinistra passa il tempo a sputare nell’acqua. Dalla frequenza degli sputi e dalla persistenza con cui ne osserva i cerchi che s’allargano, si capisce che il bambino s’annoia. E così è infatti. Nessuno ha voluto dire a Bagio perché nonno Bogliaccio lo abbia relegato in questa barca, e poi nemmeno per andare in qualche posto ma per star fermi in mezzo al mare! Che gioco cretino. […]

Fabrizio Dentice, Egnocus e gli Efferati, Adelphi

L’artificio narrativo del presente storico

1 maggio 2016

Rileggendo il capitolo IV ci accorgiamo che ci siamo un po’ lasciati andare. Non per l’indiscrezione, l’indelicatezza, la protervia di aver tallonato l’architetto Bandiera fin nel più intimo e geloso sacrario dell’igiene personale. No, no: questo va benissimo. Sono squarci di verità che servono a dare la terza dimensione al personaggio. Se abbiamo peccato è stato per via del presente storico. Questo artificio narrativo è sempre di gran comodità per lo scrittore. Gli consente di stare attaccato ai suoi eroi, si scusi la similitudine, come una zecca ad un cane, di osservare e annotare in contemporaneità tutto quello che fanno, «zoomando» anche, si perdoni il neologismo figlio della Decima Musa, su dettagli triviali e scabrosi che vivificano il racconto dandogli il sapore autentico di ascelle che ha la vita vissuta.

Fabrizio Dentice, Egnocus e gli Efferati, Adelphi