Posts Tagged ‘Giorgio Manganelli’

Best seller e worst seller

11 luglio 2017

È noto, anzi addirittura ovvio, che se il successo è gratificante, l’insuccesso, se bene amministrato e vissuto, lo è anche di più. Un best seller è certamente un libro cordiale, comunicativo, coinvolgente e sciarmoso; è un libro che parla a “tutti”; ma un worst seller può essere un libro delicatamente scostante, afono, schivo, un libro che dà del “lei” e si rivolge a pochi, pochissimi, nessuno.

Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa, Adelphi

Manganelli su Doris Lessing

26 luglio 2016

Caro Davico,
[…] Doris Lessing: l’aspra sudafricana (The Four-Gated City) arriva con 700 pagine, un aneddoto progressista e psicologico da giustapporre ad altri cinque volumi. La Lessing è una discendente degli amori ancillari di Victor Hugo, ma ha preso chiaramente dalla proava. La sua pagina sa di virtuosa varichina, i suoi periodi vanno in giro con le calze ciondoloni; e poi questa donna ha qualcosa da dire, e in meno di tremila pagine avrebbe l’impressione di essere rimasta un po’ sulle generali. Nel nostro mondo editoriale si sente la mancanza di Baldini & Castoldi o del vecchio Corbaccio in tunica gialla […].
Spero di venire presto. Affettuosamente
Giorgio Manganelli
1970

Centolettori. I pareri di lettura dei consulenti Einaudi 1941-1991, a cura di Tommaso Munari, Einaudi, 2015

Manganelli su Iris Murdoch

28 gennaio 2016

Iris Murdoch
The Sandcastle
Chatto & Windus, London, 1957

Meno ambizioso e singolare del precedente: è un romanzo di struttura abbastanza consueta, ma di una complessità e intelligenza e sottigliezza psicologica straordinarie. La storia: un professore di un college, già sposato e padre di due figli, si innamora di una giovane pittrice; vagheggia di divorziare, di sposarla; in conclusione fallisce. Niente di inconsueto, dunque: ed esperta – con qualche durezza – è la mano che svolge la trama. È quello che si dice un “buon romanzo”: non di serie, ma senza decisive audacie intellettuali. Assai più facile del precedente, meglio impastato, più leggibile, senza grandi cadute: ma di un respiro sensibilmente più cauto. È un libro che mi pare metta conto di prendere in considerazione.

Giorgio Manganelli, L’impero romanzesco, Aragno, 2003

Il consueto e l’inconsueto nei romanzi della Murdoch (parola di Manganelli)

20 novembre 2007

È un libro ambizioso e singolare: intellettualmente e letterariamente assai interessante, ma non privo di irregolarità, goffaggini, cadute di stile; ha parti potenti e di intensa fantasia, ha pagine di un respiro affascinante; non è un libro perfetto, ma certo è un libro del tutto inconsueto. È la storia di una comunità laica anglicana, che vive all’ombra di un’antica chiesa, presso un convento di suore; in questa comunità entrano due figure ad essa variamente incongrue, che finiranno col distruggerla. Una è Dora, una donna di immature strutture psicologiche, con molti caratteri della sgualdrina innocente; l’altro — la massima invenzione del libro — è Michael, un uomo che ha tutta la vocazione psicologica del santo, ma che è costantemente portato a rovina da impulsi omosessuali; impulsi, anche questi, stranamente innocenti, anzi oscuramente legati alla bontà, gentilezza, religiosità di Michael. Non è un libro facile: non solo perché rappresenta un mondo morale abbastanza inconsueto; ma perché non vi mancano allusioni ed echi simbolici, non sempre usati con mano infallibile. Ma, ripeto, è un libro nettamente fuori dal comune e pieno, forse talora carico, di ricchezza intellettuale.

Su The Bell di Iris Murdoch
[…] è un romanzo di struttura abbastanza consueta, ma di una complessità e intelligenza e sottigliezza psicologica straordinarie. La storia: un professore di un college, già sposato e padre di due figli, si innamora di una giovane pittrice; vagheggia di divorziare, di sposarla; in conclusione fallisce. Niente di inconsueto, dunque: ed esperta — con qualche durezza — è la mano che svolge la trama. È quello che si dice un ‘buon romanzo’: non di serie, ma senza decisive audacie intellettuali. Assai più facile del precedente, meglio impastato, più leggibile, senza grandi cadute: ma di un respiro sensibilmente più cauto. È un libro che mi pare metta conto di prendere in considerazione.

Su The Sandcastle di Iris Murdoch

Giorgio Manganelli, L’impero romanzesco, Aragno