Posts Tagged ‘Giulio Einaudi’

Risvolti

11 aprile 2017

Il risvolto del Gadda è fumoso, stanco, moscio ed in un punto asintattico. Quando si sa che, i risvolti devono essere chiari, discorsivi, invitanti. Se non si vogliono fare, si passano di mano, ma se si fanno, si fanno come deve essere.

Roberto Cerati, Lettere a Giulio Einaudi e alla casa editrice (1946-1979), Einaudi

La linea editoriale

2 aprile 2016

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Spero che quanto tu verrai a Milano e a Torino poterai un po’ di mordente per incanalare questa faccenda sulla linea giusta, che vuole essere una linea culturale seria e non una improvvisazione giornalistica e che deve rappresentare una fusione tra le esigenze di cultura umanistica e le esigenze di una cultura che potremmo chiamare tecnica. La prima potrebbe essere rappresentata dalla vecchia tradizione della Casa editrice, la seconda dalla tendenza Politecnico-vittoriniana. Finiamola una buona volta di chiuderci in gruppi, gruppetti e sfruttiamo questo strumento rappresentato dalla Case editrice Einaudi che dovrebbe pescare nell’humus più fertile di tutte le tendenze vive della cultura italiana nei suoi diversi centri per fonderli con un’unica larga direttiva che possa veramente rispondere alle esigenze di tutti.

Giulio Einaudi a Cesare Pavese, 11 maggio 1946

Calasso su Einaudi

20 ottobre 2015

Giulio Einaudi cominciò probabilmente senza saperlo a praticare l’editoria come forma, spinto da una vocazione esigente e radicale. Fu allora che dovettero balenargli l’immagine dell’editore come Sommo Pedagogo ovvero come Sovrano che filtra, secondo suoi illuminati disegni, la materia di cui è fatta la cultura perché essa venga a poco a poco octroyée dal popolo.

Roberto Calasso, L’impronta dell’editore, Adelphi

Il bisogno di un’azione concertata sul piano culturale

18 dicembre 2014

Milano, 23 marzo 1963

Egregio Dottore,

basta, diciamolo chiaro. Vendere il Calvino [si parla di La giornata di uno scrutatore] è come agitare una bandiera da combattimento, vendere lo Sciascia è come dare spettacolo. Non è una scelta la mia, ma una distinzione.
Io intendo che si combatta.
Dobbiamo fare tutto quanto contro Lui va fatto. Reagire agli sciocchi che hanno scritto, ai molli di reni e di schiena, aggredire il lettore così frastornato, premere sui librai che sono sempre “al carro”. Qualcosa va fatto.
Un libro, quando esce dai torchi dell’editore, quasi cessa automaticamente di dipendere dal suo autore. In questo caso, questo libro investe tutti noi, e per il fatto editoriale specifico, e per il suo contenuto. […]
In tempo di letteratura di consumo, l’altra, si sa, ha vita un po’ peregrina; ma è proprio qui che si inserisce il bisogno di una azione concertata sul piano culturale. […]

suo Cerati

Editoria è conoscenza degli uomini

4 aprile 2014

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Editoria è conoscenza degli uomini. E la bellezza, la chiave di questo lavoro è che deve essere premiata l’intelligenza, che a sua volta proprio del rapporto con gli uomini, oltre che dei testi, si alimenta. Ma non deve essere mai una intelligenza fine a se stessa, improduttiva e pigra. Devi dunque stimolarla di continuo, provocarla. Non devi soffocarla, spegnerla sotto la monotonia di una eccessiva routine. Il lavoro di routine lo devi anche fare, Cesare Pavese il lavoro di routine lo faceva e ne era orgoglioso, a volta fino al punto da fare apparire, ma solo apparire, che quello era il suo unico orgoglio: ma era lui che si governava, non era governato.

Giulio Einaudi in Severino Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi, Einaudi

Editoria secondo Giulio Einaudi

3 aprile 2014

La chiamo «editoria e no», questo criterio, e non voglio certo dire con ciò che noi della Einaudi siamo l’editoria e gli altri no. «Editoria e no» non perché la casa editrice Einaudi sia la migliore, ma per sottolineare un impegno civile, che una parte dell’editoria ha preso con la società. L’editoria «sì» è quella che invece di «andare incontro al gusto del pubblico», gusto che si pretende di conoscere ma si confonde spesso col proprio, introduce nella cultura le nuove tendenze della ricerca in ogni campo, letterario artistico scientifico storico sociale, e lavora per fare emergere gli interessi profondi, anche se va contro la corrente. Invece di suscitare l’interesse epidermico, di assecondare le espressioni più in superficie ed effimere del gusto, favorisce la formazione duratura. Di un gusto, appunto; e anche di un pubblico, di un mercato se vuoi.
Quel «no» di «editoria e no» caratterizza invece gli editori che non si pongono in questa prospettiva, ma cercano di soddisfare i desideri più ovvi del pubblico. E su questi fondano la loro impresa… Basata sul nulla, sul vuoto. Che non lascia traccia di sé.

Giulio Einaudi, in Severino Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi

Calasso su Giulio Einaudi

15 marzo 2013

Giulio Einaudi è stato uno dei grandi editori europei e anche quello con il quale ci siamo trovati in evidente contrasto. Una situazione che ha fatto molto bene a entrambe le parti. Ed è particolarmente triste constatare che oggi non c’è più nulla da contrastare.

Roberto Calasso, intervista a Antonio Gnoli, la Repubblica, 15 marzo 2013