Posts Tagged ‘I circuiti celesti’

Sic: ci hai obbligati a immaginare quello che sarebbe potuto essere

23 ottobre 2014

Ci hai consegnata questa breve memoria di te. Ci hai obbligati a immaginare quello che sarebbe potuto essere, a inventarci una storia del motociclismo con te in griglia. In verità nel circo ci si dimentica tutto in fretta, o almeno in fretta si finge di dimenticare. Cosa sarebbero, oggi, le corse se ci fossi tu? Starebbero tutti lì a battibeccare, a dire che sei pericoloso per il solo fatto che guidi una moto dovendo sopperire alle limitazioni di una fisicità eccessiva per il motociclismo coll’estro e l’aggressività. Chi corre, oggi, l’uomo o la macchina? Chi fa la differenza, oggi, l’uomo o la macchina?

Ti avevano insegnato a puntare quel centimetro di spazio attraversato il quale si entra nell’energia oscura, quello scoppio inconoscibile che possiamo solo immaginare. Oggi è tutto chiaro, si corre nella materia conosciuta, nel nichilismo certo di un’erogazione controllata. Come avresti potuto continuare tu a stupirci? Chi ti avrebbe permesso di farlo? Il grande circo è stato spesso un grande spettacolo pianificato. Piloti cresciuti perché facenti parte di un progetto ultrasponsorizzato, protetti da strutture che fanno girare grandi quantità di denaro. Piloti che, in un modo o nell’altro, devono vincere, con aiuti di ogni tipo. Tu sei arrivato alla vittoria solo perché eri un campione. Sembra abbiano fatto di tutto per non farti crescere, come pilota. Già dovevi combattere con i tuoi ottanta chili, con la tua altezza, con tutto quanto ti faceva perdere, inevitabilmente, tanti decimi sul dritto. Non avevi strutture, non avevi sponsor. Avevi tuo padre e gli amici. Avevi anche tanti nemici. E avevi l’invidia di molti a farti correre controvento. Per questo sei diventato maestro dell’aria, finché hai potuto ci hai regalato lo spettacolo epico di chi vince partendo da dietro, quell’ultimo che diventa primo per solo coraggio, per solo talento. Non si vince per solo talento, mai. Si vince per un brodo perfetto, dove basta un solo grano di sale in più o in meno a rovinare tutto. La vita è la massima invenzione di esseri destinati a quell’altra invenzione che è la morte.

Emanuele Tonon, I circuiti celesti, 66thand2nd

La sete verticale di Tonon

13 gennaio 2014

L’intero racconto è incendiato dalla sete «verticale» dell’autore. Nell’universo di Tonon la trascendenza non può prescindere dalla carne, Dio stesso non offre una metafisica consolazione dal male e dalla morte. E’ in questo mondo desolato che l’epica antica risorge nella vita, eccezionale e umanissima, di Marco Simoncelli: «Non si vince per solo talento, mai. Si vince per un brodo perfetto, dove basta un solo grano di sale in più o in meno a rovinare tutto. La vita è la massima invenzione di esseri destinati a quell’altra invenzione che è la morte».

via“I circuiti celesti” di Emanuele Tonon.

Marco Simoncelli ha vinto poco ma è come se avesse vinto tutto.

28 dicembre 2013

Ognuno ha dovuto sacrificare qualcosa al proprio sogno, ma è un sacrificio che fa sgorgare pura felicità. Il sogno di vincere con le moto grosse per Marco. Il sogno di pubblicare libri per me. Il sogno ti può schiacciare se smetti di sognarlo. Il sogno deve essere sempre sognato per sfavillare meraviglia. Continuo a scrivere perché è come se dovessi ancora esordire, perché è come se non avessi pubblicato niente. Solo così posso continuare a stare nel fervore. Ho vinto poco, praticamente niente, ma scrivere è già la mia vittoria. Marco ha vinto poco ma è come se avesse vinto tutto.

Emanuele Tonon, I circuiti celesti, 66thand2nd

Felici da dimenticare

16 novembre 2013

I grandi, dentro il recinto, si ubriacavano, noi, furtivi, ci aggiravamo armati di taniche e tubo di gomma. Svitavamo il tappo del serbatoio, infilavamo il tubo trasparente, un soffio forte e poi via di aspirazione. Ci arrivava in gola, la miscela, infilavamo il tubo fulmineamente nella tanica, facevamo scorrere il liquido prezioso mentre sputavamo i residui che ci sballavano per qualche secondo. Eravamo così poveri che la miscela era oro. Ma eravamo felici, ci era dato di dimenticare i banchi di scuola, ci era dato di dimenticare la fabbrica, i campi. Tornavamo a casa stonati, attraversando il buio delle stradine di campagna, molti di noi finivano inevitabilmente nei fossi. Qualcuno è andato a morire, qualche anno dopo, dilaniandosi o carbonizzandosi contro un muro, quando giunse il tempo delle automobili.

Emanuele Tonon, I circuiti celesti, 66thand2nd

Vincere con facilità

24 ottobre 2013

Il talento non conosce calcolo, nell’agone. Guardare solo avanti, in attesa di alzare gli occhi al cielo, in una verticalità che, vada come vada, non potrà mai conoscere sconfitta. Cosa dovrebbe fare lo scrittore se non questo? Kafka si trasformava in una blatta, si lasciava perforare dalle mele, per puntare solo al cielo. Bisogna commuovere le stelle, oppure tutto è vano, tutto è solo intrattenimento, come fare i balli fitness in riva al mare a ferragosto, tutti campioni di ballo sterminati dalla voglia, dal bisogno di nientificarsi sulla spiaggia, lontani da qualunque gloria perché sta dentro l’unica gloria possibile. E allora chi guarda al cielo e prova a commuovere le stelle diviene un mostro, uno che può far crollare il sistema infallibile del ballerino da spiaggia, del venditore di case ammuffite. Vincere con facilità è lo sport per eccellenza di questo tempo terminale, uno sport pieno di campionissimi.

Emanuele Tonon, I circuiti celesti, 66thand2nd