Posts Tagged ‘incipit’

Un mese che si preannuncia senza preoccupazioni

23 luglio 2015

cape cod

Ogni anno affittiamo una casa in riva al mare e all’inizio dell’estate ci trasferiamo lì in macchina con i bambini, il cane, il gatto e la cuoca. Arriviamo in quel luogo che non conosciamo poco prima che faccia buio. Il viaggio verso il mare ha un eccitamento cerimonioso tutto suo – sono tanti ormai gli anni che lo viviamo – con quella consapevolezza di chi siamo – ciò che nei sogni abbiamo sempre saputo di essere – girovaghi e migranti – viaggiatori, insomma, con la tipica sensibilità del viaggiatore. Non chiedo mai troppe informazioni sulle case che prendiamo in affitto, e così è stato per il castello di legno con tanto di torre, per la palafitta, per il cottage ricoperto di rose nello Staffordshire, e per la bella villa nel Sud che si profilava nelle ultime luci del mare, nell’immenso fascino dell’ignoto. Il vicino ti dà un mazzo di chiavi mezzo arrugginite dalla salsedine, tu apri la porta ed entri in un corridoio buio o pieno di luce, pronto a iniziare la vacanza: un mese che si preannuncia senza preoccupazioni.

John Cheever, “Le case al mare”, Fandango

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Quella differenza

18 gennaio 2013

Dentro un barile sul fondo di un battello, con una borraccia d’acqua incastrata fra le gambe e un pacchetto di veleno nascosto in tasca, Jacob Rappaport avvertiva una stretta allo stomaco – non perché fosse sul punto di fare qualcosa di pericoloso, ma perché era sul punto di fare qualcosa di sbagliato. Aveva diciannove anni ed era abituato a credere di non essere responsabile delle proprie azioni, che esistessero fattori e complicazioni di ogni tipo indipendenti da lui. Perciò si era detto che quella stretta era dovuta a qualcos’altro, che non c’era alcuna distinzione fra temere gli altri e temere sé stessi. Ma mentre aspettava che la seconda infinita notte trascorresse, con il mento premuto contro le ginocchia e le braccia premute contro le pareti di legno del barile, ascoltando lo schiaffo delle onde contro la stiva del battello di contrabbandieri che lo stava portando a New Orleans, quella differenza la sentiva. Tutto aveva avuto inizio a Pasqua dell’anno precedente, la prima volta che Jacob avrebbe potuto dire di no.

Dara Horn, Tutte le altre sere, di prossima pubblicazione per 66thand2nd

Il giorno prima della finale

23 marzo 2012

Se solo alzassero gli occhi al cielo, gli uomini vedrebbero cose diverse da quelle che vedono. Dall’asfalto annerito, dalle foglie ingiallite, dalle pozzanghere, dalle merde di cane, dalle cicche sbaffate, dagli orecchini spaiati e dagli spiccioli che solo i più fortunati riescono a vedere.
Cose diverse.
Vedrebbero le carlinghe degli aerei trafitte dal sole, le nuvole corteggiarsi come delfini in amore, le cime degli alberi ondeggiare al vento, il cielo cambiare colore e l’orizzonte curvarsi col mutare delle stagioni, vedrebbero la prima stella della sera e l’ultima del mattino, le luci accendersi e spegnersi ai piani alti dei palazzi, vedrebbero i terrazzi fioriti, i tetti irti di antenne e i panni stesi a sventolare sui fili.
Vedrebbero anche un ragazzo in mutande e maglietta, in piedi sulla terrazza di un piccolo loft all’ultimo piano di un palazzo fascista, un tempo popolare e ora nel mirino delle agenzie immobiliari.
Appoggiato alla balaustra del terrazzo guarda in giù, verso le insegne dei distributori ancora illuminate, verso gli scooter che braccano i bus affollati del mattino. Se avesse guardato in giù anziché in su, il ragazzo avrebbe visto un oggetto scuro, e non meglio identificato, in lento ma inesorabile avvicinamento.
Alle sue spalle, dietro la grande porta a vetri spalancata sull’alba, i lunghi capelli neri sparsi sul cuscino bianco, sopra uno scomodo materasso anallergico a una piazza e mezzo dorme la sua fidanzata, e dentro la sua fidanzata, dorme qualcuno — è talmente prematuro che è meglio dire “qualcosa” — e allora dorme qualcosa, che il ragazzo non conosce ancora, ma tra qualche mese imparerà a conoscere.
Difficile dire come mai si fosse svegliato tanto presto, forse un brutto sogno, magari solo un po’ di tensione in vista della Finale del Premio.

Filippo Bologna, I pappagalli, Fandango