Posts Tagged ‘italo calvino’

Nell’Italia da sempre ossequiente a ciò che è pompa, fasto, esteriorità

26 maggio 2015

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[Amerigo] non voleva lasciarsi prendere dallo squallore dell’ambiente, e per far ciò si concentrava sullo squallore dei loro arnesi elettorali – quella cancelleria, quei cartelli, il libriccino ufficiale del regolamento consultato a ogni dubbio dal presidente, già nervoso prima di cominciare – perché questo era per lui uno squallore ricco, ricco di segni, di significati, magari in contrasto uno con l’altro.
La democrazia si presentava ai cittadini sotto queste spoglie dimesse, grigie, disadorne; ad Amerigo a tratti ciò pareva sublime, nell’Italia da sempre ossequiente a ciò che è pompa, fasto, esteriorità, ornamento; gli pareva finalmente la lezione d’una morale onesta e austera; e una perpetua silenziosa rivincita sui fascisti, su coloro che la democrazia avevano creduto di poter disprezzare proprio per questo suo squallore esteriore, per questa sua umile contabilità, ed erano caduti in polvere con tutte le loro frange e i loro fiocchi, mentre essa, col suo scarno cerimoniale di pezzi di carta ripiegati come telegrammi, di matite affidate a dita callose o malferme, continuava la sua strada.

Italo Calvino, La giornata d’uno scrutatore

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Catcher in the Rye secondo Darca, Motti, Colombo

8 febbraio 2015

Catcher in the Rye, cap. 2 incipitVita da uomo, Jacopo Darca, capitolo 2, incipit

Il giovane Holden, Adriana Motti, capitolo 2, incipit

Il giovane Holden, Matteo Colombo, capitolo 2, incipit

The Catcher in the Rye, traduzioni italiane a confronto, capitolo 2, incipit. In ordine: Jacopo Darca per Casini editore (1952), Adriana Motti per Einaudi (1961), Matteo Colombo per Einaudi (2014).

Le offese al ritmo del narratore maldestro

8 febbraio 2015

Italo Calvino

La novella è un cavallo: un mezzo di trasporto, con una sua andata, trotto o galoppo, secondo il percorso che deve compiere, ma la velocità di cui si parla è una velocità mentale. […] I difetti del narratore maldestro sono soprattutto offese al ritmo.

Italo Calvino, tratto da RapiditàLezioni americane

I gradi del fantastico

21 maggio 2012

Lascio ai critici il compito di situare i miei romanzi e racconti all’interno (o all’esterno) d’una classificazione del fantastico. Al centro della narrazione per me non è la spiegazione d’un fatto straordinario, bensì l’ordine che questo fatto straordinario sviluppa in sé e attorno a sé, il disegno, la simmetria, la rete d’immagini che si depositano intorno ad esso come nella formazione d’un cristallo.

Italo Calvino, Una pietra sopra, Oscar Mondadori

Perché si scrive (parola di Calvino)

2 maggio 2012

Un libro viene scritto perché possa essere affiancato ad altri libri, perché entri in uno scaffale ipotetica e, entrandovi, in qualche modo lo modifichi, scacci dal loro posto altri volumi o li faccia retrocedere in seconda fila, reclami l’avanzamento in prima fila di certi altri.

Italo Calvino, “Per chi si scrive? (Lo scaffale ipotetico)”, da Una pietra sopra

Antilingua e malelingue 

8 maggio 2011

Ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono parlano pensano nell’antilingua. Caratteristica principale dell’antilingua è quello che definirei il «terrore semantico», cioè la fuga di fronte a ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato, come se «fiasco» «stufa» «carbone» fossero parole oscene, come se «andare» «trovare» «sapere» indicassero azioni turpi. […]

Chi parla l’antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità o interesse per le cose di cui parla, crede di dover sottintendere: «io parlo di queste cose per caso, ma la mia funzione è ben più in alto di tutto, anche di me stesso». La motivazione psicologica dell’antilingua è la mancanza d’un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l’odio per se stessi. La lingua invece vive solo d’un rapporto con la vita che diventa comunicazione, d’una pienezza esistenziale che diventa espressione. Perciò dove trionfa l’antilingua – l’italiano di chi non sa dire «ho fatto» ma deve dire «ho effettuato» – la lingua viene uccisa.

Italo Calvino, Una pietra sopra

La precisione delle parole, storia di un apprendistato editoriale

22 novembre 2007

Non ero diverso dai tanti miei compagni di studio: ma con Italo era una continua «rissa cristiana», per dirla poeticamente: «Io sono qui pronto a capire: ma “struggente” che razza di aggettivo è? Cosa vuole  significare?».
«Dimmi, per cortesia, a cosa serve un’espressione come “in un trascolorare di tonalità”. Quante copie in più vendiamo con il tuo “trascolorare”?» «Non te l’hanno ancora spiegato che gli avverbi in -ente — guarda qui in due righe: “sottilmente” e “malinconicamente” — sono scostanti, anche perché faticosi da leggere?».

Guido Davico Bonino, Alfabeto Einaudi, Garzanti