Posts Tagged ‘J.D. Salinger’

Robert Giroux, the Catcher

16 luglio 2018

 

Il 16 luglio del 1951 usciva “The Catcher in the Rye”, uno degli esordi più dirompenti della letteratura moderna, con un tono indimenticabile: “If you really want to hear about it, the first thing you’ll probably want to know is where I was born and what my lousy childhood was like, and how my parents were occupied and all before they had me, and all that David Copperfield kind of crap, but I don’t feel like going into it, if you want to know the truth”.

Salinger lavorò al romanzo durante la guerra, in Normandia, dove non c’era propriamente da starsene con le mani in mano. Era partito con sei racconti che ruotavano attorno a questo Holden Caulfield. Quando ritenne di aver completato la stesura, Salinger mandò il manoscritto a Robert Giroux della Harcourt. Giroux rimane molto colpito e lo passa al direttore editoriale, Eugene Reynal. Non sappiamo se Reynal l’abbia sfogliato o meno, di certo lo dà a un editor che si occupava di scolastica, dal momento che riguardava le vicende di uno studente. Questo genio di cui non sappiamo il nome rimane piuttosto indifferente al libro e alla fine la Harcourt lo rifiuta. Salinger va dai diretti rivali, quelli di Little, Brown, che lo prendono e lo pubblicano in quattro e quattrotto.
Dopo il fattaccio, Robert Giroux, che ha tutta la mia ammirazione, si è licenziato ed è stato subito assunto dalla Farrar, Strauss alla quale, come potete intuire, negli anni ha aggiunto il suo nome.

A cosa serve

14 settembre 2017

Non capisco proprio a cosa serva sapere tante cose ed essere tanto intelligenti e così via, se non riuscite a essere felici.

J.D. Salinger, Franny e Zooey, Einaudi

Quelle che preferisco, sono le storie che parlano di squallore

6 gennaio 2016

– Posso domandarle qual era il suo impiego prima di entrare nell’esercito? – mi chiese Esmé.
Dissi che non avevo mai avuto un impiego, che avevo finito l’università solo da un anno ma che mi piaceva considerarmi uno scrittore di racconti di professione.
Lei annuì delicatamente. – Pubblicato? – chiese.
Era una domanda vecchia ma sempre delicata, alla quale non ero in grado di rispondere con un semplice sì o no. Cominciai a spiegare che in America la grande maggioranza dei direttori di riviste sono una massa di… […]
Sarei estremamente lusingata se lei scrivesse una novella esclusivamente per me, un giorno o l’altro. Sono una lettrice avidissima.
Le dissi che certamente l’avrei fatto, se potevo. Dissi che non ero uno scrittore terribilmente prolifico.
– Ma non c’è bisogno che sia prolifica! Basta che non sia infantile e sciocca –. Rifletté. – Quelle che preferisco, sono le storie che parlano di squallore.
– Che parlano di che? – dissi, sporgendomi in avanti.
– Squallore. Lo squallore mi interessa enormemente. […]
Esmé aveva di nuovo incrociato le caviglie. – È ben sicuro che non si dimenticherà di scrivere quel racconto per me? – chiese. – Non c’è bisogno che sia esclusivamente per me. Può…
Dissi che era assolutamente impossibile che me ne dimenticassi. Le dissi che non avevo mai scritto un racconto per qualcuno, ma che questo sembrava proprio il momento giusto per decidersi a farlo.
Lei annuì. – Lo scriva in modo squallido e commovente, – suggerì. Ha qualche conoscenza lei dello squallore?

J.D. Salinger, Per Esmé: con amore e squallore, Einaudi, traduzione di Carlo Fruttero

***

“May I inquire how you were employed before entering the Army?” Esmé asked me.
I said I hadn’t been employed at all, that I’d only been out of college a year but that I like to think of myself as a professional short-story writer.
She nodded politely. “Published?” she asked.
It was a familiar but always touchy question, and one that I didn’t answer just one, two, three. I started to explain how most editors in America were a bunch— […]
“I’d be extremely flattered if you’d write a story exclusively for me sometime. I’m an avid reader.”
I told her I certainly would, if I could. I said that I wasn’t terribly prolific.
“It doesn’t have to be terribly prolific! Just so that it isn’t childish and silly.” She reflected. “I prefer stories about squalor.”
“About what?” I said, leaning forward.
“Squalor. I’m extremely interested in squalor.” […]
Esmé was standing with crossed ankles again. “You’re quite sure you won’t forget to write that story for me?” she asked. “It doesn’t have to be exclusively for me. It can—”
I said there was absolutely no chance that I’d forget. I told her that I’d never written a story for anybody, but that it seemed like exactly the right time to get down to it.
She nodded. “Make it extremely squalid and moving,” she suggested. “Are you at all acquainted with squalor?”

J.D. Salinger, For Esmé

Catcher in the Rye secondo Darca, Motti, Colombo

8 febbraio 2015

Catcher in the Rye, cap. 2 incipitVita da uomo, Jacopo Darca, capitolo 2, incipit

Il giovane Holden, Adriana Motti, capitolo 2, incipit

Il giovane Holden, Matteo Colombo, capitolo 2, incipit

The Catcher in the Rye, traduzioni italiane a confronto, capitolo 2, incipit. In ordine: Jacopo Darca per Casini editore (1952), Adriana Motti per Einaudi (1961), Matteo Colombo per Einaudi (2014).