Posts Tagged ‘La collana dei casi’

La contemplazione disinteressata dell’arte

7 giugno 2017

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L’attribuzione fu il fondamento della carriera di Berenson. All’inizio degli anni Novanta, bisognoso di credibilità professionale e liquidità finanziaria, con Mary e Senda che lo esortavano a scrivere e guadagnare, cominciò i tre progetti ai quali avrebbe lavorato per il resto della vita: scrivere di pittura e dei pittori per il pubblico generalista e per gli esperti; comporre vasti cataloghi enciclopedici degli autori e dei loro dipinti; autenticare dipinti per il mercato dell’arte. Ognuna di queste attività era per lui causa di tensione. Le considerava tutte in conflitto reciproco e, ancor peggio, ciascuna gli pareva minacciare la contemplazione disinteressata dell’arte, ovvero la cosa che più di tutte lo faceva sentire vicino al sublime.

Rachel Cohen, Bernard Berenson. Da Boston a Firenze, Adelphi, traduzione di Mariagrazia Gini

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I libri come un viaggio, come una danza

30 gennaio 2014

L’avevo convinta a leggere e le avevo regalato una copia di Orgoglio e pregiudizio in rumeno: Mindrie si prejudecata. All’inizio aveva creduto che scherzassi.
“Prova” le dissi. “Magari ti piace. Imparerai delle cose su di noi ridicoli inglesi”.
“Non leggo libri” mi disse lei.
Però sapeva leggere, e un giorno lo prese, lo rigirò tra le mani e iniziò a leggerlo. Dopo qualche giorno faceva dei commenti. Mi piaceva la sua indignazione.
“Darcy è veramente odioso” disse alla fine di un capitolo, e gettò il libro a terra.
Ma a mano a mano che leggeva le pagine diminuivano, perché le strappava per accendere il fuoco. La transitorietà del tutto era insita nella sua natura, e i libri erano come un viaggio: quando li finiva, non c’erano più. I libri come eredità per le generazioni future erano roba da gente stanziale. Per lei erano momenti di piacere temporanei, come la danza.

William Blacker, Lungo la via incantata, Adelphi, La collana dei casi, traduzione di Mariagrazia Gini

Solidarietà

8 agosto 2013

Nel pomeriggio aiutai Mihai a portare via col carretto un covone di fieno dal campo. Scendendo dalla collina mi raccontò che quarant’anni prima, mentre conduceva un carretto carico di fieno, aveva guardato in alto e aveva visto dei palloncini volare nel cielo plumbeo di fine autunno. Un paio si erano posati sui terreni di Breb ed erano stati recuperati. C’erano appese delle lettere: disperate richieste d’aiuto degli ungheresi, il cui Paese veniva invaso dai russi. Era il 1956.
“Ma non dovevano chiedere aiuto a noi” disse Mihai. “Siamo solo contadini che lavorano la terra; cosa potevamo fare?”. Aveva pensato che le lettere fossero per loro; era toccante.

William Blacker, Lungo la via incantata, Adelphi